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Lo spettatore #323- Il mito decadente: The Old Way (2023)

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Io credo che se esiste un sentimento capace di farci capire chi siano gli americani, questo potrebbe essere il rimpianto che caratterizza la loro narrazione quando parlano del vecchio west nel momento in cui smise di essere far. A loro l’anarchia della sopraffazione manca. Magari era quello il vero sogno che tanto gli piace venderci. Il Wyoming si sta facendo stato e con questo prestigio gli tocca di sorbirsi tutte quelle noiose incombenze importate dai dannati yankee, ovvero processi, forze dell’ordine, eccetera. Ma chi glielo va a spiegare al faccione pacioso di Colton Briggs, ex pistolero senza paura a cui hanno appena ucciso la moglie? Come da classico del genere l’uomo con le fattezze di Nicholas Cage si lancia all’inseguimento della banda di malfattori, lavorando meglio della legge e con più determinazione. Vi direi che non si tratta del soggetto più originale della storia, non fosse per due particolari che muovono un poco le acque stagnanti: il fatto che in realtà quella alla qu...

La canzone della settimana #39- Phil Collins: Tomorrow Never Knows (Outtake)

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  Va bene, va bene, questa volta l'impressione è che io stia barando, ma aspettate un attimo. Lo so benissimo che Tomorrow Never Knows è un pezzo del 1981, ma questa versione outtake è uscita in agosto  quindi tecnicamente entra a pieno diritto nella selezione. Che colpa ne ho io se suona ancora divinamente nonostante tutti gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione originale? Del resto Phil era il preferito di Patrick Bateman , qualcosa vorrà dire secondo me, magari che sotto sotto io PB siamo spiriti affini. Può darsi che ci fosse anche dell'altro in questo pescato, non dico di no, ma provate ad ascoltare Phil e ditemi che non l'avreste scelto mentre mi guardate dritto negli occhi. Forse si, ho un po' barato, eppure credo sia per una giusta causa.

Iuri legge per voi: No Exit (2018) di Taylor Adams

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Mi piacciono le storie confinate dentro un luogo chiuso, magari con una tormenta di neve fuori a impedire la fuga e un contesto dove l’eroe si trova isolato con degli sconosciuti dei quali non sa se fidarsi. Una struttura classica se volete, che No Exit riesce a far funzionare grazie a un buon equilibrio di trama e a delle svolte indovinate che rendono la lettura intrigante per buona parte del suo svolgimento. Un’opera che sa intrattenere e rendere il lettore partecipe, scritta tenendo bene in mente la situazione e restando allacciata all’ambientazione, sempre ricordandosi che la tormenta prima o poi passerà e il resto del mondo tornerà ad essere raggiungibile. Tutto in una notte quindi, la peggiore notte che poteva capitare a una studentessa universitaria avviatasi in viaggio con un tempo da cani per raggiungere la madre malata. Una protagonista tutto sommato ben disegnata, che accompagna il lettore dentro un’avventura che a volte va un po’ oltre le righe per via di soluzioni che maga...

Lo spettatore #322- La guerriera delle stelle: Barbarella (1967)

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A quanto pare Jeff ha deciso di assecondare la mia tendenza al recupero di pezzi pregiati schierando in prima pagina nientemeno che Barbarella, film culto che tra cosplay, filmati e parodie sembra aver occupato una parte notevole dell’immaginario pop dal 1968 in poi, ma che, andando a setacciare il pubblico, pare non abbia visto nessuno. In effetti nemmeno ai suoi tempi Barabrella fu un grande successo. Una pellicola per lo più ignorata che assurse a nuova vita grazie alle videocassette e alle promesse piccanti che attirarono gli adolescenti dei decenni successivi. Eppure l’opera affidata a Roger Vadim voleva proporsi come qualcosa di diverso e la protagonista si inserisce nella grande ondata del periodo fatta di contestazione giovanile, femminismo e libertà sessuale, ponendosi come una donna emancipata, coraggiosa, indipendente, guerriera suo malgrado e perfettamente padrona del proprio corpo. Una vera eroina del sessantotto, insomma, anche se i rifiuti da parte di attrici quali Virna...

La canzone della settimana #38- Shock Corridor: Ambulance!

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Per riequilibrare la situazione dopo lo scivolone in cui siamo incorsi una settimana fa dando spazio a un genere terribile, oggi puntiamo i padiglioni uditivi su qualcosa di più dark. Una canzone caratterizzata da quei vocioni oscuri che spopolavano ai tempi della new wave e che oggi ci serve per portare un poco di gelo nei nostri cuori troppo allegri. Un pezzo riflessivo, che probabilmente avrei addirittura scartato in un periodo più ricco, ma che si è guadagnato la ribalta grazie a uno sfogo elettrico che lo avvolge poco dopo la metà. Basterà a rendere Ambulance! indimenticabile? Onestamente non credo, ma quando c'è carestia bisogna nutrirsi con quello che offre la natura senza farsi troppi scrupoli.  

FL #20- Il fiuto del gatto: Blacksad: Under The Skin (2019)

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Blacksad Under The Skin è un’avventura grafica di quelle che rappresentano il nucleo principale della proposta Microids. Nei panni del gatto Blacksad attraversiamo le vie di una New York di fine anni quaranta ingaggiati dalla figlia di Joe Dunn, il proprietario di una piccola palestra pugilistica trovato impiccato all’interno del suo locale. Il nostro compito sarà indagare, trovare indizi e ricavare deduzioni in modo da sbrogliare una matassa molto più complessa e ramificata di quanto non sembri all’inizio, all’interno di un contesto fatto di malavita, affari sporchi e personaggi al limite come in ogni noir che si rispetti. In Blacksad ci muoviamo all’interno di un ambiente 3D alla ricerca di oggetti o conversazioni importanti e, se si esclude qualche quick time event durante gli innumerevoli filmati, queste sono le uniche azioni richieste al giocatore, che per il resto è trasportato all’interno di una storia sulla quale ha dei margini di intervento sulla cui entità urgerebbe una secon...

Lo spettatore #321- Plastica rosa e rivendicazioni: Barbie (2023)

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Forse vi starete chiedendo perché mi sia deciso a guardare Barbie in questo 2026, lasciando le chiacchiere e i meme lontani tre anni. Ecco, magari la risposta è insita nella domanda, che però, come spesso succede, è sbagliata. L’interrogativo che mi porrei se fossi un ipotetico interlocutore sarebbe: ma perché uno come me deciso di guardare un film come Barbie? In effetti a spingermi è stata la curiosità per una narrazione costruita sul filo dell’assurdo, all’interno di un’atmosfera psichedelica e colorata non priva di trovate brillanti e battute indovinate, tutti elementi di una storia che sfrutta un’icona dell’infanzia occidentale per trasformarla in qualcosa di differente, forse persino strano. Chiaramente un esperimento diverso rispetto a quelli tentati dalle trasposizioni horror dei pupazzi come ne abbiamo viste fin troppe di recente, piuttosto parliamo di una commedia dal potenziale demenziale messa in piedi con l’ambizione di raccontare qualcosa di più profondo. Margot Robbie ...