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La canzone della settimana #29- Tamikrest: Imanin

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  Oggi faccio finta di essere multiculturale e vi propongo un pezzo che sa di deserto, in pieno fervore da servizio pubblico, perché se ci abituiamo alle sabbie del Sahara vivremo più serenamente le estati che ci avanzano. Ma non serve che ringraziate, tranquilli. Ad ogni modo nella canzone che state per ascoltare si apprezza una miscela tra musica Touareg e quel blues da palude che tanto piace a chi cura questo spazio. Poi si, non ho idea di cosa dicano i testi, ma questo vale anche per molte canzoni inglesi. O italiane in questi ultimi tempi. Ma basta parlare, largo ai suoni:

Iuri legge per voi: Non si uccide il primo che passa (2023) di Christian Frascella

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  Comprato un po’ a caso, devo dire che Non Si Uccide Il Primo Che Passa è stato sorprendente, un libro capace di mettermi in pace con il noir italiano che trova una voce abbastanza cristallina da essere interessante. Ho bisogno di mettere un distinguo però, in quanto sono perfettamente al corrente che la prima persona presente non è particolarmente amata dai lettori. Eppure Frascella la utilizza con intelligenza, togliendosi di torno l’equivoco del narratore e soprattutto donando al romanzo quel senso di mistero che solo una trama in itinere può assicurare. Ma la forza del libro non sta qui, quanto nel gustoso mosaico di personaggi descritti a pennellate leggere e progressive, fallibili e spesso falliti, molto umani nei comportamenti e facilmente comprensibili nelle loro azioni. Contera, il protagonista che non si fa mai chiamare per nome, è un uomo irrisolto, uno di quelli che vive alla giornata, ex poliziotto amante della birra come da perfetta discendenza chandleriana, con alle...

Vi racconto una storia: Uno di sette

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La bandiera gelata sbatteva contro il palo di metallo tenendo un ritmo che urtava Giovanni Pesce appoggiato lì sotto a osservare il parcheggio. Solo cinque macchine. Cinque miseri tettucci sui quali brillava la brina accesa dalla luce lunare. Giovanni sentì l'amarezza salirgli dalle viscere. Subito dopo arrivò la rabbia e fu anche peggio. “Che idea di merda farci venire qui a Gennaio porco mondo!” sbraitò con quella voce che sembrava venire dal centro di un pozzo profondo e che così male si intonava al suo scheletro alto, fino e storto. “Sempre la solita solfa ripeti.” disse di rimando Sciantal dal suo banco delle frittelle. Lei che invece pareva sempre cantare. Giovanni lo sapeva che diceva sempre le stesse cose, ma non poteva farci niente. Persino un mezzo tordo come lui si rendeva conto che al Luna Park, in quel periodo dell'anno, non ci veniva nessuno. In certi posti bisognava andarci d'estate, porco mondo. “Sciantal, dammi una coca va!” disse alla donna che lo guardava...

Lo spettatore #312- L'amico di noi bambini: Ratataplan (1979)

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Quando ero bambino adoravo Maurizio Nichetti: era un tizio simpatico, colorato e psichedelico che faceva divertire grazie a trasmissioni come Pista!, roba da TV dei ragazzi anni ottanta che oggi non usa più. Poi Nichetti è sparito dai riflettori. Magari ha fatto bene. In effetti gli anni ottanta hanno rappresentato per Nichetti l’opportunità da cogliere, figlia del successo sorprendente di un film girato con una manciata di spiccioli e con ambizioni relative. Il fatto è che Ratataplan è un prodotto fresco anche visto oggi. Un progetto entusiasta e allegro portato in scena da un comico alla sua prima regia che aveva bene in mente riferimenti precisi, come le scenette del cinema muto e l’umorismo non-sense di certe gag dei Monty Pyton. Il botto del film fu clamoroso, tanto da divenire un’opera molto amata anche all’estero, perché universale (almeno in alcune scelte) e frenetica. La storia, per quanto di storia si possa parlare, racconta le avventure di Colombo, ingegnere e geniale inven...

La canzone della settimana #28- Gently Tender: Go Get It!

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Questa settimana vi propongo un pezzo dall'anima malinconica, perché ha un sapore che potenzialmente per me potrebbe diventare indispensabile. Non va trascurato nemmeno che non si tratta del pezzo tipico estivo, quello che chiama calore e spiagge, perché secondo me non ce n'è nessun bisogno. Uno perché le spiagge andrebbero mutate in foreste e dovrebbe essere proibito l'accesso. Due perché di caldo ce n'è già a sufficienza per i prossimi dieci anni, mi rende scontroso e non mi fa dormire. Certo, questa canzone non aiuterà a rinfrescarsi, ma per quello non c'è via di scampo.   

10 anni

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31 Gennaio 2016. Sono passati più di dieci anni dal primo contenuto pubblicato in questo blog e io non me ne sono nemmeno accorto. O meglio, sento benissimo il trascorrere del tempo perché sono vecchio come un fossile, ma che quest’anno cadesse la ricorrenza l’ho scoperto per caso, cercando tra alcuni vecchi post per motivi altri. AugIuri a me dunque. Certi anniversari solitamente tornano buoni per tracciare consuntivi, però qui si rischia di sbattere il grugno sulla realtà di uno spazio che, se dovessimo consideralo come un progetto editoriale, avrebbe dovuto chiudere già molti anni fa. O quantomeno venire riconsiderato profondamente. Dopo l’effimera esplosione favorita dagli strani conteggi che la piattaforma faceva ai tempi di G+, infatti, il blog non ha realizzato numeri, mai, nemmeno per caso. Le cause di questa disaffezione della rete nei suoi confronti sono probabilmente molteplici e analizzarle tutte è un esercizio che se fossi un bravo blogger avrei già fatto. Ma sapete com’è,...

Lo spettatore #311- Opulenza: Babylon (2022)

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Ho atteso molto prima di affrontare Babylon e mi ci sono avvicinato con le pinzette, terrorizzato dal rischio di trovarmi di fronte un’opera tutta estetica girata da uno a cui piace farsi notare. Invece… Damien Chazelle ama molto il cinema classico della vecchia Holywood, ce l’ha già fatto vedere . Tuttavia forse ama ancora di più lo sfarzo che raccontano le leggende, un modo di vivere leggiadro da Belle Epoque che pare ammantasse le colline sopra El Pueblo de Nuestra Señora la Reina Virgen de los Ángeles del Río de la Porciúncula de Asís agli albori dell’esplosione dell’intrattenimento cinematografico. Per farci capire quale sia la sua idea di tale edonistica leggerezza ci introduce al film con una festa lunga un miliardo di minuti, durante la quale la nuova aristocrazia di artisti e saltimbanchi si lascia andare ad atteggiamenti degni della corte di Caligola, tra alcol, droghe e sesso in dosi abbondanti all’interno di una villa che un magnate dell’industria adibisce a nuovo foro e ne...