FL#19- Il titolo spiega già tutto: Uncharted, l'eredità perduta (2022)

Avrei fatto meglio ad aspettare un po’ prima di giocare L’Eredità Perduta, perché l’esperienza con Uncharted 4 era ancora troppo fresca e questo forse ha tolto valore a un prodotto che così male alla fine non era. Almeno se rapportato al titolo da cui è nato.

Si perché  sul fatto che l’Eredità Perduta sia sostanzialmente un DLC autonomo credo non possano sussistere dubbi e giocarlo in fila al 4° capitolo della saga rende evidente l’utilizzo delle stesse meccaniche rese nel medesimo modo. Il che di per sé non sarebbe niente di male, non fosse che Naughty Dog propone ai suoi utenti un prodotto che cambia la faccia dei protagonisti e una cosa così, in un panorama conservatore come quello del popolo vidogiocante, rischia sempre di produrre clamore.
Io stesso, che ho conosciuto Nathan Drake solo di recente, ho faticato a entrare in sintonia con Chloe Frazer e la compagna di avventure Nadine Ross  e posso solo immaginare lo smarrimento di chi si sia trovato per le mani una sorpresa del genere, per quanto per gli affezionati entrambe le donne digitali siano vecchie conoscenze.
Si tratta di un fattore da tenere in considerazione data la forte componente narrativa che caratterizza i giochi Naughty Dog, spesso preponderante persino rispetto al solito gamplay guidato, arricchito da alcune fasi di combattimento. Inoltre la prima parte del prodotto sembra quasi costruita al risparmio, proponendo una sola ambientazione con più punti di interesse, navigabile quasi come fosse un mondo aperto, ma priva di qualsiasi azione da vasca di sabbia che ci si potrebbe aspettare da un’impostazione del genere.
Insomma L’Eredità Perduta pare quasi una cosa tirata via, magari creata per sfruttare qualche asset lasciato fuori dai titoli precedenti e nel contempo mantenere la presenza sul mercato di una IP che, stando al finale dell’ultimo capitolo, pareva destinata a chiudere i battenti.
Lasciare a due personaggi diversi dal solito il compito di destreggiarsi tra le trappole e i pericoli delle città perdute magari poteva anche servire a chi di dovere per capire se ci fosse spazio per riprendere in mano la saga anche senza il suo protagonista storico. Ecco, non sono sicurissimo che la cosa possa funzionare. Vero, superato lo scoglio del primo impatto e procedendo nell’avventura, L’Eredità Perduta mi ha anche divertito, non dico di no.
Ma spogliare un gioco del genere del proprio titolare equivale a renderlo uno dei tanti giochi sui genereis, una sorta di Tomb Raider senza Lara Croft. Qualcosa che tutti possono proporre anche senza essere proprietari del nome Uncharted.
Che in realtà buona parte dei giochi moderni siano così, poi, ci possiamo anche discutere, titoli che a volte danno solo la sensazione di giocare, pieni zeppi di paesaggi sontuosi da attraversare camminando o, tuttalpiù arrampicandosi su sporgenze evidenziate chiaramente senza possibilità di errore. Per questo la forza dei personaggi fa così tanto la differenza, perché rappresentano l’unico vero aspetto distintivo dei prodotti.
Bisogna pensarci bene prima di mischiare troppo le carte. Si può puntare a un rilancio, ma si rischia seriamente di far cadere tutto.








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