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Lo spettatore #310- Il pessimismo fantascientifico: 2022 I sopravvissuti (Soylent Green, 1973)

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Quando penso alla fantascienza di una volta mi vengono spesso in mente civiltà decadenti stipate in città dall’apparenza lussureggiante, dove magari il livello dell’appartamento in cui si vive è anche simbolo di grado sociale, con strade umide e malaticce e grandi grattacieli pieni di schermi e luci sfavillanti. Ecco, Soylent Green rinuncia a quasi tutto questo, proponendo un mondo in rovina senza nessuna speranza, che quasi aspetta l’estinzione come atto liberatorio. Forse l’opera più pessimista che mi sia capitato di vedere. Una rinuncia a qualsiasi fuoco di ribellione. Il film, come forse avrete intuito dal titolo, è ambientato nel 2022, il che lo proietta in un mondo retro-futuristico che potrebbe anche far sorridere chi nei duemila ha entrambe le scarpe. Per quanto sia assurdo pensarlo, però, fino agli anni novanta parlare del 2000 significava immaginare l’ignoto, un futuro talmente inaccessibile da poterci infilare dentro di tutto, un passaggio di testimone tra millenni portator...

La canzone della settimana #26- Georgia Knight: Mingle

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  Rieccoci subito alla normale programmazione. Dopo la settimana scorsa priva di evidenti brani pubblicabili, torniamo a proporre qualcosa di recente grazie a Georgia Knight e a questo suo pezzo che sa di polvere, ma anche di notti urbane troppo calde e pregne dell'odore di scarico fognario. Quei contesti noir che tanto amiamo, dove le azioni si fanno sordide e la giustizia procede lontana, attirata delle sfavillanti luci del centro. Lo so, sto scrivendo la solita sequenza di stronzate, ma abbiate pazienza. É estate, la stagione che uccide il pensiero. Quello che conta è la canzone, quindi eccovela qui:

Lo spettatore #309- Tornare bambini: Yattaman (2011)

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Anche io, come tanti bambini della mia generazione, son venuto su a cartoni animati giapponesi. Tuttavia, a differenza di molti altri, non mi sono fatto trascinare dal soft power nipponico evitando di appassionarmi a qualunque cosa provenisse dal Sol Levante. Per me si trattava di mero intrattenimento, divertente perché i bambini quando vedono tanti colori vanno fuori di melone, ma intrattenimento. Oddio, magari all’epoca ci tenevo a quegli eroi, cosa volete che mi ricordi? Oggi come oggi, però, non hanno più alcun significato. Eppure son finito a guardare: Yattaman poi è uno di quei prodotti i cui ricordi nella mia testa sono più confusi e si mischiano a Muteking e chissà quanti altri prodotti con i combattenti colorati. Ho una vaga eco della sigla to’, ma non mi spingo oltre. Il film di Takashi Miike mi ha aiutato a contestualizzare, anche se chiaramente l’unico breve brivido nostalgico mi si è acceso quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Miss Dronio, il vero motivo per il qual...

La canzone della settimana edizione speciale- Milo Korbenski: Booksmart Hunny

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  Settimana particolare questa. Ci sono stati dei brani capaci di conquistare la playlist principale, ma nessuno di questi così intrigante da meritarsi la menzione ufficiale sull'ambitissimo blog del qui presente vostro adoratissimo. Sapevo sarebbe successo prima o poi, stava scritto nel codice genetico di questa rubrica che una volta sopraggiunta la brutta stagione la mancanza di tempo e di occasioni avrebbe ridotto le possibilità di capire bene le canzoni che mi sarebbero passate tra i lobi. Così ho da sempre pronte le riserve, roba che se questa rubrica fosse nata prima avrebbero certamente già trovato il loro spazio. Un'occasione per non sprecare buona musica e ridarle la giusta vetrina (che poi, se questa è una vetrina siamo a posto). Quindi via con questo pezzo di un paio di anni fa, una canzone che per molto tempo è diventata quasi un'ossessione. Roba che ballerei persino io se fossi un essere umano e non una sofisticata intelligenza artificiale creata per il dominio...

Lo spettatore #308- Giustizieri divini: Frailty (2001)

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Bill Paxton è uno di quegli attori che si vedono un po’ dappertutto. Una faccia alla quale ci si abitua facilmente e che a un certo punto si guadagna anche un po’ di affetto. Non tutti sanno però che Paxton tentò anche la strada della regia dando alla luce il film di oggi, un prodotto pieno di promesse non seguite dai fatti. Frailty è un thriller figlio della sua epoca, costruito sui depistaggi e su una storia raccontata da un sedicente testimone, un tizio che potrebbe mentire come dire l’assoluta verità. Chiaro che uno spettatore in arrivo dalla visione dei Soliti Sospetti (tanto per citare un nome a caso) ha già l'orecchio allenato agli interrogatori e forse Paxton conta proprio su questo mentre butta giù una trama che sa di psicosi religiosa. C’è Mc, tra l’altro, in uno dei primi ruoli di peso della sua carriera. Ma il ragazzo è ancora da fare e si vede da come è preoccupato di mostrare lo sguardo intenso e la posa misteriosa, a caccia di un fascino che forse ancora non maneggia...

La canzone della settimana #25- The Inch: Switch It Off

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In verità talvolta è facile, basta un ascolto e già si ha ben chiaro il destino di una canzone. Switch It Off suona bene e questo è probabilmente il suo miglior pregio, un pezzo prodotto con buona cura, ricercato in un certo senso. É stato amore a al primo impatto. Certo, una settimana in più e forse il risultato non sarebbe stato così sicuro, ma questa è un altra storia che nessuno racconterà mai.  

Lo spettatore #307- La macchina ribelle: Companion (2025)

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Quando un film funziona ci si può trovare dentro un po’ quello che si vuole. Ho letto molte interpretazioni riguardo Companion e ogni volta è come se mi fosse stato tolto un pezzo di voglia di vederlo. Ci sta tutto del resto, dal ribaltamento del tema espresso da Ira Levin con la sua Donna Perfetta al concetto di emancipazione femminile, dalle relazioni tossiche al complesso rapporto che coltiviamo con l’intelligenza artificiale, dalla responsabilità personale in un delitto al ruolo della società nel plasmare atti e coscienze. Sono tutte letture valide che con più o meno sforzo possono essere applicate alla pellicola di Drew Hancock senza timore di lasciarsi sfuggire il punto. Tuttavia Companion non è un’opera teorica e parlare solo di queste cose rischia di lasciare da parte il fatto che si tratta soprattutto di un film divertente. Si perché Companion è la storia di un inseguimento, di un robot in fuga anche dalla sua innocenza algoritmica, che vuole vivere anche se non è vivo e che è...