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Lo spettatore #325- Rutger se la gode: Detective Stone (Split Second, 1992)

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Da come la buttava via ho come l’impressione che nel 1992 Rutger Hauer ne avesse già le scatole piene della serie B in cui era sprofondato. Se solo potessi tornare indietro nel tempo per avvertirlo che il peggio doveva ancora arrivare… Anche perché questo Split Second parte da presupposti più che decenti, mostrando un’estetica legata al decennio precedente unita alla denuncia dei cambiamenti climatici, provando a mettere in scena un noir classico con l’investigatore a caccia dell’assassino seriale, per poi trasformare tutto in un action thriller con il mostro. Scelte audaci e idee potenzialmente vincenti che indicano quanto qui si sia almeno tentato di produrre un film decoroso e avvincente, anche se ci si è riusciti solo in parte.  L’aspetto generale dell’opera è accattivante e presenta una Londra del futuro (2008 addirittura, l’inarrivabile secondo millennio) semi sommersa dalla pioggia incessante e invasa dai ratti che nel putridume ci sguazzano. Un modo di rappresentare l’acqua...

La canzone della settimana #41- The Watergirls: The Whole Of The Moon

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Son dovuto tornare a cercare nella pescata precedente, perché tanta ricchezza ha avuto un prezzo molto caro. Sto giro son tornato dal laghetto con le pive nel sacco, ma per fortuna l'abbondanza post-ferragostana aveva in serbo abbastanza pesci da gonfiare l'acquario. Ecco quindi questa canzone dal titolo ammiccante (pare che un pezzo simile l'abbiano scritto pure i Waterboys perché la simpatia regna sovrana nell'ambiente dello showbiz) e dal sound molto radiofonico, che verso la fine mi ha riportato alla mente rimembranze da french touch. Ma non andiamo oltre con le chiacchiere (che stanno a zero come il nostro calcio) e ascoltiamoci questo bel pezzettino:

Lo spettatore #324- La voce dell'oracolo: Idiocracy (2006)

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Buon ultimo sono arrivato anche io a mettere gli occhi davanti a uno dei film tra i più menzionati, in quanto legittimato di essere premonitore della nostra società. L’avrò sentito citare milioni di volte a proposito della deriva che, oltre oceano ma non solo, ha preso l’umanità occidentale. Come se il film fosse stato girato nel 1660 e non in un 2006 dove le cose già stavano in un certo modo. Idiocracy è una commedia demenziale e, se un po’ mi conoscete, sapete che con questa premessa partiamo malissimo. Io non rido mai, tantomeno davanti a un film e se non sei gli ZAZ o Mel Brooks difficilmente puoi spezzare questa realtà. Tuttavia Mike Judge (aiutato alla sceneggiatura da Ethan Cohen, nientemeno) ci prova con tutte le sue forze, devo dargliene atto. La sua abilità nello spostare la manopola dell’assurdo a livelli alti è certificata da quel paio di gag che effettivamente sono riuscite a intaccare il mio sistema nervoso simpatico, perché ben posizionate e perfettamente coerenti. Tutta...

La canzone della settimana #40- Agnes Obel: Laymelli

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I bagordi di ferragosto devono aver fornito grande ispirazione agli artisti in giro per il mondo, perché la settimana successiva è stata una delle più ricche che questa ancor giovane rubrica ricordi. Setacciando il bottino, poi, ho anche notato una qualità insospettabilmente alta così da permettermi di agguantare un numero indicibile di pezzi nuovi e album da inserire nella lista degli ascolti.  Verrebbe da pensare che la scelta sia stata difficile, eppure non è così. Ci ha pensato Agnes Obel a sparecchiare il tavolo con un pezzo che mi ricorda vagamente i Foals (e io adoro i Foals) e che lei interpreta divinamente perché è un'artista vera. Non posso far altro che proporvelo e lasciarvi immaginare quanta roba vi siete persi.

Lo spettatore #323- Il mito decadente: The Old Way (2023)

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Io credo che se esiste un sentimento capace di farci capire chi siano gli americani, questo potrebbe essere il rimpianto che caratterizza la loro narrazione quando parlano del vecchio west nel momento in cui smise di essere far. A loro l’anarchia della sopraffazione manca. Magari era quello il vero sogno che tanto gli piace venderci. Il Wyoming si sta facendo stato e con questo prestigio gli tocca di sorbirsi tutte quelle noiose incombenze importate dai dannati yankee, ovvero processi, forze dell’ordine, eccetera. Ma chi glielo va a spiegare al faccione pacioso di Colton Briggs, ex pistolero senza paura a cui hanno appena ucciso la moglie? Come da classico del genere l’uomo con le fattezze di Nicholas Cage si lancia all’inseguimento della banda di malfattori, lavorando meglio della legge e con più determinazione. Vi direi che non si tratta del soggetto più originale della storia, non fosse per due particolari che muovono un poco le acque stagnanti: il fatto che in realtà quella alla qu...

La canzone della settimana #39- Phil Collins: Tomorrow Never Knows (Outtake)

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  Va bene, va bene, questa volta l'impressione è che io stia barando, ma aspettate un attimo. Lo so benissimo che Tomorrow Never Knows è un pezzo del 1981, ma questa versione outtake è uscita in agosto  quindi tecnicamente entra a pieno diritto nella selezione. Che colpa ne ho io se suona ancora divinamente nonostante tutti gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione originale? Del resto Phil era il preferito di Patrick Bateman , qualcosa vorrà dire secondo me, magari che sotto sotto io PB siamo spiriti affini. Può darsi che ci fosse anche dell'altro in questo pescato, non dico di no, ma provate ad ascoltare Phil e ditemi che non l'avreste scelto mentre mi guardate dritto negli occhi. Forse si, ho un po' barato, eppure credo sia per una giusta causa.

Iuri legge per voi: No Exit (2018) di Taylor Adams

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Mi piacciono le storie confinate dentro un luogo chiuso, magari con una tormenta di neve fuori a impedire la fuga e un contesto dove l’eroe si trova isolato con degli sconosciuti dei quali non sa se fidarsi. Una struttura classica se volete, che No Exit riesce a far funzionare grazie a un buon equilibrio di trama e a delle svolte indovinate che rendono la lettura intrigante per buona parte del suo svolgimento. Un’opera che sa intrattenere e rendere il lettore partecipe, scritta tenendo bene in mente la situazione e restando allacciata all’ambientazione, sempre ricordandosi che la tormenta prima o poi passerà e il resto del mondo tornerà ad essere raggiungibile. Tutto in una notte quindi, la peggiore notte che poteva capitare a una studentessa universitaria avviatasi in viaggio con un tempo da cani per raggiungere la madre malata. Una protagonista tutto sommato ben disegnata, che accompagna il lettore dentro un’avventura che a volte va un po’ oltre le righe per via di soluzioni che maga...