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La canzone della settimana #12- Zu: The Celestial Bull And The White Lady

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  Puntata un po' particolare della rubrica, perché il pezzo selezionato per voi dal team di scienziati (composto da me e basta, sono tanto solo, uè uè) forse non è esattamente il più bello del blocco (ma non preoccupatevi troppo, non sono state sacrificate canzoni imperdibili).  Il Grande Burattinaio ha voluto dire la sua e io sono un essere troppo insignificante per potermi opporre al suo volere. Guardacaso, infatti, gli Zu sono un gruppo italiano (storico direi) e questa è stata quella settimana nella quale la musica italiana ha trovato il suo massimo palcoscenico durante la famigerata kermesse. Curiosamente nessuna delle canzoni tutte uguali (date un'occhiata ai nomi dei vari autori e capirete anche perché si somigliano così tanto) presentate alla platea dell'Ariston ha catturato la mia attenzione, quindi ho scelto una proposta che arriva da fuori. Non vi piacerà, lo dico chiaro e tondo. Del resto nemmeno io stesso sono così sicuro che mi piaccia. É solo un atto di prote...

Lo spettatore #294- Arnold uccide i generi: True Lies (1994)

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Al principio c’è un film di successo che sfonda i botteghini. Poi compaiono gli emuli ricchi, recitati da attori famosi o in procinto di diventarlo, affidati a registi abili e capaci: è così che nasce un genere. Subito dopo arriva la serie B a proporre copie delle migliori pellicole in formato economico, tanto per mandarle in un paio di sale prima di riversarle nel mercato dell’home video. Infine giungono le commedie che ne fanno una parodia e in quel momento il genere muore. Poi certo, entrerebbe in campo la Z, ma a quel punto è già troppo tardi. Se un regista come James Cameron accetta di mettere in piedi un progetto come True Lies significa che nel 1994 almeno un paio di generi sono pronti alla sepoltura, nella fattispecie il cinema d’azione e quello di spionaggio. L’operazione prevede infatti di mettere a referto un film tutto matto, che sfiori i generi d’ispirazione, ma che li stravolga con una trama esagerata e una sceneggiatura che le tiene il passo tra gags fisiche, battute con...

La canzone della settimana #11- The Notwist: How The Story Ends

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  Dopo un paio di settimane contese stavolta la situazione si è fatta decisamente più mansueta. Certo, di pezzi con del potenziale ce ne sarebbero un'infinità, ma nessuno (o pochissimi) di questi sembra davvero possedere quel non so che, tanto che stavo quasi riflettendo sull'opportunità di andare a pescare dal passato (o lasciare stare del tutto la rubrica, confido nella resistenza del web a una simile perdita). Ma poi dal profondo degli anni zero sono rispuntati i Notwist, gruppo che azzeccò un discone clamoroso eoni fa per poi scomparire dai radar. Bentornati a loro, quindi. Ascoltiamoli mentre salvano il destino di questa rubrica:

Iuri legge per voi... Il vampiro e altre novelle gotiche (2024) di A.K. Tolstoj

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  I vampiri sono tra i mostri della cultura dell’orrore che meno sopporto, così come fatico ad apprezzare il genere gotico. Eppure, come un deficiente qualsiasi, sono andato a recuperarmi questa raccolta di Tolstoj (non quel Tolstoj) che per titolo indossa proprio il nome di uno di quei fastidiosi zanzaroni giganti. Pare che a volte voglia andarmele a cercare. Invece per l’ennesima volta uscire dal proprio confine porta a scoprire situazioni interessanti, nuovi modi di raccontare (si fa per dire, che questi testi l'autore li ha scritti nell’ottocento) e interessanti esperimenti letterari. Se da un lato è vero che abbiamo classici racconti in stile, con la cornice narrativa, i paesaggi boschivi notturni e i castelli in rovina pieni zeppi di fantasmi tentatori, dall’altro ci sono alcune scelte di scrittura intriganti, che forse non sempre funzionano alla perfezione, ma che comunque evidenziano un certo ardimento. Il primo racconto, per dire, è stato così influente da aver rappresenta...

Lo spettatore #293- Mantenere le distanze: Ferrari (2023)

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Ho scoperto che mi riesce difficile parlare di Ferrari anche se si tratta di un film che utilizza le corse (argomento a me assai caro) ed è girato da uno di quei registi le cui opere ho apprezzato quasi sempre. Chissà poi perché? Ferrari racconta un tratto tra i più difficili dell'esistenza del grande Enzo, quell'anno 1957 immediatamente seguente alla morte del figlio Dino, con il disfacimento del matrimonio a un passo, le difficoltà di una relazione clandestina della quale erano tutti a conoscenza tranne la moglie e il serio rischio di fallimento per un'azienda che, per quanto gloriosa, stava diventando troppo piccola e romantica per la modernità. In questo contesto Mann affida ad Adam Driver il difficile compito di dare le fattezze a un uomo famoso per la sua discrezione, qualità talmente coltivata da farlo diventare nel tempo quasi un'entità astratta per la gente comune. Ecco, forse una delle pecche di questo lavoro è proprio quella di non aver fatto nulla per ridurr...

la canzone della settimana #10: Archive- City Walls

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  Il 2026 è iniziato bene, non c'è che dire. Anche questa settimana ho fatto fatica a selezionare il brano e se di solito è vero che tanta abbondanza significa mediocrità, stavolta possiamo parlare di eccezione. Il pezzo che vi propongo si è giocato una finale a tre tiratissima con due avversari decisamente più allegri (uno addirittura ballabile) che in qualsiasi altro momento sarebbero entrati nel post senza fatica. Ma a volte il destino è baro e come contendente ti mette una canzone che suona da dio. Che ci vuoi fare? Ad ogni modo non escludo la possibilità di barare e giocarmi almeno uno degli altri due finalisti più avanti, perché meritano di essere scoperti. Uno più dell'altro, che però è ballabile quindi piace alle girls (qui di stereotipi non ne troverete mai). Bene, basta. Ascoltate e fatemi sapere. Ma come sempre cercate di non essere troppo numerosi, che la stanza è piccola e non ci stiamo tutti.

Lo spettatore #292- Whoo, here come the: R.I.P.D. (2013)

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Ho un brutto rapporto con Ryan Reynolds, talmente compromesso da pensare che l’attore riesca a recitare solo all’interno di film brutti. Non so, magari sono io che lo trovo antipatico a pelle e di conseguenza mi rovino tutte le esperienze, oppure è lui a non sapersi scegliere le sceneggiature, o magari è effettivamente uno di quei tizi destinati a rovinare ogni progetto semplicemente con la sua partecipazione. Tutto può essere, comunque anche stavolta, nonostante sembri l’unico a essersi impegnato tra tutti i figuranti, ci siamo ricascati. Perché Ryan, perché? So che RIPD è tratto da un fumetto e che quindi ha una sua origine eccetera eccetera. Se un po’ mi conoscete però dovreste essere edotti sulla mia scarsa attitudine riguardo all’arte delle vignette. Anzi, direi al totale disinteresse che provo verso quel mondo. Quindi vedendo RIPD sono andato con la memoria direttamente a Men In Black, con i quasi morti al posto degli alieni e lo stesso approccio sia narrativo che scenografico. I...