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Visualizzazione dei post con l'etichetta Pierfrancesco Favino

Lo spettatore #285- Una scelta punitiva: A casa tutti bene (2018)

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A volte penso che parlare di Gabriele Muccino sia come sparare sulla Croce Rossa, perché il regista pare sempre così abbattuto che quasi quasi vien voglia di abbracciarlo. Eppure il più anziano dei fratelli i suoi begli incassi li porta a casa sempre attraverso un meccanismo di affabulazione del pubblico che mi risulta misterioso. Ora, magari è vero che il suo cinema non è esattamente quello che piace a me, ci può stare. Tuttavia la curiosità verso un artista che ha sedotto (anche se per poco tempo) persino i produttori di Hollywood c’è e c’è stata anche in passato, tanto che i suoi progetti americani li avevo pure visti, ricavandone una sensazione neutra tendente al positivo. Perché dunque non provare anche un pizzico della sua produzione italiana? Ammetto che a farmi scegliere il film è stato il titolo, che secondo me poteva anche celare qualche enigma intrigante (non so perché io sia arrivato a un ragionamento del genere, ultimamente mi sento tanto stanco). Utilizzare un termine im...

Lo spettatore #256- Chiacchiere a vuoto: Le Confesstioni (2016)

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Il DVD di Le Confessioni se ne stava a prendere polvere negli anfratti della mia magione da chissà quanti anni, comprato sotto l'effetto di qualche incantesimo dimenticato. Basterebbe contare i giorni passati prima di infilarlo nel lettore e fargli fare il primo (e probabilmente unico) giro di giostra per capire che, se anche comprassi ancora supporti fisici per i film, non rifarei una scelta del genere. Siamo a una riunione del G8, una di quelle determinanti per stabilire il futuro del mondo, ospitata in una sfarzosa villa antica piena di agi e servitù. Gli otto grandi però sono consapevoli di essersi un filo allontanati dal sentire comune, così, oltre al capoccia della Banca Centrale, invitano anche tre ospiti chiamati a testimoniare le loro azioni: una scrittrice di favole per bambini, un cantante famoso ma un po’ consumato e un monaco italiano che parla poco. Solo che durante il primo pernottamento il banchiere ci lascia la ghirba e il monaco, in quanto ultima persona ad averlo...

Lo spettatore #244- Un caldo infernale: Adagio (2023)

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Mi son fatto incantare da un trailer ed eccomi qui: alla fine ho visto Adagio e ho concluso che a volte è meglio non approfondire. Intendiamoci, Adagio non è un brutto film, del resto con Stefano Sollima è difficile scendere dal marciapiede e mettere male il piede. Parliamo pur sempre di un regista competente, capace di attirare le attenzioni della collina e di realizzare opere con un certo carattere. Basterebbe vedere con quanta forza si percepisce la soffocante afa dell'estate romana per farsene un'idea, ma anche la resa visiva dell'incendio sullo sfondo, una sorta di squarcio sull'inferno che attende gli eroi tragici di questa vicenda. Dal punto di vista visivo la pellicola fa il suo e anche se io odio i Subsonica, devo dire che la colonna sonora sostiene bene l'opera (seppure, stando al trailer, forse mi aspettavo qualcosa di più suggestivo). Ma alla fine della visione mi sono trovato un po' così, quasi mi mancasse qualcosa. Sollima sceglie il noir come indi...

CDC #98- Il tempo della revisione: Hammamet

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Che poi ho compreso bene le intenzioni di questo lavoro. Bettino Craxi come uomo simbolo, scelto da un’intera classe politica per espiare le colpe collettive. Bersaglio unico dell’acrimonia di un potere giudiziario finalmente libero da pressioni politiche. Capro da sacrificare all’opinione pubblica in quanto esempio più sfavillante e spettacolare di una generazione egemone in tutto e capace di prendersi tutto. Il film vuole rimettere le giuste distanze da un uomo che, prima che ladro, fu politico capace di una visione. Posso ritenermi pronto a una rilettura della storia. Posso anche dirmi disponibile ad ascoltarvi, se volete esporre le vostre argomentazioni. Sono passati decenni e il rancore non ha più senso di covare sotto la cenere. Però così no dai. Così no. Ricordate quanto dissi del Divo di Sorrentino? Quella bella idea di raccontare un personaggio grigio come la nebbia attraverso i pirotecnici stilemi del pop? Ecco, Hammamet sembra scegliere la via esattamente...