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Visualizzazione dei post con l'etichetta Riflessioni poco utili

10 anni

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31 Gennaio 2016. Sono passati più di dieci anni dal primo contenuto pubblicato in questo blog e io non me ne sono nemmeno accorto. O meglio, sento benissimo il trascorrere del tempo perché sono vecchio come un fossile, ma che quest’anno cadesse la ricorrenza l’ho scoperto per caso, cercando tra alcuni vecchi post per motivi altri. AugIuri a me dunque. Certi anniversari solitamente tornano buoni per tracciare consuntivi, però qui si rischia di sbattere il grugno sulla realtà di uno spazio che, se dovessimo consideralo come un progetto editoriale, avrebbe dovuto chiudere già molti anni fa. O quantomeno venire riconsiderato profondamente. Dopo l’effimera esplosione favorita dagli strani conteggi che la piattaforma faceva ai tempi di G+, infatti, il blog non ha realizzato numeri, mai, nemmeno per caso. Le cause di questa disaffezione della rete nei suoi confronti sono probabilmente molteplici e analizzarle tutte è un esercizio che se fossi un bravo blogger avrei già fatto. Ma sapete com’è,...

Avere la voglia.

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Non sono affatto sicuro che ciò che sto per raccontarvi oggi possa interessare qualcuno di voi. Anzi, direi che probabilmente non lo farà, ma il fatto è che o si mangia questa minestra o si salta dalla finestra, perché, come si intuisce dal titolo lassù in alto, la benzina mi sa che è finita. Poi, se la smettessi con le metafore sarebbe anche meglio. Diciamo che mi sta accadendo qualcosa di inconsueto, perché non aver voglia significa tante cose e non tutte portano alle medesime conseguenze. Ad esempio, come avrete letto su qualche post in giro per questo postaccio, a volte mi capita di sentirmi stanco di testa e allora mi passa la voglia di scrivere, o di guardare film, o di muovere i muscoli volontari. Sono momenti ciclici, che capitano a tutti e che non mi rendono speciale. Si tratta solo di tirare il fiato e attendere periodi meno stressanti, dopo di che tutto scorre. Tanto più che i migliori spunti per le mie pessime storie nascono proprio al termine di queste fasi, quasi a tradim...

Natale in casa Iuri

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Tra me e lo spirito natalizio si combatte una battaglia logorante che si protrae ormai da anni. Certo, si farebbe presto a dire che il sentimento di gioia che caratterizza il periodo delle feste inaridisce naturalmente dentro al cinismo dell'età adulta. Ma non so mica se stia tutta lì la questione. Come sapete se mi leggete da un po', io sono quel tipo che si vede il film di Natale nel pieno del periodo estivo, quasi ad esorcizzare i terribili demoni spagnoleggianti che infestano la dannatissima stagione. Non so dirvi se la mia sia nostalgia per quei giorni lontani. Anche perché, puntuali come le tasse, alla fine quei giorni arrivano per davvero e non è che mi trovino ad accoglierli con le braccia aperte e gli occhi a cuore. Eppure quando ero bambino dicembre lo adoravo. Mi pareva la realizzazione plastica di un sogno. Tutto si colorava di cieli stellati. Il mondo era ricoperto di soffice neve (anche se io non ho mai visto un fiocco a dicembre, o quasi). Ogni cosa, insomma, co...

Motorsport is dangerous- capitolo3: Le procedure- Zolder 1981

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Ci sono momenti in cui l'atmosfera che grava su un determinato luogo pare pregna di pessimi presagi. O magari è così che le percepiamo nei nostri ricordi, filtrati e rimescolati dallo scorrere del tempo. Di sicuro, domenica 17 Maggio 1981 a Zolder l'aria era malsana e non a causa dei mefitici gas di scarico delle Formula 1 schierate sulla griglia di partenza. In un ospedale a pochi chilometri del circuito si stava consumando una tragedia troppo assurda anche per uno sport pericoloso come l'automobilismo da corsa. Poi c'erano le tensioni politiche ad avvelenare un ambiente deteriorato e pronto al grande strappo. Una brutta, brutta situazione. Se volessimo fare i fatalisti potremmo considerare il circuito di Zolder sfortunato. Poco meno di un anno dopo gli avvenimenti trattati qui, infatti, vi troverà la morte Gilles Villeneuve, uno degli idoli dei tifosi, in un incidente talmente incredibile da sembrare irreale. Ma se dovessimo fare la punta agli eventi del 1981, beh, fo...

