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La canzone della settimana #45- Keep Shelly In Athens: I love You but I Don't like You

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  Alla fine sono riusciti ad entrare anche loro, ma è stata durissima. Keep Shelly In Athens è uno dei progetto ai cui sono più affezionato, tanto che in tempi antichi sono riuscito a spendere piccoli patrimoni pur di aggiudicarmi i loro album. Posso convenire con chi sostiene che questo pezzo non sia il loro punto più alto e in effetti per aggiudicarsi il posto ha dovuto combattere una dura battaglia a tre contro Pytko e Leal Neale (tutta musica piuttosto eterea a questo giro, che però ben si adatta all'autunno incerto di questi giorni). Potrei dire che l'hanno spuntata più per il nome che per l'effettiva qualità, perché i tre brani erano piuttosto vicini nel mio gusto. Ho scelto loro, così ve li faccio conoscere se non sapete chi sono e magari vi incuriosite.

Lo spettatore #328- Colui che cammina tra i filari: Grano rosso sangue (Children of the Corn, 1984)

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L’unico incontro della mia vita con Grano Rosso Sangue è stato un lampo. Lo incrociai per caso in una di quelle reti locali che trasmettevano di tutto in scarsa qualità VHS, credo a fine anni novanta o inizio anni zero. Su quello schermo c’era Malachia che urlava ordini agli altri ragazzini. Non l’ho più dimenticato. In effetti è piuttosto difficile ignorare la preponderanza del personaggio portato in scena da Courtney Gains all’interno della pellicola. Per la sua faccia particolare tutta spigoli e denti, certamente, ma soprattutto per una mimica capace di trasfigurare il volto di un adolescente non privo di una certa dolcezza, in uno spietato assassino assetato di sangue. Malachia fa decisamente paura e la sua contrapposizione con l’Isaac del già venticinquenne John Franklin (truccato in modo da sembrare affetto da vampirismo) avrebbe potuto essere il vero motore di un film che (e dico l’ennesima cosa impopolare, ma tanto siamo tra pochi intimi) è la fiera delle occasioni mancate. Ho ...

La canzone della settimana #44- The Sick Man Of Europe: Eyeless/Mindness

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Lago piuttosto spopolato questa settimana, ma a volte quando succede vuol dire che è arrivato il pesce più prestigioso e gli altri semplicemente si fanno da parte. Ora non voglio sostenere che Eyeless/Mindness sia la carpa blu tanto agognata da Sampei durante le sue peripezie. Eppure è senza dubbio un pezzo che spicca e suona da dio, figlio diretto delle suggestioni New Wave che ciclicamente tendono a spuntare fuori. Siamo tutti figli degli anni ottanta purtroppo, ma la notizia è che non deve essere per forza un male.  

Lo spettatore #327- Esistono: Per niente al mondo (2022)

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Esistono e sono tra noi. Piccole perle nascoste del nostro cinema che passano quasi inosservate in un ambiente troppo impegnato a mostrare sempre le stesse facce e a raccontare sempre le stesse storie nello stesso modo. Sono difficili da trovare, a volte impossibili se non c'è nessuno che ne segnali la presenza. Ma ci sono e fanno pensare che dopotutto qualcuno che abbia davvero a cuore il mestiere ci sia ancora. Va bene, magari Per Niente Al Mondo non è proprio un capolavoro, tuttavia vi si intuisce la necessità di raccontare una storia attraverso una visione chiara e la voglia di fare cinema. Il film parla della caduta nel baratro (come si intuisce dalla locandina) di un uomo che è all'apice del successo personale in quanto cuoco rinomato, gestore di un ristorante di successo che si appresta a ristrutturare, con una figlia adolescente che lo adora e un gruppo di amici storici uniti da un legame solido, per altro anch'essi giunti alla piena soddisfazione personale fatta di...

La canzone della settimana #43- Everythinglessness (Archive Remix): Alexander Wolfe

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 Eccoci qui, di rientro da una breve vacanza della quale voi non vi siete nemmeno accorti (anche perché giustamente non ve ne frega nulla) pronti a riaffrontare il vuoto di un'esistenza senza prospettive. Quale modo migliore per instradarci attraverso il percorso che il macchinario ha scelto per noi se non farci conquistare dai suoni distopici che gli Archive hanno voluto aggiungere a questo pezzo di Alexander Wolfe? Coraggi allora diamoci sotto immaginando lo strapotere delle macchine renderci tutti ingranaggi di carne. Evviva!

Lo spettatore #326- Il timbro degli Shy: Loro ti guardano (The Watchers, 2024)

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Quando hai un padre famoso che fa il tuo stesso mestiere è difficile affrancarsi totalmente dalla sua poetica. Vuoi perché averlo vicino influenza il tuo modo di guardare le storie, vuoi perché i distributori da un Shyamalan si aspettano qualcosa di preciso, vuoi perché le fiabe che ti raccontava da piccola erano le stesse che affascinavano lui. Forse è inevitabile quindi che la tua opera prima sappia di Shy. Loro Ti Guardavo è un film che ammicca parecchio a certe sceneggiature confuse del caro vecchio M. Una giovane donna che si perde in un bosco fantastico, un rifugio sicuro e isolato, nemici non meglio identificati che sembrano affamati e attaccano col buio. Un modo di giocare con il mistero che ha tutte le carte in regola per risultare affascinante e una messa in scena che sfiora il confine dell'horror senza attraversarlo per davvero, restando sempre orientata al racconto thriller che si svela piano piano. Solo che tra il condividere una visione e avere lo stesso tocco ce ne p...

La canzone della settimana #42- The Embassy: Antihuman

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  A volte è sufficiente la semplicità. The Embassy conquistano con un pezzo organico, dal ritmo crescente, quasi classico. Eppure, nascoste tra le pieghe della produzione si possono sentire alcune complessità, un lavoro sul suono che aggiunge profondità all'ascolto, trasformando quello che è un pezzo puramente acustico in qualcosa di più stratificato. Boh, sapessi cosa sto dicendo tutto questo avrebbe anche un senso, ma sapete com'è, infilare una sequela di termini oggi come oggi solleva il livello del relatore, quindi perché non mi ci metto anche io? Voi non badateci troppo e mettetevi in ascolto, la canzone vale la pena, promesso.