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Visualizzazione dei post da agosto, 2026

FL #20- Il fiuto del gatto: Blacksad: Under The Skin (2019)

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Blacksad Under The Skin è un’avventura grafica di quelle che rappresentano il nucleo principale della proposta Microids. Nei panni del gatto Blacksad attraversiamo le vie di una New York di fine anni quaranta ingaggiati dalla figlia di Joe Dunn, il proprietario di una piccola palestra pugilistica trovato impiccato all’interno del suo locale. Il nostro compito sarà indagare, trovare indizi e ricavare deduzioni in modo da sbrogliare una matassa molto più complessa e ramificata di quanto non sembri all’inizio, all’interno di un contesto fatto di malavita, affari sporchi e personaggi al limite come in ogni noir che si rispetti. In Blacksad ci muoviamo all’interno di un ambiente 3D alla ricerca di oggetti o conversazioni importanti e, se si esclude qualche quick time event durante gli innumerevoli filmati, queste sono le uniche azioni richieste al giocatore, che per il resto è trasportato all’interno di una storia sulla quale ha dei margini di intervento sulla cui entità urgerebbe una secon...

Lo spettatore #321- Plastica rosa e rivendicazioni: Barbie (2023)

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Forse vi starete chiedendo perché mi sia deciso a guardare Barbie in questo 2026, lasciando le chiacchiere e i meme lontani tre anni. Ecco, magari la risposta è insita nella domanda, che però, come spesso succede, è sbagliata. L’interrogativo che mi porrei se fossi un ipotetico interlocutore sarebbe: ma perché uno come me deciso di guardare un film come Barbie? In effetti a spingermi è stata la curiosità per una narrazione costruita sul filo dell’assurdo, all’interno di un’atmosfera psichedelica e colorata non priva di trovate brillanti e battute indovinate, tutti elementi di una storia che sfrutta un’icona dell’infanzia occidentale per trasformarla in qualcosa di differente, forse persino strano. Chiaramente un esperimento diverso rispetto a quelli tentati dalle trasposizioni horror dei pupazzi come ne abbiamo viste fin troppe di recente, piuttosto parliamo di una commedia dal potenziale demenziale messa in piedi con l’ambizione di raccontare qualcosa di più profondo. Margot Robbie ...

La canzone della settimana #37- Alexander Dexter Jones: Tough Guy

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  I don't like reggae, I hate it. Potrei parafrasare con le note di una canzone famosa il mio sentimento verso un genere che non ho mai sopportato, con quei dannati suoni caraibici, l'allegria e tutte quelle robacce lì. Eppure non sono un fanatico e sono capace anche di aperture insospettabili. Chiunque, se dovesse comporre un brano decente, ha la possibilità di giocarsi un posto in questo spazio (che tra l'altro è il trofeo più ambito dagli artisti di ogni latitudine). La dimostrazione è questa Tough Guy di Alexander Dexter Jones, che ricorda in modo fin troppo esplicito il pezzo citato in apertura (ma il reggae è tutto uguale, lo sa chiunque) eppure sfonda la barriera del mio rifiuto per il genere collocandosi in questo spazio, scrivendo, nei fatti, la storia di internet. Insomma, pur riluttante perché così non educo nessuno a detestare con me il dannato reggae, mi tocca farvi ascoltare il brano:

FL#19- Il titolo spiega già tutto: Uncharted, l'eredità perduta (2022)

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Avrei fatto meglio ad aspettare un po’ prima di giocare L’Eredità Perduta, perché l’esperienza con Uncharted 4 era ancora troppo fresca e questo forse ha tolto valore a un prodotto che così male alla fine non era. Almeno se rapportato al titolo da cui è nato. Si perché  sul fatto che l’Eredità Perduta sia sostanzialmente un DLC autonomo credo non possano sussistere dubbi e giocarlo in fila al 4° capitolo della saga rende evidente l’utilizzo delle stesse meccaniche rese nel medesimo modo. Il che di per sé non sarebbe niente di male, non fosse che Naughty Dog propone ai suoi utenti un prodotto che cambia la faccia dei protagonisti e una cosa così, in un panorama conservatore come quello del popolo vidogiocante, rischia sempre di produrre clamore. Io stesso, che ho conosciuto Nathan Drake solo di recente, ho faticato a entrare in sintonia con Chloe Frazer e la compagna di avventure Nadine Ross  e posso solo immaginare lo smarrimento di chi si sia trovato per le mani una sorpresa ...

