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Lo spettatore #318- Mai fare una buona azione: The Hitcher, La lunga strada della paura (The Hitcher, 1986)

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Negli Stati Uniti esiste una mitologia attorno all’autostop tale da dare vita avere e proprie eroine capaci di dominarne i meccanismi. Del resto c’è da capirli con tutte quelle miglia di strade che si srotolano nel nulla più assoluto. Quando hai tanto spazio a disposizione dentro ci puoi trovare qualunque cosa, così un brutto giorno può anche capitarti di caricare Rutger Hauer. The Hitcher è la storia del duello asimmetrico ingaggiato da John Ryder ai danni di Jim Hasley, un giovane che sta consegnando un’automobile e che è destinato a maledire in eterno la voglia di fare una buona azione. L’intero film si regge sulla fuga di Hasley e sul perverso gusto per la caccia di Ryder, un pazzo senza apparente motivazione che si muove felino tra le strade di nullapoli. Tutto il fascino di The Hitcher, se c’è né uno, è affidato alla figura misteriosa di Ryder, portata sulla scena da un Rutger Hauer gigione che gioca con il personaggio rendendolo inquietante il giusto. Del resto Ryder sulle prim...

La canzone della settimana #34- Twin Temple: Doomed Lovers

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  Oggi vi metto lì una canzone che sa di anni cinquanta, una ballad seducente che fa pensare alle serate estive passate a ballare vicini, a sentire il respiro dell'amata(o) sulla pelle, a dirsi parole come carezze, a sfiorare labbra morbide al gusto di pesca fresca, a godere del calore dell'altro corpo, ad avvertire la pelle che si incolla, a sudare come maiali, a sentirsi bestiame dentro una stalla, a maledire quell'astro di merda che cuoce ogni cosa su cui posa i raggi, a chiedersi perché, perdio, occorra ogni anno doversi sottoporre al supplizio dei servizi al tg con gli esodi e i bollini neri che porca miseria che cosa ci andate a fare al cazzo di mare tutti insieme che passate l'anno a non sopportarvi eppure vi accalcate come mandrie di bisonti al pascolo sopra una lingua di sabbia che tanto presto sarà tutto deserto. Scusate, mi son fatto prendere un po' troppo dalla magia dell'estate che questa canzone esalta con la sua dolcezza. Godetevela e ballatela co...

Vi racconto una storia: Sei di sette

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Ormai si vedeva benissimo anche in pieno giorno. Quell'enorme massa rossa sospesa nel cielo era sempre li, sempre più grossa, sempre più vicina. Sciantal fissava imbambolata l'oggetto percependone il rombo incessante. Non riusciva a staccare lo sguardo. Avvertiva il calore di quell'elemento sbagliato sulla propria pelle e sudava, soffocata dalla sua presenza. Con la mano tastò alla cieca sulla cassetta postale alla ricerca del citofono. Quando l'indice riconobbe il tasto rotondo lo premette, quasi fosse l'unico elemento del suo corpo capace di prendere una decisione. La donna venne disturbata dallo strillare allegro del campanello. A quel punto si rese conto che non esisteva alcun rombo, che il caldo era parte dell'estate e che si riusciva benissimo a respirare. Ma non si sentì sollevata. Quel sasso era ancora li, sopra di lei. Sopra a tutti quanti. Ci fu un ronzio, seguito da uno scatto meccanico. Sciantal spinse il cancello e percorse il vialetto cinto da pia...

