L'apocalisse è un gioco al quale non si può giocare: Fallout (2024)
Prima di approcciarmi alla serie televisiva il mio rapporto con il marchio Fallout rientrava nella sfera del conflittuale. Una sola volta avevo affrontato un gioco della saga, dedicandogli oltre sessanta ore della mia esistenza, tentando a tutti i costi di accendere quella scintilla che sentivo pronta dentro di me, ma dovendo alla fine rinunciare, sconfitto da una legnosità difficile da digerire e da un allevamento di bug che nemmeno il miglior disinfestatore in circolazione poteva estirpare. Dover ripetere gli stessi percorsi decine di volte per aggirare salvataggi compromessi e missioni che perdevano pezzi era troppo anche per uno paziente. Figurarsi per me. Ecco, con queste premesse io l'universo di Fallout dovrei odiarlo, invece fin dai primi passi sul deserto del Mojave le suggestioni della zona contaminata mi si sono attaccate addosso come radiazioni senza effetti nocivi (credo). Appena la serie mostra le prime immagini, sembra subito di incontrare qualcosa di conosciuto, co...