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CDC #148- Il secondo tragico It: It Capitolo 2 (It Chapter Two, 2019)

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A suo tempo promisi a Muschietti che l'avrei tenuto d'occhio. Dopo un primo capitolo che, al netto di qualche dubbia scelta stilistica, si comportava onestamente, attendevo il regista alla prova più complicata. Perché se fare i fenomeni sfruttando l'eccellente lavoro originale di King con i ragazzini (oltre all'euforia prodotta dal dannato decennio) può anche risultare semplice, la vera differenza in It la si marca parlando degli adulti, in quel segmento che mandò a carte e quarantotto il tentativo televisivo del 1990. Se immaginiamo questa avventura come fosse un turno di Champions League potremmo considerare l'incontro d'andata concluso con un brillante zero a zero. Risultato non male, ma per la trasferta del ritorno serve giocare la partita della vita e bisogna schierare i calibri più grossi a disposizione. Ecco scendere in campo James McAvoy e Jessica Chastain quindi, tipi dall'aria indipendente ma molto popolari sulla collina. Le due punte ideali sull

CDC #147- Morire e insegnare a vivere: The Dead Girl (2006)

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Non so se qualcuno lo ricorda, ma tra gli anni novanta e gli zero si formò una sorta di movimento cinematografico fatto di opere pensate per i festival indipendenti. Orde di attori, anche di un certo nome, si affidavano a registi sconosciuti e dietro compensi simbolici sgomitavano per dimostrare ai critici alti di saperci fare anche con prodotti sofisticati. Poi boh. A me pare che tutto questo darsi da fare si sia esaurito. Forse i supereroi hanno risucchiato anche questi coraggiosi spingendoli a gettare la spugna. O magari i baluardi dell'indipendenza hanno smesso di crederci. O, più facilmente, sono io che mi sono stufato e non li cerco più. Si perché, al di la di qualche buona pellicola, dietro la fotografia sgranata di queste opere si nasconde spesso quell'intento moralizzatore da ditino alzato capace di renderle più bacchettone del mainstream contro cui sbattono le corna. Ciò spinge questi film, in teoria piccoli e che dovrebbero vivere delle loro storie, a trasformarsi in

Jonas il combina guai: Dark

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Dunque. C'è questo attore di nome fa Oliver Masucci che sfoggia certa somiglianza con il celebre Mads Mikkelsen. Ecco, il personaggio che interpreta all'interno di questa serie si chiama Ulrich Nielsen e fin qui nulla di strano. Non fosse che nel corso dell'avventura vedrà scomparire prima suo fratello e poi il figlio. Bene. I due bimbi di nome fanno Mads e Mikkel. Avete capito bene: Mads e Mikkel Nielsen. Secondo voi questa è una semplice coincidenza? No amici, a me non la si fa. Ciao, come forse avrete capito oggi parliamo di Dark, uno dei prodotti più chiacchierati degli ultimi anni e talvolta considerato la risposta tedesca a Stranger Things. Un po' per via della piattaforma che lo ospita e in parte per quel gusto del mistero che riesce a infondere nello spettatore. Ebbene cari lettori, se anche voi amate accomunare queste due opere mi sa che ci salutiamo qui. La porta è da quella parte. Arrivederci e salutate tutti quando riuscirete a vederli. La realtà è che i due

CDC #146- Una facile profezia: Tutti Dentro (1984)

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Nel 1992 l'inchiesta chiamata Mani Pulite spazzò via un'intera classe dirigente (o quasi) svelando l'intreccio di tangenti che coinvolgeva politici, faccendieri, imprenditori, eccetera. Vennero allo scoperto i vizi di un paese perfettamente a conoscenza delle proprie magagne, ma che fingeva non esistessero così da avere qualcuno da incolpare qualcuno quando le cose non andavano bene (che maturazione che c'è stata in questi decenni, non trovate?). Una nazione così consapevole dell'immondizia che la seppelliva da aver covato nei suoi anfratti un film che, otto anni prima dei fatti, anticipava il terremoto di Tangentopoli. A realizzare la profezia, sia dietro che davanti la macchina da presa, il più nazional-popolare degli artisti cinematografici italiani. Alberto Sordi. Sordi qui è alle prese con il personaggio del giudice zelante e inflessibile capace, grazie alla propria integrità, di instaurare un'inchiesta gigantesca atta a svelare tutti i sotterfugi del sotto

