Lo spettatore #310- Il pessimismo fantascientifico: 2022 I sopravvissuti (Soylent Green, 1973)
Quando penso alla fantascienza di una volta mi vengono spesso in mente civiltà decadenti stipate in città dall’apparenza lussureggiante, dove magari il livello dell’appartamento in cui si vive è anche simbolo di grado sociale, con strade umide e malaticce e grandi grattacieli pieni di schermi e luci sfavillanti. Ecco, Soylent Green rinuncia a quasi tutto questo, proponendo un mondo in rovina senza nessuna speranza, che quasi aspetta l’estinzione come atto liberatorio. Forse l’opera più pessimista che mi sia capitato di vedere. Una rinuncia a qualsiasi fuoco di ribellione. Il film, come forse avrete intuito dal titolo, è ambientato nel 2022, il che lo proietta in un mondo retro-futuristico che potrebbe anche far sorridere chi nei duemila ha entrambe le scarpe. Per quanto sia assurdo pensarlo, però, fino agli anni novanta parlare del 2000 significava immaginare l’ignoto, un futuro talmente inaccessibile da poterci infilare dentro di tutto, un passaggio di testimone tra millenni portator...