FL #20- Il fiuto del gatto: Blacksad: Under The Skin (2019)
Blacksad Under The Skin è un’avventura
grafica di quelle che rappresentano il nucleo principale della
proposta Microids. Nei panni del gatto Blacksad attraversiamo le vie
di una New York di fine anni quaranta ingaggiati dalla figlia di Joe
Dunn, il proprietario di una piccola palestra pugilistica trovato
impiccato all’interno del suo locale.
Il nostro compito sarà indagare, trovare indizi e ricavare deduzioni in modo da sbrogliare una matassa molto più complessa e ramificata di quanto non sembri all’inizio, all’interno di un contesto fatto di malavita, affari sporchi e personaggi al limite come in ogni noir che si rispetti.
Il nostro compito sarà indagare, trovare indizi e ricavare deduzioni in modo da sbrogliare una matassa molto più complessa e ramificata di quanto non sembri all’inizio, all’interno di un contesto fatto di malavita, affari sporchi e personaggi al limite come in ogni noir che si rispetti.
In Blacksad ci muoviamo all’interno
di un ambiente 3D alla ricerca di oggetti o conversazioni importanti
e, se si esclude qualche quick time event durante gli innumerevoli
filmati, queste sono le uniche azioni richieste al giocatore, che per
il resto è trasportato all’interno di una storia sulla quale ha
dei margini di intervento sulla cui entità urgerebbe una seconda
analisi.
Gli enigmi sono abbastanza semplici da risolvere, quando non del tutto guidati e l’impressione è che il fallimento dell’indagine non sia mai una vera opzione, anche se la struttura dell’avventura tende a farlo credere.
Il problema principale è però l’aspetto tecnico del prodotto, che presenta cali di fluidità fastidiosi per un gioco di questo tipo e un’interazione a volte confusa con ambienti non privi di ostacoli creati dal design stesso.
Gli enigmi sono abbastanza semplici da risolvere, quando non del tutto guidati e l’impressione è che il fallimento dell’indagine non sia mai una vera opzione, anche se la struttura dell’avventura tende a farlo credere.
Il problema principale è però l’aspetto tecnico del prodotto, che presenta cali di fluidità fastidiosi per un gioco di questo tipo e un’interazione a volte confusa con ambienti non privi di ostacoli creati dal design stesso.
La trama di Blacksad d’altro canto è
più che discreta e avvince a sufficienza, convincendo il giocatore a
proseguire passando sopra le piccole magagne che incontra nel
percorso. Del resto non parliamo di un gioco dinamico, quindi il
frame rate ballerino si può anche sopportare.
Mi resta tuttavia difficile capire perché i personaggi siano animali antropomorfi, visto che la loro essenza influisce poco con l’andamento della trama. Ok, abbiamo i sensi di gatto e qualche riferimento al viscidume dei rettili, tuttavia i riferimenti puntano sempre a problemi tutti umani.
Mi resta tuttavia difficile capire perché i personaggi siano animali antropomorfi, visto che la loro essenza influisce poco con l’andamento della trama. Ok, abbiamo i sensi di gatto e qualche riferimento al viscidume dei rettili, tuttavia i riferimenti puntano sempre a problemi tutti umani.
Tutto sommato un gioco intrigante, con
una bella trama a rinforzarlo e una serie di difetti a limitarlo.
Segnalo che è uno dei pochi prodotti a essere rimasti installati
nell’hard disk anche dopo la conclusione della partita, segno che
forse un secondo giro non mi dispiacerebbe farlo.
Qualcosa si è lasciato dietro, dopotutto.
Qualcosa si è lasciato dietro, dopotutto.




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