Lo spettatore #320- Un percorso accidentato: Un film fatto per Bene (2025)

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Purtroppo devo ammettere di non essere un conoscitore dell’opera di Franco Maresco. Di lui ricordo solamente vaghi episodi di Cinico TV, esperimento affascinate che catalizzava lo sguardo ma che all’epoca ero troppo giovane e stupido per capire. Per fortuna è lo stesso regista a costruire un riassunto su ciò che è stato. Ovviamente a modo suo. Il film, come si intuisce dal titolo, prende spunto dall’idea di dirigere una pellicola su un episodio poco noto della vita di Carmelo Bene, commediografo dissacrante a cui il regista siciliano si sente legato. Solo che tutto va in vacca, il progetto salta e Maresco, deluso e frustrato, si ritira dalla vita pubblica lasciando i suoi collaboratori senza direzione. Ecco, con questo presupposto Maresco monta una sorta di documentario sulla sua stessa opera, approfittando delle ricerche di amici e colleghi per analizzare le motivazioni che si celano dietro a uno stile che gli ha sempre causato parecchi grattacapi. Alla base del racconto c’è l’ironia ...

La canzone della settimana #36- Daniel Lah: Don't Looking Back Anymore

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  Periodo di magra per quanto riguarda le uscite interessanti e, come spesso accade, a lenire il dolore dell'assenza arriva Daniel Lah, artista che proprio non riesco ad afferrare, ma che quantomeno sa costruire brani beverini di facile assimilazione che tornano sempre utili quando le cose si fanno complicate. Questo pezzo parte strano anche per un tizio come lui, ma ben presto le sonorità tipiche del Danielone si prendono la scena. Chiaro, come tutte le volte anche in questa occasione la sua canzone è destinata a evaporare in fretta, ma almeno ci ha salvato questa domenica di mezza estate.

Iuri legge per voi: Senza sapere come (2025) di Annmaria Fassio

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  C’è una certa particolarità nello scrivere gialli da parte delle autrici. Una sorta di intimismo diverso, che non saprei davvero definire, ma che incontro quasi sempre quando ho per le mani l’opera di una scrittrice. Senza Sapere Come conferma la sensazione, proponendo una storia che si alterna tra tempi diversi, con molti personaggi, in una vastità di ambientazioni tra le quali spicca una Genova noir molto caratteristica. Forse però c’è troppa carne al fuoco in questo romanzo, che si sforza di mettere su pagina una vicenda in cui ogni cosa va al suo posto, ma chiede un po’ troppo a se stesso, tanto che non tutti i tasselli trovano il giusto spazio finendo per perdersi. Il filo che dovrebbe legare tutti i personaggi e lo spazio tempo dentro al quale si muovono è sottilissimo, quasi evanescente e l'elemento che collega tutto arriva quasi per caso, senza che nessuno dei protagonisti sembri davvero essere sulla strada giusta per capirci qualcosa. Lo svelamento dell’intreccio avviene...

FL#18- Attrazione per la desolazione: Terra Foliata (2025)

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Non so se sia possibile definire Terra Foliata un vero e proprio gioco. Voglio dire, ci sono delle cose da fare, degli ambienti da esplorare e degli obbiettivi da raggiungere. Tuttavia  è tutto così strano. Lo è fin da subito, in effetti, dalle prime fasi ambientate in una sorta di alveare futuristico che urla a gran voce Matrix, ma che con le acrobazie pirotecniche di Neo non ha nulla a che spartire. Siamo soli in un’ambientazione che sembra sospesa  e il nostro fumoso ruolo all’interno di essa dovrebbe essere quello di far progredire il tempo. Sono tutte mie supposizioni, in realtà, perché gli sviluppatori non fanno molto per rendere edotto il giocatore su cosa sia quel mondo e su cosa occorra fare al suo interno. Solo delle note sparse, lasciate indietro da qualche altro viaggiatore, che dovrebbero condurci  attraverso l’avventura. Ma tutto è scritto in modo criptico e lasciato alla libera interpretazione, tanto che, quando alla fine i nodi dovrebbero venire al pettine...

