Lo spettatore #285- Una scelta punitiva: A casa tutti bene (2018)
A volte penso che parlare di Gabriele Muccino sia come sparare sulla Croce Rossa, perché il regista pare sempre così abbattuto che quasi quasi vien voglia di abbracciarlo. Eppure il più anziano dei fratelli i suoi begli incassi li porta a casa sempre attraverso un meccanismo di affabulazione del pubblico che mi risulta misterioso. Ora, magari è vero che il suo cinema non è esattamente quello che piace a me, ci può stare. Tuttavia la curiosità verso un artista che ha sedotto (anche se per poco tempo) persino i produttori di Hollywood c’è e c’è stata anche in passato, tanto che i suoi progetti americani li avevo pure visti, ricavandone una sensazione neutra tendente al positivo. Perché dunque non provare anche un pizzico della sua produzione italiana? Ammetto che a farmi scegliere il film è stato il titolo, che secondo me poteva anche celare qualche enigma intrigante (non so perché io sia arrivato a un ragionamento del genere, ultimamente mi sento tanto stanco). Utilizzare un termine im...