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Iuri legge per voi: Quattro dopo mezzanotte vol.1 (Four Past Midnight, 1990) di Stephen King

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Come accennato nel commento al secondo volume di questa raccolta, probabilmente la prima parte di Quattro Dopo Mezzanotte gli è qualitativamente superiore anche se all'epoca nella quale acquistai i libri non me ne resi conto, colpito com'ero dalle potenzialità del Fotocane e scottato dal film sui Langolieri, prodotto talmente fiacco da convincermi che il problema potesse trovarsi nell'opera originale. Quando si è giovani si sbaglia, lo si fa spesso e molte volte non si possiede l'umiltà di riconoscerlo. Poi si invecchia e si muore. I LANGOLIERI Oggi, dopo numerose riletture, sono quasi giunto alla conclusione che I Langolieri possa essere definito addirittura un classico della letteratura kinghiana, un'opera sperimentale per le abitudini del nostro Re preferito, che sceglie un'ambientazione originale (per lui) come quella di un volo di linea e sforna un racconto di fantascienza sul senso che attribuiamo al tempo, infarcendolo al solito di personaggi talmente ...

Lo spettatore #298- Attenzione allo sguardo: Doppia Personalità (Raising Cain, 1992)

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Lassù a Hollywood sono alle prese con l’infestazione di una patologia diffusa solo a quelle latitudini: la sindrome da personalità multiple. Del resto c’è da capirli visto che non ha nessun senso cercare una cura per un disturbo che torna così comodo quando c’è da scrivere un thriller. Va detto che a De Palma l’argomento forse non interessa nel senso classico. Aiutato dalla mossa poco furtiva dei titolisti italiani, il regista è piuttosto esplicito nel mostrare quanto le varie personalità alternative di Carter Nix siano allucinazioni e non gemelli tutti matti usciti da chissà dove. Ciò a cui punta, invece, pare essere la focalizzazione dello sguardo e per ottenere il risultato fa affidamento su una sceneggiatura anarchica, che gioca con i concetti di tempo e realtà, mischiando continuamente sogno e veglia, tentando di depistare lo spettatore attraverso trovate bizzarre delle quali non sempre ho capito il senso narrativo, ma che sembrano piuttosto esplicite dal lato estetico. Inquadrare...

La canzone della settimana #15: Losing- Slag

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  Bentornati in questa rubrica così di successo da avermi fatto perdere tre iscritti tra i già pochi che posso vantare. Ad ogni modo non mollerò per così poche mortificazioni, anzi, dovete ancora vedere quante ne posso tollerare prima di chiudere la baracca. Questa volta vi propongo un pezzo abbastanza facile, una canzone con suggestioni anni novanta con tanto di video in 4:3 con qualità VHS, tanto per immergerci un po' di più nell'epoca. Però non fatevi ingannare dall'operazione nostalgia e dall'approccio classico, piuttosto lascatevi trascinare da quello che sulle prime sembra un pezzo normalissimo, perché poi esplode ed è esattamente in quel momento che diventerà uno dei vostri preferiti. Maestro, musica!

Lo spettatore #297- Astrazione: Sucker Punch (2011)

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Io sinceramente non so proprio come prenderlo questo Sucker Punch, un film che poteva essere mille cose e che invece forse non è niente. Un’ora e tre quarti di colori che esplodono sullo schermo esaltati da tanta musica, forse persino troppa. Eppure anche un racconto di quelli con Messaggio, che vuole denunciare la condizione dei sanatori del secolo scorso e l’irrinunciabile abuso di potere del patriarcato. Tante cose appunto. Oppure niente. Se l’idea di Zach Snyder fosse stata quella di costruire un B-Movie con un plotoncino di soldatesse dai costumini ammiccanti che combattono tra il fischiare dei proiettili e lo scintillare delle spade in un universo fantasy decadente, io ci sarei anche stato. Magari non si sarebbe rivelato il progetto più innovativo che si potesse immaginare, ma quantomeno poteva mostrarsi onesto, senza nemmeno rinunciare all’importantissimo messaggio che il regista voleva a tutti i costi trasmettere. Una buona storia porta con sé tutti i sottotesti di cui ha biso...

La canzone della settimana #14- Come closer: Tomora

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  Settimana complicata con poche proposte e quasi nessuna davvero meritevole di attenzione, tanto che vi siete rischiati un pezzo disco music in pieno stile anni settanta, suonato bene ma non proprio originale. In scivolata è intervenuta Tomora, che ha salvato sulla linea la nostra porta da un gol che pareva ormai fatto. Certo, forse l'intervento non è il più aggraziato che si sia visto, dato che propone un pezzo abbastanza piatto, che lavora sulle atmosfere più di quanto non faccia sulle idee. Però oh, resta un ascolto interessante. Sentite qua:

Lo spettatore #296- Chi sei tu che balli alla finestra?: Omicidio a luci rosse (Body Double, 1984)

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Per uno che di mestiere fa il regista ed è abituato a osservare il mondo attraverso la lente dell’obbiettivo, lo sguardo assume un’importanza fondamentale. Alcuni poi ne fanno una vera ossessione e ho l’impressione che Brian De Palma sia proprio uno di questi. Si sa, il grande maestro di De Palma è stato Hitchcock uno che allo sguardo attribuiva un ruolo predominante, facendo talvolta della telecamera un vero personaggio, magari silenzioso ma ben presente nella vita dei suoi racconti. Qui il citazionismo visivo e narrativo verso Hitch lo si trova in dosi abbondanti, dall’idea del telescopio puntato sulla casa di fronte, al gioco della telecamera che avvolge il movimento dei personaggi, fino all’effetto Vertigo utilizzato per enfatizzare un disturbo ossessivo del protagonista. Poi De Palma ci aggiunge una componente di elegante erotismo, che quando hai la possibilità di schierare creature come Melanie Griffith e Deborah Shelton è sempre un valore aggiunto. Chiaro, se leggendo il tiolo i...

La canzone della settimana #13- Landhouse: Long dark tunnel

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  Oggi non starò a menarvela troppo, tanto questi post risultano piuttosto ignorati. Mi limito a portare alla vostra attenzione questo pezzo che ha la capacità di suonare bene e incastonarsi nelle pieghe del cervello per non uscirne più. Per di più il testo non è nemmeno così difficile da imparare. Sotto allora: