FL #17- Le avventure di un corriere: Death Stranding (2019)
Se c'è una cosa che mi infastidisce nei giochi a mondo aperto è la ridondanza delle missioni secondarie durante le quali viene richiesto di prendere un oggetto al punto A e portarlo al punto B, in una sorta di facchinaggio digitale che sulle prime è utile ad assimilare i meccanismi del gioco, ma che con il procedere della partita si rivela una trovata pigra ideata dagli sviluppatori per invogliare la perlustrazione dell’inutilmente gigantesca mappa. Tutta roba che dopo qualche ora tendo a evitare per non finire schiacciato dalla noia. Hideo Kojima, dall’alto della sua aura di infallibile genio, ha pensato bene di creare un gioco interamente basato su queste missioni da fattorino. Audace. Le prime ore di gioco su Death Stranding mi hanno levato l’entusiasmo. Immense camminate attraverso paesaggi spogli intervallate da estenuanti sessioni di chiacchiere durante le quali i personaggi non giocanti che ripetono sempre la stessa nenia (a volte anche in rapida sequenza) mi hanno offero ...