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FL #20- Il fiuto del gatto: Blacksad: Under The Skin (2019)

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Blacksad Under The Skin è un’avventura grafica di quelle che rappresentano il nucleo principale della proposta Microids. Nei panni del gatto Blacksad attraversiamo le vie di una New York di fine anni quaranta ingaggiati dalla figlia di Joe Dunn, il proprietario di una piccola palestra pugilistica trovato impiccato all’interno del suo locale. Il nostro compito sarà indagare, trovare indizi e ricavare deduzioni in modo da sbrogliare una matassa molto più complessa e ramificata di quanto non sembri all’inizio, all’interno di un contesto fatto di malavita, affari sporchi e personaggi al limite come in ogni noir che si rispetti. In Blacksad ci muoviamo all’interno di un ambiente 3D alla ricerca di oggetti o conversazioni importanti e, se si esclude qualche quick time event durante gli innumerevoli filmati, queste sono le uniche azioni richieste al giocatore, che per il resto è trasportato all’interno di una storia sulla quale ha dei margini di intervento sulla cui entità urgerebbe una secon...

Lo spettatore #321- Plastica rosa e rivendicazioni: Barbie (2023)

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Forse vi starete chiedendo perché mi sia deciso a guardare Barbie in questo 2026, lasciando le chiacchiere e i meme lontani tre anni. Ecco, magari la risposta è insita nella domanda, che però, come spesso succede, è sbagliata. L’interrogativo che mi porrei se fossi un ipotetico interlocutore sarebbe: ma perché uno come me deciso di guardare un film come Barbie? In effetti a spingermi è stata la curiosità per una narrazione costruita sul filo dell’assurdo, all’interno di un’atmosfera psichedelica e colorata non priva di trovate brillanti e battute indovinate, tutti elementi di una storia che sfrutta un’icona dell’infanzia occidentale per trasformarla in qualcosa di differente, forse persino strano. Chiaramente un esperimento diverso rispetto a quelli tentati dalle trasposizioni horror dei pupazzi come ne abbiamo viste fin troppe di recente, piuttosto parliamo di una commedia dal potenziale demenziale messa in piedi con l’ambizione di raccontare qualcosa di più profondo. Margot Robbie ...

La canzone della settimana #37- Alexander Dexter Jones: Tough Guy

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  I don't like reggae, I hate it. Potrei parafrasare con le note di una canzone famosa il mio sentimento verso un genere che non ho mai sopportato, con quei dannati suoni caraibici, l'allegria e tutte quelle robacce lì. Eppure non sono un fanatico e sono capace anche di aperture insospettabili. Chiunque, se dovesse comporre un brano decente, ha la possibilità di giocarsi un posto in questo spazio (che tra l'altro è il trofeo più ambito dagli artisti di ogni latitudine). La dimostrazione è questa Tough Guy di Alexander Dexter Jones, che ricorda in modo fin troppo esplicito il pezzo citato in apertura (ma il reggae è tutto uguale, lo sa chiunque) eppure sfonda la barriera del mio rifiuto per il genere collocandosi in questo spazio, scrivendo, nei fatti, la storia di internet. Insomma, pur riluttante perché così non educo nessuno a detestare con me il dannato reggae, mi tocca farvi ascoltare il brano:

FL#19- Il titolo spiega già tutto: Uncharted, l'eredità perduta (2022)

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Avrei fatto meglio ad aspettare un po’ prima di giocare L’Eredità Perduta, perché l’esperienza con Uncharted 4 era ancora troppo fresca e questo forse ha tolto valore a un prodotto che così male alla fine non era. Almeno se rapportato al titolo da cui è nato. Si perché  sul fatto che l’Eredità Perduta sia sostanzialmente un DLC autonomo credo non possano sussistere dubbi e giocarlo in fila al 4° capitolo della saga rende evidente l’utilizzo delle stesse meccaniche rese nel medesimo modo. Il che di per sé non sarebbe niente di male, non fosse che Naughty Dog propone ai suoi utenti un prodotto che cambia la faccia dei protagonisti e una cosa così, in un panorama conservatore come quello del popolo vidogiocante, rischia sempre di produrre clamore. Io stesso, che ho conosciuto Nathan Drake solo di recente, ho faticato a entrare in sintonia con Chloe Frazer e la compagna di avventure Nadine Ross  e posso solo immaginare lo smarrimento di chi si sia trovato per le mani una sorpresa ...

Lo spettatore #320- Un percorso accidentato: Un film fatto per Bene (2025)

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Purtroppo devo ammettere di non essere un conoscitore dell’opera di Franco Maresco. Di lui ricordo solamente vaghi episodi di Cinico TV, esperimento affascinate che catalizzava lo sguardo ma che all’epoca ero troppo giovane e stupido per capire. Per fortuna è lo stesso regista a costruire un riassunto su ciò che è stato. Ovviamente a modo suo. Il film, come si intuisce dal titolo, prende spunto dall’idea di dirigere una pellicola su un episodio poco noto della vita di Carmelo Bene, commediografo dissacrante a cui il regista siciliano si sente legato. Solo che tutto va in vacca, il progetto salta e Maresco, deluso e frustrato, si ritira dalla vita pubblica lasciando i suoi collaboratori senza direzione. Ecco, con questo presupposto Maresco monta una sorta di documentario sulla sua stessa opera, approfittando delle ricerche di amici e colleghi per analizzare le motivazioni che si celano dietro a uno stile che gli ha sempre causato parecchi grattacapi. Alla base del racconto c’è l’ironia ...

La canzone della settimana #36- Daniel Lah: Don't Looking Back Anymore

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  Periodo di magra per quanto riguarda le uscite interessanti e, come spesso accade, a lenire il dolore dell'assenza arriva Daniel Lah, artista che proprio non riesco ad afferrare, ma che quantomeno sa costruire brani beverini di facile assimilazione che tornano sempre utili quando le cose si fanno complicate. Questo pezzo parte strano anche per un tizio come lui, ma ben presto le sonorità tipiche del Danielone si prendono la scena. Chiaro, come tutte le volte anche in questa occasione la sua canzone è destinata a evaporare in fretta, ma almeno ci ha salvato questa domenica di mezza estate.

Iuri legge per voi: Senza sapere come (2025) di Annmaria Fassio

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  C’è una certa particolarità nello scrivere gialli da parte delle autrici. Una sorta di intimismo diverso, che non saprei davvero definire, ma che incontro quasi sempre quando ho per le mani l’opera di una scrittrice. Senza Sapere Come conferma la sensazione, proponendo una storia che si alterna tra tempi diversi, con molti personaggi, in una vastità di ambientazioni tra le quali spicca una Genova noir molto caratteristica. Forse però c’è troppa carne al fuoco in questo romanzo, che si sforza di mettere su pagina una vicenda in cui ogni cosa va al suo posto, ma chiede un po’ troppo a se stesso, tanto che non tutti i tasselli trovano il giusto spazio finendo per perdersi. Il filo che dovrebbe legare tutti i personaggi e lo spazio tempo dentro al quale si muovono è sottilissimo, quasi evanescente e l'elemento che collega tutto arriva quasi per caso, senza che nessuno dei protagonisti sembri davvero essere sulla strada giusta per capirci qualcosa. Lo svelamento dell’intreccio avviene...