Lo spettatore #319- Chasing Santa: Fatman (2020)

Rieccoci con un'altra puntata della rubrica su Babbi anomali e Natali alternativi, per proseguire il racconto di un filone molto più denso di quanto a prima vista possa sembrare. Oggi però giochiamo in serie A, perché il pacioso vecchietto è interpretato niente meno che da Mel Gibson.

Ecco, magari serie A non è proprio la categoria adatta dove infilare questo prodotto, che comunque è un'opera di buona fattura, con le facce giuste dentro e un'idea che sulla carta ha tutto per funzionare.
Un bambino con le caratteristiche ideali per diventare il futuro presidente degli States, se la prende con Babbo Natale per aver ricevuto del carbone in seguito alle sue vessazioni ai danni del prossimo. Infuriato come solo un essere capriccioso e viziato può diventare, decide di vendicarsi dell'affronto e assolta il fidato killer di famiglia per assassinare il vecchio.
Un impianto che sulle prime funziona, perché Canche Hurstfield è un perfetto Donaldino in miniatura, Walton Goggins ha la faccia dell'assassino professionista perfettamente adesa al teschio e Mel è un Babbo Natale dalle mille sorprese. Dopotutto lui è matto.
In effetti nei primi minuti tutto funziona bene. Vedere fin dove si possono spingere la crudeltà del bimbo Billy e la freddezza professionale di Skinny Man sono ottimi contraltari per un Santa in bolletta che ha perso lo spirito magico e deve fare i conti con esigenze economiche alle quali non aveva mai pensato. L'equilibrio c'è, tenuto su dallo spazio che i registi concedono ai loro personaggi e da un ritmo intrigante, che pare possa esplodere in ogni momento, ma che invece viene tenuto a freno dai Nelms che agiscono da abili cocchieri.
Insomma esistono le premesse per una visione godibile, solo che poi qualcosa cambia e nulla è più come promesso.
Il punto è che non sembra esserci un vero e proprio momento nel quale la storia perda lo slancio. Succede solamente che a lungo andare la trama si affloscia fino ad arrivare a uno dei finali meno soddisfacenti che ricordi.
C'erano le premesse, come detto, con tanto di rapimento di una povera ragazzina e minacce di tortura elettrica, c'era la crudeltà di Goggins che uccide le persone nel sonno, c'era un bambino apertamente ributtante, ma poi tutto si risolve in un assalto al forte e a un duello tra l'entità malefica e l'impersonificazione del bene.
Ma soprattutto c'è un Babbo Natale stanco che per qualche motivo ritrova la sua luce e forse a non funzionare è proprio questo: la necessità di costruire un esemplare di purezza a tutti i costi.
Insomma un film che poteva avere del potenziale ma che non riesce a uscire indenne dal proprio limite narrativo, ovvero quello di dover arrivare a uno scontro che però i Nelms non sembrano sapere bene come gestire.
Un peccato perché così Fatman diventa un'esperienza evitabile, quando poteva trasformarsi in un piccolo gioiellino.  




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