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Vi racconto una storia: Due di sette

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Il Bestia si alzò dalla posizione accovacciata e asciugò il velo di sudore che gli raffreddava la fronte, lasciando sulla pelle una striscia nera di fuliggine. Sperava di ottenere di più dai rottami del Luna Park, invece il carretto giaceva semivuoto dietro di lui. Così decise di rinunciare. Dopotutto la notte stava per finire. Uscì dal groviglio, riprese il carretto e sputò un grumo di catarro nero al sapore di ferro che si spiaccicò sull'asfalto appena oltre le macerie. Poi bestemmiò. Fu in quel momento che si accorse di qualcosa con la coda dell'occhio. Uno strano arnese stazionava appena fuori dal cumulo di rottami muovendosi impercettibilmente avanti e indietro. Due ruotine laterali lo facevano assomigliare ai cannoni dei soldatini, mentre il bulbo che stava in mezzo ospitava una luce rossa al centro di quello che appariva come un nero occhio di vetro. L'uomo dai vestiti sporchi e il piccolo marchingegno restarono uno di fronte all'altro, sospesi nell'attesa ...

Lo spettatore #313- L'eroe fragile: Mr. Morfina (Novocaine, 2025)

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Ogni tanto saltano fuori questi film tutti matti che pensano solo a fare baccano e si curano poco della logica. Il punto è sapere se vale la pena guardarli, perché a volte tendono ad assomigliarsi un po' troppo. In quanto a semplice intrattenimento direi che Mr Morfina funziona piuttosto bene. La pellicola racconta la classica storia del tizio che deve salvare la principessa e sfrutta il problema neurologico del protagonista per trasformarlo in un eroe fragile ma incapace di sentire dolore e che, a coronamento della vicenda, aggiunge un ritmo rapido ma non tachicardico. Il risultato è un film che divora con discreta voracità il tempo che chiede per essere visto e scivola via tutto sommato innocuo attraverso percorsi prevedibili e ben resi sullo schermo, affidando a interpreti quasi famosi, come i figli d’arte Quaid e Nicholson e altri tipici volti televisivi, il compito di crederci. Loro rispondono con giusto entusiasmo alla chiamata e l’insieme non è malaccio. Ecco, che poi tutto ...

La canzone della settimana #29- Tamikrest: Imanin

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  Oggi faccio finta di essere multiculturale e vi propongo un pezzo che sa di deserto, in pieno fervore da servizio pubblico, perché se ci abituiamo alle sabbie del Sahara vivremo più serenamente le estati che ci avanzano. Ma non serve che ringraziate, tranquilli. Ad ogni modo nella canzone che state per ascoltare si apprezza una miscela tra musica Touareg e quel blues da palude che tanto piace a chi cura questo spazio. Poi si, non ho idea di cosa dicano i testi, ma questo vale anche per molte canzoni inglesi. O italiane in questi ultimi tempi. Ma basta parlare, largo ai suoni:

Iuri legge per voi: Non si uccide il primo che passa (2023) di Christian Frascella

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  Comprato un po’ a caso, devo dire che Non Si Uccide Il Primo Che Passa è stato sorprendente, un libro capace di mettermi in pace con il noir italiano che trova una voce abbastanza cristallina da essere interessante. Ho bisogno di mettere un distinguo però, in quanto sono perfettamente al corrente che la prima persona presente non è particolarmente amata dai lettori. Eppure Frascella la utilizza con intelligenza, togliendosi di torno l’equivoco del narratore e soprattutto donando al romanzo quel senso di mistero che solo una trama in itinere può assicurare. Ma la forza del libro non sta qui, quanto nel gustoso mosaico di personaggi descritti a pennellate leggere e progressive, fallibili e spesso falliti, molto umani nei comportamenti e facilmente comprensibili nelle loro azioni. Contera, il protagonista che non si fa mai chiamare per nome, è un uomo irrisolto, uno di quelli che vive alla giornata, ex poliziotto amante della birra come da perfetta discendenza chandleriana, con alle...

Vi racconto una storia: Uno di sette

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La bandiera gelata sbatteva contro il palo di metallo tenendo un ritmo che urtava Giovanni Pesce appoggiato lì sotto a osservare il parcheggio. Solo cinque macchine. Cinque miseri tettucci sui quali brillava la brina accesa dalla luce lunare. Giovanni sentì l'amarezza salirgli dalle viscere. Subito dopo arrivò la rabbia e fu anche peggio. “Che idea di merda farci venire qui a Gennaio porco mondo!” sbraitò con quella voce che sembrava venire dal centro di un pozzo profondo e che così male si intonava al suo scheletro alto, fino e storto. “Sempre la solita solfa ripeti.” disse di rimando Sciantal dal suo banco delle frittelle. Lei che invece pareva sempre cantare. Giovanni lo sapeva che diceva sempre le stesse cose, ma non poteva farci niente. Persino un mezzo tordo come lui si rendeva conto che al Luna Park, in quel periodo dell'anno, non ci veniva nessuno. In certi posti bisognava andarci d'estate, porco mondo. “Sciantal, dammi una coca va!” disse alla donna che lo guardava...

Lo spettatore #312- L'amico di noi bambini: Ratataplan (1979)

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Quando ero bambino adoravo Maurizio Nichetti: era un tizio simpatico, colorato e psichedelico che faceva divertire grazie a trasmissioni come Pista!, roba da TV dei ragazzi anni ottanta che oggi non usa più. Poi Nichetti è sparito dai riflettori. Magari ha fatto bene. In effetti gli anni ottanta hanno rappresentato per Nichetti l’opportunità da cogliere, figlia del successo sorprendente di un film girato con una manciata di spiccioli e con ambizioni relative. Il fatto è che Ratataplan è un prodotto fresco anche visto oggi. Un progetto entusiasta e allegro portato in scena da un comico alla sua prima regia che aveva bene in mente riferimenti precisi, come le scenette del cinema muto e l’umorismo non-sense di certe gag dei Monty Pyton. Il botto del film fu clamoroso, tanto da divenire un’opera molto amata anche all’estero, perché universale (almeno in alcune scelte) e frenetica. La storia, per quanto di storia si possa parlare, racconta le avventure di Colombo, ingegnere e geniale inven...

La canzone della settimana #28- Gently Tender: Go Get It!

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Questa settimana vi propongo un pezzo dall'anima malinconica, perché ha un sapore che potenzialmente per me potrebbe diventare indispensabile. Non va trascurato nemmeno che non si tratta del pezzo tipico estivo, quello che chiama calore e spiagge, perché secondo me non ce n'è nessun bisogno. Uno perché le spiagge andrebbero mutate in foreste e dovrebbe essere proibito l'accesso. Due perché di caldo ce n'è già a sufficienza per i prossimi dieci anni, mi rende scontroso e non mi fa dormire. Certo, questa canzone non aiuterà a rinfrescarsi, ma per quello non c'è via di scampo.