Lo spettatore #319- Chasing Santa: Fatman (2020)

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Rieccoci con un'altra puntata della rubrica su Babbi anomali e Natali alternativi, per proseguire il racconto di un filone molto più denso di quanto a prima vista possa sembrare. Oggi però giochiamo in serie A, perché il pacioso vecchietto è interpretato niente meno che da Mel Gibson. Ecco, magari serie A non è proprio la categoria adatta dove infilare questo prodotto, che comunque è un'opera di buona fattura, con le facce giuste dentro e un'idea che sulla carta ha tutto per funzionare. Un bambino con le caratteristiche ideali per diventare il futuro presidente degli States, se la prende con Babbo Natale per aver ricevuto del carbone in seguito alle sue vessazioni ai danni del prossimo. Infuriato come solo un essere capriccioso e viziato può diventare, decide di vendicarsi dell'affronto e assolta il fidato killer di famiglia per assassinare il vecchio. Un impianto che sulle prime funziona, perché Canche Hurstfield è un perfetto Donaldino in miniatura, Walton Goggins ha ...

La canzone della settimana #35: Eartheater: Crown Jewel

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Oggi vi propongo una canzone che evoca fredde atmosfere, perché il caldo di questa estate atroce ha stancato anche i cammelli e c'è bisogno. Non conosco molto dell'artista in questione perciò eviterò inutili chiacchiericci riguardo le sue doti. Facciamo che vi lascio al brano, che è Ferragosto e immagino che siate tutti sulle spiagge a tirarvi i gavettoni e che quindi non abbiate molto tempo per me:

Vi racconto una storia: Sette di sette

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L'occhio rosso forò lo strato di polvere e Luna, la ginoide che un tempo fu assistente Fedchat, si riattivò. Il robot si mise a sedere. Il sensore ottico sopravvissuto eseguì una scansione dell'area circostante: fumo, polvere, grigio, macerie e scheletri nudi di antichi edifici. Lontano, da qualche parte, un allarme antifurto si lamentava. Luna rispose alle necessità imposte dal suo codice di istruzioni. Si alzò in piedi sostenuta dallo scheletro in acciaio opaco, nuda come appena uscita dalla fabbrica. Al posto dell'avambraccio destro solo fili spezzati e cannule colanti refrigerante. L'occhio scrutò la situazione. Serviva un'analisi sommaria per valutare i danni. La ginoide avviò il programma. L'occhio rosso si spense. Luna camminava tra i resti della città. Con piede destro danneggiato la mobilità risultava compromessa, tanto da costringerla a zoppicare. Era riuscita in qualche modo a eliminare le perdite dal braccio, ma si trattava di una riparazione prov...

Lo spettatore #318- Mai fare una buona azione: The Hitcher, La lunga strada della paura (The Hitcher, 1986)

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Negli Stati Uniti esiste una mitologia attorno all’autostop tale da dare vita avere e proprie eroine capaci di dominarne i meccanismi. Del resto c’è da capirli con tutte quelle miglia di strade che si srotolano nel nulla più assoluto. Quando hai tanto spazio a disposizione dentro ci puoi trovare qualunque cosa, così un brutto giorno può anche capitarti di caricare Rutger Hauer. The Hitcher è la storia del duello asimmetrico ingaggiato da John Ryder ai danni di Jim Hasley, un giovane che sta consegnando un’automobile e che è destinato a maledire in eterno la voglia di fare una buona azione. L’intero film si regge sulla fuga di Hasley e sul perverso gusto per la caccia di Ryder, un pazzo senza apparente motivazione che si muove felino tra le strade di nullapoli. Tutto il fascino di The Hitcher, se c’è né uno, è affidato alla figura misteriosa di Ryder, portata sulla scena da un Rutger Hauer gigione che gioca con il personaggio rendendolo inquietante il giusto. Del resto Ryder sulle prim...