Lo spettatore #317- Crescere è un (video)gioco: Scott Pilgrim vs. The World (2010)

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Strano come Scott Pilgrim vs The World abbia mancato il botteghino. Eppure gli elementi per sfondare c’erano tutti: un regista acclamato, un genere alla moda e tante facce giuste sullo schermo. Se vivessimo in un mondo completamente sbagliato che giudica i film solo dagli incassi della prima settimana ci troveremo di fronte a un disastro. Invece, per fortuna.. No, aspettate un attimo. Indubbiamente Scott Pilgrim vs The World è un prodotto strano, che fin da subito fa bella mostra di sé attraverso un’estetica eccessiva piena di scritte e pixel da videogioco, oltre che con un montaggio ardito che spedisce il tempo in avanti con l’efficacia di una DeLorean. Wright, che si è sempre divertito a esplorare i generi mostrando una conoscenza del mezzo notevole, anche qui utilizza la commedia come bussola e sforna un perfetto cine fumetto piazzato a metà tra le storie con le tutine e il racconto giovanile, pieno di personaggi esagerati e dal ritmo vertiginoso, sfruttando la neonata mania per i ...

La canzone della settimana #33- Tricky: I'm Yours

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  Alla fine non è un caso che a disputarsi l'ambito primato del blog questa settimana siano stati il qui presente Tricy, I Black Keys e i Veils. Tutti artisti di una volta, roba che andava forte tra i dieci e i trenta anni fa, gente che ha più esperienza di una montagna, dinosauri che per qualche motivo hanno evitato l'estinzione e ancora oggi ruggiscono fieri. Magari non è che siano necessariamente migliori di chi oggi prova a fare musica (per quanto, ascoltando casualmente la radio, il dubbio venga). Il punto è che, volenti o nolenti, restiamo legati ai suoni con i quali siamo cresciuti e per quanto questi artisti siano convinti di essere sempre sul pezzo, è inevitabile che anche loro fatichino a staccarsene. Quindi quando tutti questi brontosauri escono fuori dalla tana e si sfidano per me è naturale porgere loro più attenzione di quanta non ne dedicherei agli ultimi arrivati. Ma se ascoltate bene scoprirete che, dopotutto, se la meritano:

Vi racconto una storia: Cinque di sette

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L'aliena fluttuava leggera in una nuvola zucchero filato. Percepiva distintamente il calore umido dell'alito che le scaldava la nuca, sentiva il respiro catarroso dell'uomo che la spingeva con le mani pesanti sulle spalle, così come avvertiva il tiepido legno delle scale sulle piante del piedi e i lamenti di assestamento che la materia mandava sotto il pesante corpo del suo accompagnatore. Solo che le mancava la voglia di reagire agli stimoli, come se si vedesse attraverso uno schermo. Ad un certo punto i piedi nudi della ragazza vennero accolti dalla folta moquette disposta sul pavimento di una grande stanza. La poca luce bianca proveniva da fuori, attraverso piccole finestre poste vicino al soffitto. Il vento fischiava dagli spifferi e muoveva gli alberi, le ombre dei rami si intrufolavano come spettri agitati, andando a depositarsi sulle pareti, sul tavolo da biliardo, sul mobilio che si intravvedeva appena. L'aliena sentì le grosse mani spingerla con più energia e s...

FL #17- Le avventure di un corriere: Death Stranding (2019)

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Se c'è una cosa che mi infastidisce nei giochi a mondo aperto è la ridondanza delle missioni secondarie durante le quali viene richiesto di prendere un oggetto al punto A e portarlo al punto B, in una sorta di facchinaggio digitale che sulle prime è utile ad assimilare i meccanismi del gioco, ma che con il procedere della partita si rivela una trovata pigra ideata dagli sviluppatori per invogliare la perlustrazione dell’inutilmente gigantesca mappa. Tutta roba che dopo qualche ora tendo a evitare per non finire schiacciato dalla noia. Hideo Kojima, dall’alto della sua aura di infallibile genio, ha pensato bene di creare un gioco interamente basato su queste missioni da fattorino. Audace. Le prime ore di gioco su Death Stranding mi hanno levato l’entusiasmo. Immense camminate attraverso paesaggi spogli intervallate da estenuanti sessioni di chiacchiere durante le quali i personaggi non giocanti che ripetono sempre la stessa nenia (a volte anche in rapida sequenza) mi hanno offero ...