CDC #145- Orazio: Il Colore Venuto Dallo Spazio (Color Out of Space, 2019)

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La fa facile Lovecraft. Ben consapevole che il suo lettore riconosce solo il bianco della pagina e il nero dell'inchiostro, racconta di un colore che nessuno ha mai visto e che non si può descrivere. Gioca con le parole, tanto il lavoro sporco tocca a chi legge. Ma come si può tradurre un concetto simile al cinema, dove questa cosa la devi mostrare? Beh, dai una mano di violetto purpureo fosforescente, a volte lo viri sul rosa shocking, poi metti tutto da parte e tiri fuori il solito vecchio trucco delle spore. Che quello funziona sempre. A prima vista la famiglia Gardner pare un covo di sciroccati. Ma, volendo grattare sotto la superficie, si scopre un nucleo fragile, i cui equilibri sono sul punto di spezzarsi. Papà Nathan è un visionario, ma non uno di quelli fortunati alla Elon Musk. Da ciò che ci viene dato a intendere i suoi progetti si sono tramutati in fallimenti e l'ultima trovata, quella di allevare gli alpaca per produrre latte, non pare destinata a miglior sorte.

Vi racconto una storia: L'Implosione

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Si ritrovò sveglio, nel pieno della notte, a fissare il buio. Aveva addosso quella sensazione che rimane dopo uno strano incubo, ma non ricordava di aver sognato. La sua mente lavorava anche di notte e lui le era riconoscente. Molte volte questo automatismo l'aveva aiutato a scoprire nuove storie e a creare spunti per la sua creatività. Per questo era disposto a pagare il prezzo di qualche turbamento notturno. Avvolto da un buio così fitto, che nemmeno i luminosi led rossi della sua gigantesca radiosveglia riuscirono a rischiarare, egli fu certo di non esistere. Chissà quale motivo lo spinse a una certezza simile, di certo ebbe la convinzione che una sensazione del genere l'avrebbe tenuto sveglio tutta la notte. Invece, con la stessa rapidità con cui capì di essere sveglio, si riaddormentò. Ma quella volta fu diverso. Quella volta non c'erano storie nascoste dietro la tenda dei suoi sogni. Seduto sul bordo del letto guardava l'immensità della luce che penetrava dalla fi

CDC #144- Sherry e la frontiera; parte terza (che poi sarebbe la seconda): Hell Or High Water (2016)

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Su queste frequenze TaylorSheridan lo conosciamo bene. Lo abbiamo visto indossare un'uniforme e mettersi a caccia di una banda di teppisti inmotocicletta , ma soprattutto ne abbiamo apprezzato le doti artistiche quando, da semplice sceneggiatore oppure dal seggiolino del regista , si è dimostrato degno della poetica maccartiana, dove con questo termine non ci si riferisce alle imprese del famigerato senatore, quanto allo scrittore che di nome fa Cormac e che è uno dei più disperati cantori americani del secolo scorso. Stavolta Sheridan imbastisce la storia di due fratelli rapinatori impegnati in una sequenza di assalti alle filiali di una determinata banca con l'obbiettivo di raggranellare una precisa somma di denaro. A inseguirli ci si mette una coppia speculare di ranger dal fiuto fino e dall'intuito sviluppato. Ma naturalmente tutto questo è solo il vetro colorato che Taylor utilizza per filtrare quello che da sempre è il suo argomento preferito: la disillusione della f