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Lo spettatore #306- Con l'educazione si risolve sempre tutto: Freaks (1932)

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Ai classici occorre sempre dare un’occhiata, specialmente se negli anni hanno attraversato mille peripezie arrivando a noi ricoperti dalla patina del mito. Freaks è stato rifiutato, dileggiato e vilipeso, eppure sta arrivando ai cent’anni ancora arzillo come un giovanotto perché ciò che racconta ha un valore che supera il tempo. A costare la messa al bando in molti luoghi del mondo alla pellicola di Tod Browing è stato l’utilizzo sullo schermo di autentici disabili gravi, persone con malformazioni grottesche che ripugnavano gli spettatori. Si potrebbe pensare che Browning fosse stato accusato di sfruttare i suoi freaks come fenomeni da baraccone, alla stregua di quanto faceva Barnum con il suo circo, ma non fu una questione di sensibilità ad alzare il livello di censura, quanto la paura di fronte a qualcosa decisa dalla sorte e la consapevolezza che potesse capitare a tutti. Anche perché, a guardar bene, Browining e lo sceneggiatore Clarence Robbins non ridicolizzano i loro personaggi ...

La canzone della settimana #23- Josy Basar: Andrè

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  Settimana magrissima questa, tanto che solo un pezzo è riuscito a qualificarsi per la playlist dell'immortalità. Una canzone per altro che arriva da oltralpe, da quella Francia che tanto amiamo e altrettanto odiamo. Ma chi se ne frega dei sentimenti, sono sempre stati sopravvalutati. A contare sono le azioni, i fatti. E i fatti qui ci dicono che il signor Josy Basar ha messo su un bel pezzetto ballabile che magari non suona nuovo di zecca, ma che riempie le casse e fa andare le gambe. Anche se io non ballo, sia chiaro. Una canzone dal sapore tipicamente francese, molto pop, che farà la gioia degli appassionati. Poi, appassionati di cosa non saprei. Salùt.

Iuri legge per voi: Leone- Partita Doppia (2025) di Pierfrancesco Prosperi

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A volte si sente il bisogno di alleggerire la pressione, di affrontare qualcosa di leggero senza messaggi da interpretare e personaggi profondi in cui immedesimarsi. Magari un bel romanzo d'azione, tutto tensione, con un finale scontato per gli eroi che lo animano ma non privo di colpi di scena. Ho pensato di poter trovare ciò che stavo cercando in edicola, dentro quella collana Segretissimi di Mondadori che mi regalò una sorpresa qualche mese fa. Ma immagino ci sia un limite anche all'evasione, perché al termine della lettura odierna mi sono trovato atterrito da una serie di elementi che messi giù tutti insieme hanno fatto saltare il tappo. Non parlo di competenza dell'autore, a scanso di equivoci, che scrive la storia con una prosa filante e piacevole, cosa che nei libri da edicola non è così scontata. Penso proprio alla costruzione della trama, sfilacciata e rocambolesca fino a diventare un po' troppo assurda. Partita Doppia è la stesura di due romanzi brevi intrecc...

Lo spettatore #305- Sentirsi sporchi: Non si sevizia un paperino (1972)

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Capita, a volte, che alcuni film mettano a disagio. Penso a certi racconti dalla psicologia contorta, che puntano a disturbare attraverso la messa in scena non convenzionale, oppure pellicole dall’aspetto onirico che levano riferimenti ai quali siamo abituati. Ecco, un altro modo che si può utilizzare per creare tale effetto è quello di far sentire sporco lo spettatore, un’arte che il film di oggi maneggia con perizia. La prima parte della visione lavora molto su questa sensazione, utilizzando la classica ambientazione da paesino ai confini della modernità, scegliendo con crudeltà le vittime della storia e giocando maliziosamente con le indagini, proponendo possibili colpevoli apparentemente in grado di compiere qualsiasi nefandezza, forse addirittura appartenenti a sette dominate da stregoni inafferrabili. Per capirne la forza, però, il prodotto va inserito nel contesto dell’anno di uscita, un 1972 in cui l’ambientazione di confine assumeva un senso ancora maggiore rispetto a quello...

La canzone della settimana #22- A Place To Bury Stangers: Do It All Again

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Gli A Place To Bury Strangers stanno preparando qualcosa. A testimoniarlo la notevole quantità di singoli rilasciati nell'ultimo periodo. Naturale quindi che prima o poi uno dei gruppi più rilevanti sopravvissuti all'atomizzazione delle piattaforme occupasse questo spazio riempipista. Del resto ascolto sempre volentieri le loro proposte e, pur se raramente riescano a produrre singoli che mi facciano battere abbastanza il cuore, sono sicuro che questa non sarà la loro ultima presenza qui dentro. Intanto però godetevi il brano, che non è sicuramente roba per tutti i palati, ma che se aprirà una breccia resterà con voi a lungo:  

Lo spettatore #304- Una passeggiata nel bosco: In A Violent Nature (2024)

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Per noi che siamo cresciuti sotto l’ala protettiva dei Michael, dei Jason e dei Freddy, In A violent Nature è come una giornata a lavoro con papà. Occhio però, che alla fine bisogna scrivere il tema. In effetti a Chris Nash costruire uno slasher a eliminazione diretta nel 2024 doveva sembrare un esercizio sterile, che tanto dei personaggi destinati agli istinti del mostro non interessa niente a nessuno. Perché non ribaltare il punto di vista quindi, puntando la telecamera sul killer e mettendo sullo schermo tutto lo sbattimento che questi esseri devono sorbirsi quando qualche camperista ebete decide di andare a rompergli le balle. Idea intrigante non c’è dubbio, che tuttavia espone il film a qualche controindicazione. Se di solito l’horror è visto dalla prospettiva delle potenziali vittime un motivo c’è e prende il nome di tensione. Per quanto i personaggi che popolano questo genere particolare siano degli insopportabili imbecilli che vorremmo vedere spiattellati male, è anche vero che...

La canzone della settimana #21: Soundwall: Final Countdown

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  Lo so, la foto... Diciamo che non avendo trovato nulla di specifico vi accendo il ricordo della versione originale del pezzo di oggi, una roba così tamarramente anni ottanta da sembrare fantastica o imbarazzante a giorni alterni.  Ebbene si, anche stavolta vi propongo una cover e sembra che mi sia arreso e me la voglia giocare facile in ogni occasione. Posso solo dire che, nonostante il pezzo arrivi da una serie TV che non conosco ma che voi forse avrete visto, mi è sembrata la cosa più particolare del periodo preso in esame. In verità c'erano almeno altri due brani che potevano giocarsela, ma non sono riuscito a trovare il tempo per scandagliarli bene, mentre questo, probabilmente perché figlio carino di un abominio, mi è subito entrato in testa.  Quantomeno non ci sono altre cover in vista per il prossimo futuro. Intanto provate a dirmi come suona questa: