FL#18- Attrazione per la desolazione: Terra Foliata (2025)
Non so se sia possibile definire Terra Foliata un vero e proprio gioco. Voglio dire, ci sono delle cose da fare, degli ambienti da esplorare e degli obbiettivi da raggiungere. Tuttavia è tutto così strano.
Lo è fin da subito, in effetti, dalle prime fasi ambientate
in una sorta di alveare futuristico che urla a gran voce Matrix, ma che con le
acrobazie pirotecniche di Neo non ha nulla a che spartire. Siamo soli in
un’ambientazione che sembra sospesa e il
nostro fumoso ruolo all’interno di essa dovrebbe essere quello di far
progredire il tempo. Sono tutte mie supposizioni, in realtà, perché gli
sviluppatori non fanno molto per rendere edotto il giocatore su cosa sia quel
mondo e su cosa occorra fare al suo interno. Solo delle note sparse, lasciate
indietro da qualche altro viaggiatore, che dovrebbero condurci attraverso l’avventura. Ma tutto è scritto in
modo criptico e lasciato alla libera interpretazione, tanto che, quando alla
fine i nodi dovrebbero venire al pettine, l’unica vera realtà con la quale ho
dovuto fare i conti è stata una confusione indistricabile.
L’atmosfera è a tratti disturbante ma, come da promesse, gli sviluppatori non se ne approfittano mai per giocarsela con facili spaventi da giochino furbo. A dare noia è il senso di abbandono che pervade tutto quanto, una distesa di rovine antiche puntellata da monoliti che rappresentano i cittadini principali, la cui interazione permette di sbloccare i diversi finali che compongono l’eterea narrazione e che sono alquanto deludenti, risolvendosi in muri di testo tradotti alla buona.
Occorre pazienza, perché c’è tanto da camminare e poco da trovare, oggetti che per altro spesso danno l’impressione di non servire a niente ai fini dell’avventura.
Al di là dei singoli fotogrammi che allego alla presente,
graficamente il gioco paga la sua essenza indipendente mostrando un aspetto
piuttosto datato, ma da questo punto di vista in parte gli autori si rifanno
grazie all’atmosfera e ad alcune scelte artistiche di buon gusto. Tuttavia in
un gameplay che ha come quasi unica caratteristica quella di farci camminare,
per di più in prima persona con tutti i limiti alla visione periferica che tale
punto di vista porta con se, muoversi su sassi male incastrati che bloccano il
passaggio è un’esperienza vintage che speravo di non dover più affrontare. A
ciò aggiungiamo un comparto sonoro che definirei impreciso e che forse rappresenta
il punto più negativo di tutto il progetto.
Detto ciò, pur con tutti i suoi limiti, in fondo a Terra
Foliata ci sono arrivato per due volte e questo è dovuto in gran parte alle
sensazioni che camminarci dentro mi ha provocato, fondate in gran parte su uno
strano senso di disagio. Secondo gli sviluppatori questo gioco dovrebbe
ricordare certe atmosfere lynchiane, ma io non sono d’accordo con loro. Seppur
ci sia un non so che di onirico, lo strano che caratterizzava la messa in scena
di Lynch era più esplicito, mentre qui c’è qualcosa di evanescente che è
difficile descrivere se non si prova, ma che probabilmente trova la sua spinta
principale nella desolazione che avvolge tutta la partita. Gli NPC ci sono, ma
è come se esistessero in un’altra dimensione, vicini, comunicativi a loro modo,
ma impossibili da incontrare sul piano fisico. Lo stesso mondo di gioco dà
l’impressione di essere sul punto di collassare e ogni cosa pare giunta alla
fine di un percorso. Se anche si dovesse sbloccare il finale nel quale
l’umanità riprenderà possesso di se stessa, l’amarezza non svanirebbe, quasi
che ormai fosse troppo tardi per la redenzione.
Non so se consigliarvi l’esperienza, perché è molto
particolare, lenta, riflessiva e sostanzialmente (almeno per me) incomprensibile
in quelli che sono i suoi aspetti chiave a causa di una narrazione troppo
frastagliata. Tuttavia qualcosa qui dentro c’è e tramite l’incentivo di un
bello sconto Steam potrebbe anche rivelarsi una scelta giusta per tentare
qualcosa di diverso rispetto ai classici generi.





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