Didier

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Di recente si è celebrato il quarantennale di una tragedia sportiva capace di segnare per sempre gli appassionati delle corse: il folle incidente che ci strappò Gilles Villeneuve. Tutti hanno trattato l'argomento, perché giustamente il canadese rimane un'icona della Formula 1 grazie a quel suo modo istintivo di affrontare la velocità. In molti si sono soffermati anche sui fatti antecedenti alla tragedia; Imola, il duello degli ultimi giri, il famigerato cartello Slow. Nei decenni che sono seguiti a quelle due settimane, spesso ci siamo adagiati sul concetto di tradimento, perché Gilles pensava questo del Gran Premio di San Marino 1982. Siamo rimasti con la sua espressione oscura impressionata nelle videocassette, convinti che, sotto sotto, fu proprio quella grande amarezza a provocare l'inaudito schianto sul parapetto esterno del Terlamenbocht. Io quest'anno mi sono chiesto (e non per la prima volta) cosa pensasse Pironi di tutto ciò che accadde in quelle infauste setti...

Motorsport is dangerous- Capitolo2: le maestranze- Kyalami 1977

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Gran Premio del Sudafrica, Kyalami, sabato 5 Marzo 1977. Siamo al giro ventidue e Jacques Laffite si prepara ad affrontare la prima curva. Mentre inserisce la vettura, però, qualcuno gli piomba addosso ad alta velocità dopo una manovra che appare scriteriata. La Liger del pilota francese finisce contro il muro esterno e Laffite esce furibondo dall'abitacolo per portare le sue rimostranze allo sconsiderato avversario. Ma quello che vede lo blocca all'istante. Fermo a pochi metri dalla sua monoposto riposa un rottame bianco macchiato di sangue. Il pilota che giace immobile al suo interno è privo di casco e la sua testa è piegata in modo innaturale. Laffite non lo sa, ma quel rivale non poteva far nulla per evitarlo. Perché a quella prima curva ci è arrivato già morto. Questa è la storia di uno degli incidenti più assurdi mai avvenuti all'interno di una pista di Formula 1. Succede tutto una manciata di istanti e pochi metri prima, lungo il rettilineo principale del circuito. U...

Buongiorno volume 2

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I più attenti tra i miei radi lettori forse se ne saranno accorti. Il blog di recente ha beneficiato (o ha subito, dipende dalle opinioni) di un lieve restyling. Certo, nulla di particolarmente scenografico, quindi se non ci avete fatto caso non sentitevi in difetto. Infatti si tratta di un lavoro sotto il cofano, di quelli che magari non saltano all'occhio, ma che rendono la guida più confortevole. O almeno è quello che mi auguro. Ho sentito da qualche parte che un buon blog per poter crescere dovrebbe dimostrarsi affidabile. Insomma, pubblicare con regolarità, per dare riferimenti a un pubblico che sappia quando aspettarsi le novità, in modo da costruire attese e tutte queste cose qui. Mica per forza una produzione giornaliera (non ci riuscirei mai, nemmeno se di mestiere facessi questo), ma comunque una cadenza certa sulla quale i lettori possano contare. Ora, a me fa ridere pensare all'idea di un pubblico e se leggeste le statistiche vi spancereste assieme a me. Sono anche...

