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La canzone della settimana #47: Agnes Obel- Dream Me Now

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  Si lo so, non è passato molto tempo dall'ultima volta che Agnes Obel è passata a trovarci tra queste pagine, ma cosa vi devo dire? É come quando vedi Max Verstappen esibirsi su di un'auto da corsa, lo capisci subito che si tratta di un'altra categoria. Con la nostra signora in questione accade più o meno la stessa cosa: magari ci sono brani che nel corso della settimana attirano l'attenzione, solo che poi arriva lei e spazza via tutti. Succede quando ce l'hai, c'è poco da fare. Per di più Agnes ha appena dato alle stampe il nuovo album, quindi è anche naturale che il Release Radar di Spotify si riempia di canzoni estratte proprio da lì. Del resto lo sanno anche gli algoritmi: con lei ne vale sempre la pena:

Lo spettatore #330- Carezze: La città incantata (Sen to Chichiro no kamikakushi, 2001)

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L’animazione è una tecnica come un’altra, anzi spesso vantaggiosa per poter rappresentare qualunque genere potendo spingere forte sull’impatto visivo. Eppure faccio sempre fatica ad approcciarmici e quando lo faccio spesso mi trovo disorientato. Questa ritrosia mi ha spinto lontano anche da molti capolavori del genere, come quello di oggi. Un peccato dopotutto perché certi film hanno il potere di farti stare bene come una pomata rigenerante su una scottatura. La Città Incantata racconta una storia per ragazzi, certo, ma lo fa in un modo talmente coinvolgente da attrarre anche me che di incantato non ho proprio niente. Come ci riesca poi è difficile da spiegare perché probabilmente è un insieme di incantesimi a produrre la magia: dalla malia della storia al carattere della protagonista, dalla dolcezza degli spiriti alla fantasia nel rappresentarli, dalla qualità dei disegni alle piccole trovate escogitate per animarli. Proprio quest’ultimo fattore mia ha colpito prima di tutti gli altri...

La canzone della settimana #46- Hamish Hawk: Intriguer/Tenderness

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Settimana tosta, fatta di scelte complicate. Una finale abbastanza ricca di brani, nessuno dei quali è stato capace di entrarmi nel cuore senza discussioni. Alla fine ho scelto questo che sì. è l'ennesima riproposizione della new wave anni ottanta che inizia a uscirci dalle orecchie, però è anche l'unico pezzo con una personalità tale da farmi immaginare un futuro per lui. Ascoltatelo e fatemi sapere. Oppure non fatemi sapere. Oppure non ascoltatelo. Fate quello che volete .  

Lo spettatore #329- Massimo Spavento: L'ombra del vampiro (Shadow of the Vampire, 2000)

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Se volete conoscere il dietro le quinte di un film contemporaneo spesso è sufficiente andare a scovare qualche intervista, cercare tra il materiale promozionale disponibile, pescare qualche foto rubata dal set e mettere insieme le cose. Certo, non è affatto sicuro che il risultato di queste ricerche sarà la verità, ma quantomeno avrete davanti un buon surrogato della stessa che, nel giro di qualche anno, potrebbe venire arricchito da aneddoti autentici. Ma con una pellicola vecchia di un secolo la situazione cambia. Friedrich Wilheilm Murnau girò lo spaventoso Nosferatu nel 1922 e probabilmente da subito nacquero le leggende che hanno contribuito a renderlo ciò che è. Del resto ha senso se pensiamo all’aspetto terrificante del prodotto finale, esaltato dalla luce espressionista tipica dei tedeschi e da un attore seppellito sotto il trucco che si chiamava Massimo Spavento. Il mistero ammantava tutto il progetto a partire dall’esistenza stessa di Max Scherck, il cui nome evidentemente pa...

La canzone della settimana #45- Keep Shelly In Athens: I love You but I Don't like You

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  Alla fine sono riusciti ad entrare anche loro, ma è stata durissima. Keep Shelly In Athens è uno dei progetto ai cui sono più affezionato, tanto che in tempi antichi sono riuscito a spendere piccoli patrimoni pur di aggiudicarmi i loro album. Posso convenire con chi sostiene che questo pezzo non sia il loro punto più alto e in effetti per aggiudicarsi il posto ha dovuto combattere una dura battaglia a tre contro Pytko e Leal Neale (tutta musica piuttosto eterea a questo giro, che però ben si adatta all'autunno incerto di questi giorni). Potrei dire che l'hanno spuntata più per il nome che per l'effettiva qualità, perché i tre brani erano piuttosto vicini nel mio gusto. Ho scelto loro, così ve li faccio conoscere se non sapete chi sono e magari vi incuriosite.

Lo spettatore #328- Colui che cammina tra i filari: Grano rosso sangue (Children of the Corn, 1984)

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L’unico incontro della mia vita con Grano Rosso Sangue è stato un lampo. Lo incrociai per caso in una di quelle reti locali che trasmettevano di tutto in scarsa qualità VHS, credo a fine anni novanta o inizio anni zero. Su quello schermo c’era Malachia che urlava ordini agli altri ragazzini. Non l’ho più dimenticato. In effetti è piuttosto difficile ignorare la preponderanza del personaggio portato in scena da Courtney Gains all’interno della pellicola. Per la sua faccia particolare tutta spigoli e denti, certamente, ma soprattutto per una mimica capace di trasfigurare il volto di un adolescente non privo di una certa dolcezza, in uno spietato assassino assetato di sangue. Malachia fa decisamente paura e la sua contrapposizione con l’Isaac del già venticinquenne John Franklin (truccato in modo da sembrare affetto da vampirismo) avrebbe potuto essere il vero motore di un film che (e dico l’ennesima cosa impopolare, ma tanto siamo tra pochi intimi) è la fiera delle occasioni mancate. Ho ...

La canzone della settimana #44- The Sick Man Of Europe: Eyeless/Mindness

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Lago piuttosto spopolato questa settimana, ma a volte quando succede vuol dire che è arrivato il pesce più prestigioso e gli altri semplicemente si fanno da parte. Ora non voglio sostenere che Eyeless/Mindness sia la carpa blu tanto agognata da Sampei durante le sue peripezie. Eppure è senza dubbio un pezzo che spicca e suona da dio, figlio diretto delle suggestioni New Wave che ciclicamente tendono a spuntare fuori. Siamo tutti figli degli anni ottanta purtroppo, ma la notizia è che non deve essere per forza un male.