La canzone della settimana #34- Twin Temple: Doomed Lovers

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  Oggi vi metto lì una canzone che sa di anni cinquanta, una ballad seducente che fa pensare alle serate estive passate a ballare vicini, a sentire il respiro dell'amata(o) sulla pelle, a dirsi parole come carezze, a sfiorare labbra morbide al gusto di pesca fresca, a godere del calore dell'altro corpo, ad avvertire la pelle che si incolla, a sudare come maiali, a sentirsi bestiame dentro una stalla, a maledire quell'astro di merda che cuoce ogni cosa su cui posa i raggi, a chiedersi perché, perdio, occorra ogni anno doversi sottoporre al supplizio dei servizi al tg con gli esodi e i bollini neri che porca miseria che cosa ci andate a fare al cazzo di mare tutti insieme che passate l'anno a non sopportarvi eppure vi accalcate come mandrie di bisonti al pascolo sopra una lingua di sabbia che tanto presto sarà tutto deserto. Scusate, mi son fatto prendere un po' troppo dalla magia dell'estate che questa canzone esalta con la sua dolcezza. Godetevela e ballatela co...

Vi racconto una storia: Sei di sette

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Ormai si vedeva benissimo anche in pieno giorno. Quell'enorme massa rossa sospesa nel cielo era sempre li, sempre più grossa, sempre più vicina. Sciantal fissava imbambolata l'oggetto percependone il rombo incessante. Non riusciva a staccare lo sguardo. Avvertiva il calore di quell'elemento sbagliato sulla propria pelle e sudava, soffocata dalla sua presenza. Con la mano tastò alla cieca sulla cassetta postale alla ricerca del citofono. Quando l'indice riconobbe il tasto rotondo lo premette, quasi fosse l'unico elemento del suo corpo capace di prendere una decisione. La donna venne disturbata dallo strillare allegro del campanello. A quel punto si rese conto che non esisteva alcun rombo, che il caldo era parte dell'estate e che si riusciva benissimo a respirare. Ma non si sentì sollevata. Quel sasso era ancora li, sopra di lei. Sopra a tutti quanti. Ci fu un ronzio, seguito da uno scatto meccanico. Sciantal spinse il cancello e percorse il vialetto cinto da pia...

Lo spettatore #317- Crescere è un (video)gioco: Scott Pilgrim vs. The World (2010)

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Strano come Scott Pilgrim vs The World abbia mancato il botteghino. Eppure gli elementi per sfondare c’erano tutti: un regista acclamato, un genere alla moda e tante facce giuste sullo schermo. Se vivessimo in un mondo completamente sbagliato che giudica i film solo dagli incassi della prima settimana ci troveremo di fronte a un disastro. Invece, per fortuna.. No, aspettate un attimo. Indubbiamente Scott Pilgrim vs The World è un prodotto strano, che fin da subito fa bella mostra di sé attraverso un’estetica eccessiva piena di scritte e pixel da videogioco, oltre che con un montaggio ardito che spedisce il tempo in avanti con l’efficacia di una DeLorean. Wright, che si è sempre divertito a esplorare i generi mostrando una conoscenza del mezzo notevole, anche qui utilizza la commedia come bussola e sforna un perfetto cine fumetto piazzato a metà tra le storie con le tutine e il racconto giovanile, pieno di personaggi esagerati e dal ritmo vertiginoso, sfruttando la neonata mania per i ...

La canzone della settimana #33- Tricky: I'm Yours

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  Alla fine non è un caso che a disputarsi l'ambito primato del blog questa settimana siano stati il qui presente Tricy, I Black Keys e i Veils. Tutti artisti di una volta, roba che andava forte tra i dieci e i trenta anni fa, gente che ha più esperienza di una montagna, dinosauri che per qualche motivo hanno evitato l'estinzione e ancora oggi ruggiscono fieri. Magari non è che siano necessariamente migliori di chi oggi prova a fare musica (per quanto, ascoltando casualmente la radio, il dubbio venga). Il punto è che, volenti o nolenti, restiamo legati ai suoni con i quali siamo cresciuti e per quanto questi artisti siano convinti di essere sempre sul pezzo, è inevitabile che anche loro fatichino a staccarsene. Quindi quando tutti questi brontosauri escono fuori dalla tana e si sfidano per me è naturale porgere loro più attenzione di quanta non ne dedicherei agli ultimi arrivati. Ma se ascoltate bene scoprirete che, dopotutto, se la meritano: