Lo spettatore #294- Arnold uccide i generi: True Lies (1994)
Al principio c’è un film di successo che sfonda i botteghini. Poi compaiono gli emuli ricchi, recitati da attori famosi o in procinto di diventarlo, affidati a registi abili e capaci: è così che nasce un genere. Subito dopo arriva la serie B a proporre copie delle migliori pellicole in formato economico, tanto per mandarle in un paio di sale prima di riversarle nel mercato dell’home video. Infine giungono le commedie che ne fanno una parodia e in quel momento il genere muore. Poi certo, entrerebbe in campo la Z, ma a quel punto è già troppo tardi. Se un regista come James Cameron accetta di mettere in piedi un progetto come True Lies significa che nel 1994 almeno un paio di generi sono pronti alla sepoltura, nella fattispecie il cinema d’azione e quello di spionaggio. L’operazione prevede infatti di mettere a referto un film tutto matto, che sfiori i generi d’ispirazione, ma che li stravolga con una trama esagerata e una sceneggiatura che le tiene il passo tra gags fisiche, battute con...