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Lo spettatore #312- L'amico di noi bambini: Ratataplan (1979)

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Quando ero bambino adoravo Maurizio Nichetti: era un tizio simpatico, colorato e psichedelico che faceva divertire grazie a trasmissioni come Pista!, roba da TV dei ragazzi anni ottanta che oggi non usa più. Poi Nichetti è sparito dai riflettori. Magari ha fatto bene. In effetti gli anni ottanta hanno rappresentato per Nichetti l’opportunità da cogliere, figlia del successo sorprendente di un film girato con una manciata di spiccioli e con ambizioni relative. Il fatto è che Ratataplan è un prodotto fresco anche visto oggi. Un progetto entusiasta e allegro portato in scena da un comico alla sua prima regia che aveva bene in mente riferimenti precisi, come le scenette del cinema muto e l’umorismo non-sense di certe gag dei Monty Pyton. Il botto del film fu clamoroso, tanto da divenire un’opera molto amata anche all’estero, perché universale (almeno in alcune scelte) e frenetica. La storia, per quanto di storia si possa parlare, racconta le avventure di Colombo, ingegnere e geniale inven...

La canzone della settimana #28- Gently Tender: Go Get It!

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Questa settimana vi propongo un pezzo dall'anima malinconica, perché ha un sapore che potenzialmente per me potrebbe diventare indispensabile. Non va trascurato nemmeno che non si tratta del pezzo tipico estivo, quello che chiama calore e spiagge, perché secondo me non ce n'è nessun bisogno. Uno perché le spiagge andrebbero mutate in foreste e dovrebbe essere proibito l'accesso. Due perché di caldo ce n'è già a sufficienza per i prossimi dieci anni, mi rende scontroso e non mi fa dormire. Certo, questa canzone non aiuterà a rinfrescarsi, ma per quello non c'è via di scampo.   

10 anni

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31 Gennaio 2016. Sono passati più di dieci anni dal primo contenuto pubblicato in questo blog e io non me ne sono nemmeno accorto. O meglio, sento benissimo il trascorrere del tempo perché sono vecchio come un fossile, ma che quest’anno cadesse la ricorrenza l’ho scoperto per caso, cercando tra alcuni vecchi post per motivi altri. AugIuri a me dunque. Certi anniversari solitamente tornano buoni per tracciare consuntivi, però qui si rischia di sbattere il grugno sulla realtà di uno spazio che, se dovessimo consideralo come un progetto editoriale, avrebbe dovuto chiudere già molti anni fa. O quantomeno venire riconsiderato profondamente. Dopo l’effimera esplosione favorita dagli strani conteggi che la piattaforma faceva ai tempi di G+, infatti, il blog non ha realizzato numeri, mai, nemmeno per caso. Le cause di questa disaffezione della rete nei suoi confronti sono probabilmente molteplici e analizzarle tutte è un esercizio che se fossi un bravo blogger avrei già fatto. Ma sapete com’è,...

Lo spettatore #311- Opulenza: Babylon (2022)

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Ho atteso molto prima di affrontare Babylon e mi ci sono avvicinato con le pinzette, terrorizzato dal rischio di trovarmi di fronte un’opera tutta estetica girata da uno a cui piace farsi notare. Invece… Damien Chazelle ama molto il cinema classico della vecchia Holywood, ce l’ha già fatto vedere . Tuttavia forse ama ancora di più lo sfarzo che raccontano le leggende, un modo di vivere leggiadro da Belle Epoque che pare ammantasse le colline sopra El Pueblo de Nuestra Señora la Reina Virgen de los Ángeles del Río de la Porciúncula de Asís agli albori dell’esplosione dell’intrattenimento cinematografico. Per farci capire quale sia la sua idea di tale edonistica leggerezza ci introduce al film con una festa lunga un miliardo di minuti, durante la quale la nuova aristocrazia di artisti e saltimbanchi si lascia andare ad atteggiamenti degni della corte di Caligola, tra alcol, droghe e sesso in dosi abbondanti all’interno di una villa che un magnate dell’industria adibisce a nuovo foro e ne...

La canzone della settimana #27- Rueben Bullock: All That Light

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É iniziata quella stagione di merda che tutti amate così tanto da essere costretti a pentirvene, perché si tratta di un sentimento non corrisposto da parte di una stronza che da voi vuole solo gli umori e la disidratazione. Bravi davvero, mi ricordate certi politici che adulano il presidente di una superpotenza qualsiasi per poi essere presi in giro in mondovisione davanti a tutti. Ma cambiamo discorso: per quanto bonificata, una palude rimane una palude e quando questa minchia di stagione esplode pare di essere nella Louisiana dei film, quel posto umido e putrescente pieno di zanzare grandi come una mano. Ecco, per aiutare tutti noi ad ambientarci con questa realtà ho scelto un pezzo che ricorda il blues, caratterizzato da una voce potente e calda che ci aiuterà nell'immedesimazione.  Spero vi piaccia, perché anche se non vi piace questo caldo di merda resisterà comunque e ci consumerà l'anima per i prossimi quattro mesi. Grazie estate, servi veramente a un cazzo.

Lo spettatore #310- Il pessimismo fantascientifico: 2022 I sopravvissuti (Soylent Green, 1973)

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Quando penso alla fantascienza di una volta mi vengono spesso in mente civiltà decadenti stipate in città dall’apparenza lussureggiante, dove magari il livello dell’appartamento in cui si vive è anche simbolo di grado sociale, con strade umide e malaticce e grandi grattacieli pieni di schermi e luci sfavillanti. Ecco, Soylent Green rinuncia a quasi tutto questo, proponendo un mondo in rovina senza nessuna speranza, che quasi aspetta l’estinzione come atto liberatorio. Forse l’opera più pessimista che mi sia capitato di vedere. Una rinuncia a qualsiasi fuoco di ribellione. Il film, come forse avrete intuito dal titolo, è ambientato nel 2022, il che lo proietta in un mondo retro-futuristico che potrebbe anche far sorridere chi nei duemila ha entrambe le scarpe. Per quanto sia assurdo pensarlo, però, fino agli anni novanta parlare del 2000 significava immaginare l’ignoto, un futuro talmente inaccessibile da poterci infilare dentro di tutto, un passaggio di testimone tra millenni portator...

La canzone della settimana #26- Georgia Knight: Mingle

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  Rieccoci subito alla normale programmazione. Dopo la settimana scorsa priva di evidenti brani pubblicabili, torniamo a proporre qualcosa di recente grazie a Georgia Knight e a questo suo pezzo che sa di polvere, ma anche di notti urbane troppo calde e pregne dell'odore di scarico fognario. Quei contesti noir che tanto amiamo, dove le azioni si fanno sordide e la giustizia procede lontana, attirata delle sfavillanti luci del centro. Lo so, sto scrivendo la solita sequenza di stronzate, ma abbiate pazienza. É estate, la stagione che uccide il pensiero. Quello che conta è la canzone, quindi eccovela qui: