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Visualizzazione dei post con l'etichetta Stefano Accorsi

Lo spettatore #285- Una scelta punitiva: A casa tutti bene (2018)

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A volte penso che parlare di Gabriele Muccino sia come sparare sulla Croce Rossa, perché il regista pare sempre così abbattuto che quasi quasi vien voglia di abbracciarlo. Eppure il più anziano dei fratelli i suoi begli incassi li porta a casa sempre attraverso un meccanismo di affabulazione del pubblico che mi risulta misterioso. Ora, magari è vero che il suo cinema non è esattamente quello che piace a me, ci può stare. Tuttavia la curiosità verso un artista che ha sedotto (anche se per poco tempo) persino i produttori di Hollywood c’è e c’è stata anche in passato, tanto che i suoi progetti americani li avevo pure visti, ricavandone una sensazione neutra tendente al positivo. Perché dunque non provare anche un pizzico della sua produzione italiana? Ammetto che a farmi scegliere il film è stato il titolo, che secondo me poteva anche celare qualche enigma intrigante (non so perché io sia arrivato a un ragionamento del genere, ultimamente mi sento tanto stanco). Utilizzare un termine im...

Lo spettatore #217: Un nuovo sistema penale: Ipersonnia (2022)

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Ci dev'essere qualcosa che non va con la fantascienza dalle nostre parti. Intendiamoci, è un bene che qualcuno decida di impegnarsi nel genere e riesca pure a muovere nomi di un certo calibro. Ma cribbio, ogni volta che termino una visione mi pare che manchi qualcosa. Nella distopia messa in piedi da Alberto Mascia si sceglie un futuro non troppo remoto nel quale la detenzione in carcere viene sostituita da un lungo sonno che occupa interamente il periodo della condanna, esclusi i piccoli risvegli che servono a verificare le condizioni del reo. Idea di base interessante, anche perché consente al regista di giocare con la vicenda, la quale, data la natura onirica della narrazione, permette qualche alleggerimento sul proprio rigore formale. Nulla che non si sia già visto, ma esiste l'intenzione di far sembrare tutto quello che vediamo come un cerchio che si chiude, mettendo in scena uno stratagemma narrativo che funziona sempre. Poi è chiaro, il film sbatte contro i propri limiti...