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Visualizzazione dei post con l'etichetta Brad Pitt

Lo spettatore #311- Opulenza: Babylon (2022)

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Ho atteso molto prima di affrontare Babylon e mi ci sono avvicinato con le pinzette, terrorizzato dal rischio di trovarmi di fronte un’opera tutta estetica girata da uno a cui piace farsi notare. Invece… Damien Chazelle ama molto il cinema classico della vecchia Holywood, ce l’ha già fatto vedere . Tuttavia forse ama ancora di più lo sfarzo che raccontano le leggende, un modo di vivere leggiadro da Belle Epoque che pare ammantasse le colline sopra El Pueblo de Nuestra Señora la Reina Virgen de los Ángeles del Río de la Porciúncula de Asís agli albori dell’esplosione dell’intrattenimento cinematografico. Per farci capire quale sia la sua idea di tale edonistica leggerezza ci introduce al film con una festa lunga un miliardo di minuti, durante la quale la nuova aristocrazia di artisti e saltimbanchi si lascia andare ad atteggiamenti degni della corte di Caligola, tra alcol, droghe e sesso in dosi abbondanti all’interno di una villa che un magnate dell’industria adibisce a nuovo foro e ne...

Lo spettatore #288- This is not: F1 (2025)

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Ero determinato a ignorarlo questo film sulla Formula 1 perché sapevo con certezza cosa aspettarmi e non volevo sprecare due ore e mezza di vita per sorbirmi un carrozzone di plastica che sicuramente non avrebbe rappresentato le corse, né tantomeno si sarebbe rivelato un grande pezzo di cinema. Poi di colpo eccolo comparire sulla schermata della piattaforma e io, come un coglione, gli ho pure dato dei soldi. Che carattere indomabile eh? Gli dei che troneggiano sulla collina hanno deciso che Joseph Kosinski deve ripercorrere le tracce lasciate da Tony Scott allo scopo di ricrearne la filmografia e adattarla alle nuove generazioni. Ora, magari F1 non è esattamente Giorni D Tuono però lo spirito è quello e il risultato probabilmente anche, ovvero un mega carosello pubblicitario su una serie automobilistica che spinge per mostrarsi in tutto il suo splendore. Peccato solo che F1 non racconti la F1, ma la versione deforme della categoria per come la vorrebbero gli americani di LibertyMedi...

Lo spettatore #281- Follia sul carroarmato: Fury (2014)

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Prima di guardare Fury mi aspettavo una tarantinata con Brad Pitt che fa il gradasso e sequenze talmente assurde da diventare fumetti in movimento. Un po’ come Bastardi Senza Gloria, ma sul carroarmato. Mi sbagliavo ovviamente.  In realtà Fury parte quasi assecondando la mia idea preventiva su di lui, mostrando un uomo a cavallo che emerge dalla nebbia del campo di battaglia e che viene aggredito in modo spettacolare da Brad Pitt, un altro di quei tizi di Hollywood che pensa di esser ancora giovane. Una scena truce, se vogliamo, ma lontana dalla crudezza che Fury ha intenzione di mostrarci. Poco dopo infatti siamo all’interno del blindato dove Michael Pena stringe la mano di un compagno caduto incapace di accettarne la dipartita, anche se la testa dello sventurato è sparsa per l'abitacolo. Fury destruttura l’eroismo del racconto di guerra, sostituendolo con la follia di un manipolo di soldati che ne ha viste decisamente troppe per potersi permettere ancora un briciolo di sanità men...

Lo spettatore #225- Il treno dei vip: Bullet Train (2022)

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A volte mi sembra che gli anni smettano di scorrere. In quei momenti è come se fossi imprigionato nel 1999 con il nuovo millennio restio a mostrarmi le sue meraviglie futuristiche. Guardando Bullet Train, ad esempio, non ho potuto fare a meno di pensare a The Snatch e a come un certo modo di trattare la commedia d'azione non passi mai di moda. La presenza di Brad Pitt ha contribuito alla sensazione, ma è stata soprattutto la gestione della sceneggiatura con i suoi personaggi strambi e i dialoghi rapidi e pieni di battute a darmi questa convinzione. Insomma Bullet Train è un film degli anni novanta che è arrivato lungo all'appuntamento con la sala (se ci è andato). Ma non è detto che ciò lo metta per forza nel carrello dei bolliti, sia chiaro. Intrappolare una mandria di assassini professionisti in uno spazio ristretto alla ricerca della stessa cosa, pur non rappresentando la novità più eclatante dell'ultimo ventennio, è comunque un buon modo per far deflagrare la commedia. ...

CDC #178- Anime nello spazio: Ad Astra (2019)

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 "Ne avevo abbastanza delle vostre piccole idee" è la frase che più di ogni altra riassume il concetto che sta alla base di Ad Astra. Poche parole, ma così potenti da non aver bisogno del resto. Ma naturalmente il resto c'è. Stanley Kubrik quella volta realizzò un capolavoro senza tempo e siamo d'accordo. Ma i danni causati dalla sua opera al genere non sono mai stati quantificati. Certo, la fantascienza impegnata esisteva anche prima e pure io di solito approvo i sottintesi infilati tra le righe dei racconti. Ma cribbio, qui l'esplorazione interplanetaria è evidentemente un mero pretesto per una storia che potrebbe farne benissimo a meno. Se James Gray, per dire, avesse voluto raccontarmi un road movie con gli stessi personaggi inseriti all'interno delle medesime dinamiche, il risultato sarebbe venuto fuori uguale. Certo, i colori scuri, le lucine soffuse e il silenzio soffocante dello spazio aiutano il regista a costruire l'atmosfera, ma la sensazione di...