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Lo spettatore #327- Esistono: Per niente al mondo (2022)

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Esistono e sono tra noi. Piccole perle nascoste del nostro cinema che passano quasi inosservate in un ambiente troppo impegnato a mostrare sempre le stesse facce e a raccontare sempre le stesse storie nello stesso modo. Sono difficili da trovare, a volte impossibili se non c'è nessuno che ne segnali la presenza. Ma ci sono e fanno pensare che dopotutto qualcuno che abbia davvero a cuore il mestiere ci sia ancora. Va bene, magari Per Niente Al Mondo non è proprio un capolavoro, tuttavia vi si intuisce la necessità di raccontare una storia attraverso una visione chiara e la voglia di fare cinema. Il film parla della caduta nel baratro (come si intuisce dalla locandina) di un uomo che è all'apice del successo personale in quanto cuoco rinomato, gestore di un ristorante di successo che si appresta a ristrutturare, con una figlia adolescente che lo adora e un gruppo di amici storici uniti da un legame solido, per altro anch'essi giunti alla piena soddisfazione personale fatta di...

La canzone della settimana #43- Everythinglessness (Archive Remix): Alexander Wolfe

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 Eccoci qui, di rientro da una breve vacanza della quale voi non vi siete nemmeno accorti (anche perché giustamente non ve ne frega nulla) pronti a riaffrontare il vuoto di un'esistenza senza prospettive. Quale modo migliore per instradarci attraverso il percorso che il macchinario ha scelto per noi se non farci conquistare dai suoni distopici che gli Archive hanno voluto aggiungere a questo pezzo di Alexander Wolfe? Coraggi allora diamoci sotto immaginando lo strapotere delle macchine renderci tutti ingranaggi di carne. Evviva!

Lo spettatore #326- Il timbro degli Shy: Loro ti guardano (The Watchers, 2024)

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Quando hai un padre famoso che fa il tuo stesso mestiere è difficile affrancarsi totalmente dalla sua poetica. Vuoi perché averlo vicino influenza il tuo modo di guardare le storie, vuoi perché i distributori da un Shyamalan si aspettano qualcosa di preciso, vuoi perché le fiabe che ti raccontava da piccola erano le stesse che affascinavano lui. Forse è inevitabile quindi che la tua opera prima sappia di Shy. Loro Ti Guardavo è un film che ammicca parecchio a certe sceneggiature confuse del caro vecchio M. Una giovane donna che si perde in un bosco fantastico, un rifugio sicuro e isolato, nemici non meglio identificati che sembrano affamati e attaccano col buio. Un modo di giocare con il mistero che ha tutte le carte in regola per risultare affascinante e una messa in scena che sfiora il confine dell'horror senza attraversarlo per davvero, restando sempre orientata al racconto thriller che si svela piano piano. Solo che tra il condividere una visione e avere lo stesso tocco ce ne p...

La canzone della settimana #42- The Embassy: Antihuman

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  A volte è sufficiente la semplicità. The Embassy conquistano con un pezzo organico, dal ritmo crescente, quasi classico. Eppure, nascoste tra le pieghe della produzione si possono sentire alcune complessità, un lavoro sul suono che aggiunge profondità all'ascolto, trasformando quello che è un pezzo puramente acustico in qualcosa di più stratificato. Boh, sapessi cosa sto dicendo tutto questo avrebbe anche un senso, ma sapete com'è, infilare una sequela di termini oggi come oggi solleva il livello del relatore, quindi perché non mi ci metto anche io? Voi non badateci troppo e mettetevi in ascolto, la canzone vale la pena, promesso.

Lo spettatore #325- Rutger se la gode: Detective Stone (Split Second, 1992)

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Da come la buttava via ho come l’impressione che nel 1992 Rutger Hauer ne avesse già le scatole piene della serie B in cui era sprofondato. Se solo potessi tornare indietro nel tempo per avvertirlo che il peggio doveva ancora arrivare… Anche perché questo Split Second parte da presupposti più che decenti, mostrando un’estetica legata al decennio precedente unita alla denuncia dei cambiamenti climatici, provando a mettere in scena un noir classico con l’investigatore a caccia dell’assassino seriale, per poi trasformare tutto in un action thriller con il mostro. Scelte audaci e idee potenzialmente vincenti che indicano quanto qui si sia almeno tentato di produrre un film decoroso e avvincente, anche se ci si è riusciti solo in parte.  L’aspetto generale dell’opera è accattivante e presenta una Londra del futuro (2008 addirittura, l’inarrivabile secondo millennio) semi sommersa dalla pioggia incessante e invasa dai ratti che nel putridume ci sguazzano. Un modo di rappresentare l’acqua...

La canzone della settimana #41- The Watergirls: The Whole Of The Moon

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Son dovuto tornare a cercare nella pescata precedente, perché tanta ricchezza ha avuto un prezzo molto caro. Sto giro son tornato dal laghetto con le pive nel sacco, ma per fortuna l'abbondanza post-ferragostana aveva in serbo abbastanza pesci da gonfiare l'acquario. Ecco quindi questa canzone dal titolo ammiccante (pare che un pezzo simile l'abbiano scritto pure i Waterboys perché la simpatia regna sovrana nell'ambiente dello showbiz) e dal sound molto radiofonico, che verso la fine mi ha riportato alla mente rimembranze da french touch. Ma non andiamo oltre con le chiacchiere (che stanno a zero come il nostro calcio) e ascoltiamoci questo bel pezzettino:

Lo spettatore #324- La voce dell'oracolo: Idiocracy (2006)

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Buon ultimo sono arrivato anche io a mettere gli occhi davanti a uno dei film tra i più menzionati, in quanto legittimato di essere premonitore della nostra società. L’avrò sentito citare milioni di volte a proposito della deriva che, oltre oceano ma non solo, ha preso l’umanità occidentale. Come se il film fosse stato girato nel 1660 e non in un 2006 dove le cose già stavano in un certo modo. Idiocracy è una commedia demenziale e, se un po’ mi conoscete, sapete che con questa premessa partiamo malissimo. Io non rido mai, tantomeno davanti a un film e se non sei gli ZAZ o Mel Brooks difficilmente puoi spezzare questa realtà. Tuttavia Mike Judge (aiutato alla sceneggiatura da Ethan Cohen, nientemeno) ci prova con tutte le sue forze, devo dargliene atto. La sua abilità nello spostare la manopola dell’assurdo a livelli alti è certificata da quel paio di gag che effettivamente sono riuscite a intaccare il mio sistema nervoso simpatico, perché ben posizionate e perfettamente coerenti. Tutta...