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Lo spettatore #311- Opulenza: Babylon (2022)

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Ho atteso molto prima di affrontare Babylon e mi ci sono avvicinato con le pinzette, terrorizzato dal rischio di trovarmi di fronte un’opera tutta estetica girata da uno a cui piace farsi notare. Invece… Damien Chazelle ama molto il cinema classico della vecchia Holywood, ce l’ha già fatto vedere . Tuttavia forse ama ancora di più lo sfarzo che raccontano le leggende, un modo di vivere leggiadro da Belle Epoque che pare ammantasse le colline sopra El Pueblo de Nuestra Señora la Reina Virgen de los Ángeles del Río de la Porciúncula de Asís agli albori dell’esplosione dell’intrattenimento cinematografico. Per farci capire quale sia la sua idea di tale edonistica leggerezza ci introduce al film con una festa lunga un miliardo di minuti, durante la quale la nuova aristocrazia di artisti e saltimbanchi si lascia andare ad atteggiamenti degni della corte di Caligola, tra alcol, droghe e sesso in dosi abbondanti all’interno di una villa che un magnate dell’industria adibisce a nuovo foro e ne...

La canzone della settimana #27- Rueben Bullock: All That Light

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É iniziata quella stagione di merda che tutti amate così tanto da essere costretti a pentirvene, perché si tratta di un sentimento non corrisposto da parte di una stronza che da voi vuole solo gli umori e la disidratazione. Bravi davvero, mi ricordate certi politici che adulano il presidente di una superpotenza qualsiasi per poi essere presi in giro in mondovisione davanti a tutti. Ma cambiamo discorso: per quanto bonificata, una palude rimane una palude e quando questa minchia di stagione esplode pare di essere nella Louisiana dei film, quel posto umido e putrescente pieno di zanzare grandi come una mano. Ecco, per aiutare tutti noi ad ambientarci con questa realtà ho scelto un pezzo che ricorda il blues, caratterizzato da una voce potente e calda che ci aiuterà nell'immedesimazione.  Spero vi piaccia, perché anche se non vi piace questo caldo di merda resisterà comunque e ci consumerà l'anima per i prossimi quattro mesi. Grazie estate, servi veramente a un cazzo.

Lo spettatore #310- Il pessimismo fantascientifico: 2022 I sopravvissuti (Soylent Green, 1973)

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Quando penso alla fantascienza di una volta mi vengono spesso in mente civiltà decadenti stipate in città dall’apparenza lussureggiante, dove magari il livello dell’appartamento in cui si vive è anche simbolo di grado sociale, con strade umide e malaticce e grandi grattacieli pieni di schermi e luci sfavillanti. Ecco, Soylent Green rinuncia a quasi tutto questo, proponendo un mondo in rovina senza nessuna speranza, che quasi aspetta l’estinzione come atto liberatorio. Forse l’opera più pessimista che mi sia capitato di vedere. Una rinuncia a qualsiasi fuoco di ribellione. Il film, come forse avrete intuito dal titolo, è ambientato nel 2022, il che lo proietta in un mondo retro-futuristico che potrebbe anche far sorridere chi nei duemila ha entrambe le scarpe. Per quanto sia assurdo pensarlo, però, fino agli anni novanta parlare del 2000 significava immaginare l’ignoto, un futuro talmente inaccessibile da poterci infilare dentro di tutto, un passaggio di testimone tra millenni portator...

La canzone della settimana #26- Georgia Knight: Mingle

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  Rieccoci subito alla normale programmazione. Dopo la settimana scorsa priva di evidenti brani pubblicabili, torniamo a proporre qualcosa di recente grazie a Georgia Knight e a questo suo pezzo che sa di polvere, ma anche di notti urbane troppo calde e pregne dell'odore di scarico fognario. Quei contesti noir che tanto amiamo, dove le azioni si fanno sordide e la giustizia procede lontana, attirata delle sfavillanti luci del centro. Lo so, sto scrivendo la solita sequenza di stronzate, ma abbiate pazienza. É estate, la stagione che uccide il pensiero. Quello che conta è la canzone, quindi eccovela qui:

Lo spettatore #309- Tornare bambini: Yattaman (2011)

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Anche io, come tanti bambini della mia generazione, son venuto su a cartoni animati giapponesi. Tuttavia, a differenza di molti altri, non mi sono fatto trascinare dal soft power nipponico evitando di appassionarmi a qualunque cosa provenisse dal Sol Levante. Per me si trattava di mero intrattenimento, divertente perché i bambini quando vedono tanti colori vanno fuori di melone, ma intrattenimento. Oddio, magari all’epoca ci tenevo a quegli eroi, cosa volete che mi ricordi? Oggi come oggi, però, non hanno più alcun significato. Eppure son finito a guardare: Yattaman poi è uno di quei prodotti i cui ricordi nella mia testa sono più confusi e si mischiano a Muteking e chissà quanti altri prodotti con i combattenti colorati. Ho una vaga eco della sigla to’, ma non mi spingo oltre. Il film di Takashi Miike mi ha aiutato a contestualizzare, anche se chiaramente l’unico breve brivido nostalgico mi si è acceso quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Miss Dronio, il vero motivo per il qual...

La canzone della settimana edizione speciale- Milo Korbenski: Booksmart Hunny

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  Settimana particolare questa. Ci sono stati dei brani capaci di conquistare la playlist principale, ma nessuno di questi così intrigante da meritarsi la menzione ufficiale sull'ambitissimo blog del qui presente vostro adoratissimo. Sapevo sarebbe successo prima o poi, stava scritto nel codice genetico di questa rubrica che una volta sopraggiunta la brutta stagione la mancanza di tempo e di occasioni avrebbe ridotto le possibilità di capire bene le canzoni che mi sarebbero passate tra i lobi. Così ho da sempre pronte le riserve, roba che se questa rubrica fosse nata prima avrebbero certamente già trovato il loro spazio. Un'occasione per non sprecare buona musica e ridarle la giusta vetrina (che poi, se questa è una vetrina siamo a posto). Quindi via con questo pezzo di un paio di anni fa, una canzone che per molto tempo è diventata quasi un'ossessione. Roba che ballerei persino io se fossi un essere umano e non una sofisticata intelligenza artificiale creata per il dominio...

Lo spettatore #308- Giustizieri divini: Frailty (2001)

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Bill Paxton è uno di quegli attori che si vedono un po’ dappertutto. Una faccia alla quale ci si abitua facilmente e che a un certo punto si guadagna anche un po’ di affetto. Non tutti sanno però che Paxton tentò anche la strada della regia dando alla luce il film di oggi, un prodotto pieno di promesse non seguite dai fatti. Frailty è un thriller figlio della sua epoca, costruito sui depistaggi e su una storia raccontata da un sedicente testimone, un tizio che potrebbe mentire come dire l’assoluta verità. Chiaro che uno spettatore in arrivo dalla visione dei Soliti Sospetti (tanto per citare un nome a caso) ha già l'orecchio allenato agli interrogatori e forse Paxton conta proprio su questo mentre butta giù una trama che sa di psicosi religiosa. C’è Mc, tra l’altro, in uno dei primi ruoli di peso della sua carriera. Ma il ragazzo è ancora da fare e si vede da come è preoccupato di mostrare lo sguardo intenso e la posa misteriosa, a caccia di un fascino che forse ancora non maneggia...