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La canzone della settimana #21: Soundwall: Final Countdown

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  Lo so, la foto... Diciamo che non avendo trovato nulla di specifico vi accendo il ricordo della versione originale del pezzo di oggi, una roba così tamarramente anni ottanta da sembrare fantastica o imbarazzante a giorni alterni.  Ebbene si, anche stavolta vi propongo una cover e sembra che mi sia arreso e me la voglia giocare facile in ogni occasione. Posso solo dire che, nonostante il pezzo arrivi da una serie TV che non conosco ma che voi forse avrete visto, mi è sembrata la cosa più particolare del periodo preso in esame. In verità c'erano almeno altri due brani che potevano giocarsela, ma non sono riuscito a trovare il tempo per scandagliarli bene, mentre questo, probabilmente perché figlio carino di un abominio, mi è subito entrato in testa.  Quantomeno non ci sono altre cover in vista per il prossimo futuro. Intanto provate a dirmi come suona questa:

Iuri legge per voi: La misura dell'uomo (2018) di Marco Malvaldi

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  Nuova avventura in compagnia di Marco Malvaldi, autore che mi aveva convinto a metà , ma al quale sono voluto tornare per regalarmi una lettura leggera e divertente, dato che comunque le doti gliele riconoscevo indipendentemente dal gradimento di Oscura E Celeste. Qui per altro la narrazione pare meglio amlgamata rispetto alla storia che Malvaldi racconta e la voce dell’autore è meno invadente. Ne esce un libro brillante, ambientato nel rinascimento milanese alla corte di Ludovico il Moro. Un periodo storico ricco di personaggi potenzialmente intriganti, che Malvaldi interpreta con gusto e brio, dando vita a un giallo di investigazione intriso di commedia che tra i protagonisti principali vanta Leonardo da Vinci, nientemeno. Chiaro, non è il caso di badare troppo alla precisione della ricostruzione storica, che funziona fin quando lo consente la trama per poi lascarsi andare a elementi decisamente più utili alla risoluzione della vicenda. Ecco, forse l’essenza del periodo narra...

Lo spettatore #303- Arte o tecnica?: The Menu (2022)

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La cucina è tentazione e io, che son fatto di carne, sono stato tentato. Non tanto dai piatti proposti da Chef Fiennes, quanto da Anya-Taylor Joy avvolta nel suo abito lucente. Ho un debole per quei tessuti credo di averlo già detto, specialmente se portati con lo stile di chi ci si sa muovere dentro. Quante distrazioni e pensare che a me lei nemmeno piace così tanto. Ma diamoci una regolata che qui c’è un film da vedere. The Menu è uno di quei pochi esempi di intrattenimento gonfiato dalle aspettative che non si affloscia come un souffle dopo la prima forchettata. Ci sono talmente tanti strati dentro questo lavoro da consentirgli di sopravvivere alla visione, ma soprattutto c’è una calibrazione degli ingredienti che lo rende godibilissimo anche durante la stessa, amalgama che non sempre riesce se non si conosce il giusto dosaggio. Ora credo che la pianterò con le metafore culinarie che mi sento stupido da solo. La pellicola di Mark Mylod si inserisce in quel filone che spesso viene a...

La canzone della settimana #20- The Dandy Warhols: Rain

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  Sono d'accordo con chi sostiene che i Dandy Warhols siano una delle cose migliori capitate al rock negli ultimi trent'anni. Del resto Thirteen Tales From The Urban Bohemia è uno dei dischi che ancora preferisco e al quale sono legato. Tuttavia nel tempo i loro lavori mi hanno conquistato sempre meno e anche questo è corretto dirlo. Ma quando preparano qualcosa di nuovo è sempre un piccolo evento e trovo giusto dar loro un'occasione per arricchire la mia collezione. Certo,, nel caso specifico, il fatto che qui ci troviamo di fronte a una cover sta a significare che il pescato della settimana non è stato particolarmente ricco di qualità. Capita, che vi devo dire. Comunque il guaio delle cover è che fan sempre venir voglia di risentire l'originale, non trovate?

Lo spettatore #302- Un mondo tutto verde: Avalon (2001)

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Cinema e letteratura tendono a demonizzare il rapporto tra umanità e tecnologia. Succede da sempre, dai romanzi di fantascienza degli esordi alle storie di PK Dick fino alla corrente Cyberpunk, mai una volta che il progresso possa portare a qualcosa di buono. Ma per fortuna arriva Avalon e tutto assume un sapore nuovo. No dai scherzavo, siamo sempre lì. Del resto da uno con i trascorsi di Maboru Oshii non è che ci si potesse aspettare un approccio diverso. Avalon è un film del 2001 (ma questo lo sapevate già) e ciò spiega alcune scelte stilistiche che sulle prime lasciano un poco perplessi. Il fulcro della trama è un videogioco all’interno del quale i cittadini di un imprecisato non tempo passano le loro giornate in situazioni virtuali di guerra. La popolarità di tale intrattenimento è così alta da trasformarlo in una sorta di evento sportivo, con campioni celebrati e relativi guadagni stellari. Se oggi questa realtà può avere quasi un senso logico, vista la popolarità che gli e-sports...

La canzone della settimana #19- Bossanova Frankenstein: Contnuum

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  Difficile immaginare mondi più distanti di Canada e Brasile. Eppure Bossanova Frankenstein è proprio canadese e, in effetti con al Bossanova non sembra aver molto a che spartire. Ad ascoltarlo non pare di avere a che fare con l'erede di Toqinho, la sua è una musica cupa, a volte persino oscura, influenzata dall'elettronica e priva di quella nostalgia allegra che spesso chiamiamo saudade. Chissà magari ha iniziato infatuato dai suoni caldi dell'oceano atlantico e poi si è evoluto. Dopotutto non lo conosco da molto e lui non conosce me, non è che abbiamo chiacchierato.  Ma sapete cosa? Chissene, ascoltate di cosa è capace e fatemi sapere:

Lo spettatore #301- La simpatica ruralità contadina: The Wicker Man (1973)

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Con grave ritardo rispetto al resto della società civile ho raggiunto l’obbiettivo di guardare The Wicker Man, un opera che, seppur forse non la prima, è senz’altro tra le capostipiti di un certo folk horror. Naturalmente se può vantare questo primato ci sono dei motivi, ma devo confessare di essermi trovato di fronte a un film decisamente più strano di quanto sospettassi. Credo tutti sappiano di cosa parli The Wicker Man, se non altro per sommi capi. In caso contrario altro non è se non l’indagine di un rigido funzionario di polizia inglese sulla scomparsa di una bambina avvenuta in un’isola abitata da soggetti piuttosto particolari. Il che di per sé non rappresenta nulla di particolarmente sconvolgente, solo che i tizi sono molto particolari e che tutto ci viene presentato tramite l’insospettabile intrusione del musical. Ora, non vi immaginate i sontuosi balletti di Broadway e tutte quelle cose lì, anche perché la musica non è un linguaggio narrativo vero e proprio qui, quanto uno st...