Motorsport is dangerous- Capitolo 1: i circuiti- Le Mans 1955

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Chissà quale sarebbe l'impatto dell'automobile sulle nostre vite se non esistessero le corse. So che pare un quesito lezioso di questi tempi, ma che ci volete fare. Alla mia mente piace trastullarsi e io ho imparato che è meglio se la lascio fare. Tuttavia non è un ragionamento campato per aria. Magari non lo sapete, ma se l'automobilismo sportivo esiste ancora è perché un giorno qualcuno ha deciso che valesse la pena andare avanti quando sarebbe sembrato più logico facesse il contrario. Signore e signori è giunto il momento: oggi parliamo dell'11 giugno 1955. Le Mans quel giorno brulicava di persone. Una folla indescrivibile affollava le strade della Sarthe assiepandosi ovunque pur di assistere alla 24 Ore, competizione già ammantata di leggenda. Quella gente aveva ancora impresse le ferite di una guerra devastante e voleva godersi il meglio del boom economico che stava crescendo dai germogli del piano Marshall. L'automobile rappresentava il simbolo della rinascita...

Iuriville Horror

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Eppure pensavo di cavarmela. Di vivere questo periodo di incertezza tutto sommato bene. Del resto la mia indole sfuggente di tipo piuttosto avverso alla socialità mi protegge da tutto questo isolamento. Ovvio, la partita a freccette corredata da una dozzina di medie manca pure a me, ma non me ne faccio un cruccio. So resistere al vizio. Almeno per adesso. Tuttavia ho scoperto che l'equilibrio mentale è qualcosa di sottile. Mantenerlo significa danzare sul filo respingendo gli elementi di disturbo e tentando di dar peso solo alle situazioni che si possono controllare. Un esercizio che credevo mi riuscisse decentemente. Invece ho incontrato una fotografia, il filo si è spezzato e io sono caduto giù. L'immagine a cui faccio riferimento è piuttosto celebre e ritrae i fratelli De Feo in una posa spensierata. Sono sicuro che molti di voi la conoscono. Esatto, proprio quella dove la ragazzina al centro del ritratto si esibisce in una smorfia. Ma magari non sapete nemmeno di cosa sto p...

Linea alla regia! vers 2.0.1.9.

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A volte mi sento davvero stanco. Sapete com'è: giornate dure, fastidi, gente. L'unico desiderio che provo è quello di stendermi e non pensare a nulla. In quei momenti la televisione peggiorerebbe solamente le cose. Lascio che sia Youtube a prendersi cura di me, con il suo catalogo di filmati frivoli e altamente rilassanti. Basta cercare un po'. E' così che sono finito su uno di quei rulli pubblicitari risalenti all'alba dei tempi. Inevitabile come le tasse, la nostalgia mi ha avvolto con il suo marcescente sudario. Perché in mezzo a quelle canzoncine ci ho passato l'infanzia. Gli anni migliori, quando me ne potevo fregare di tutto. Ai tempi le odiavo, è vero, ma rivederle oggi riporta alla luce ricordi di quando bastava il sapor di cioccolato a rendere il latte prelibato. Si va bene. Ho un cuore di panna. 10 Print “Coca Cola di più” 20 Print “Con una pioggia di Smarties cioccoliamo la città” 30 Print “Per una parete grande ci vuole il pennel...

Qualcosa finisce, qualcosa inizia.

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Se non siete vissuti in una caverna sprofondata nel gelo dell'Antartide, probabilmente siete venuti a conoscenza della recente scomparsa di Fabrizio Frizzi. Ora, non starò qui a pontificare su quanto questo presentatore fosse una persona buona perché non lo conoscevo. Nemmeno vi racconterò di come mi mancheranno le sue trasmissioni, non essendo io un particolare appassionato del genere di varietà che questo artista era solito condurre. Un po' mi dispiace, certo, visto che comunque non mi sfuggiva come il noto presentatore fosse garbato nello stile, caratteristica sempre meno comune in una televisione dominata da esagitati che si urlano in faccia, streghe del pomeriggio utili solo a promuovere dolore e mettere il mostro in vetrina e pseudo giornalismo capace solamente di piazzare microfoni davanti a bocche in grado di dire qualunque cosa. Ma sto andando fuori tema. Apprendere della scomparsa di Frizzi, in realtà, ha smosso qualcosa che se ne stava addormentato dentro ...