Lo spettatore #318- Mai fare una buona azione: The Hitcher, La lunga strada della paura (The Hitcher, 1986)

Negli Stati Uniti esiste una mitologia attorno all’autostop tale da dare vita avere e proprie eroine capaci di dominarne i meccanismi. Del resto c’è da capirli con tutte quelle miglia di strade che si srotolano nel nulla più assoluto. Quando hai tanto spazio a disposizione dentro ci puoi trovare qualunque cosa, così un brutto giorno può anche capitarti di caricare Rutger Hauer.

The Hitcher è la storia del duello asimmetrico ingaggiato da John Ryder ai danni di Jim Hasley, un giovane che sta consegnando un’automobile e che è destinato a maledire in eterno la voglia di fare una buona azione. L’intero film si regge sulla fuga di Hasley e sul perverso gusto per la caccia di Ryder, un pazzo senza apparente motivazione che si muove felino tra le strade di nullapoli.
Tutto il fascino di The Hitcher, se c’è né uno, è affidato alla figura misteriosa di Ryder, portata sulla scena da un Rutger Hauer gigione che gioca con il personaggio rendendolo inquietante il giusto.
Del resto Ryder sulle prime pare quasi un costrutto mentale di Hasley, tanto è capace di comparire dal nulla e trovarsi sempre nel posto giusto quando è il momento di esserci.
Invece abbiamo a che fare con un predatore con il pieno controllo del territorio, che conosce le lunghe strade della paura e tutti i posti di ristoro che le punteggiano, nonostante da quelle parti nessuno sappia chi sia, quasi si trattasse di un eremita che vive fuori dalla civiltà e sia disposto ad avere contatti con essa solo quando vuole fare le sue mattanze.
Non si capisce bene perché scelga il Jim dello stralunato Thomas Howel (attore che a un certo punto sembrava pronto a mangiarsi Hollywood ma che è rimasto imprigionato negli anni ottanta) per dar vita al suo duello più elettrizzante. Sarà che sulle prime il giovane riesce a scaraventarlo sulla strada e questo accende in Ryder il gusto della sfida, ma l’impressione è che non servano vere motivazioni. Ryder ha voglia di divertirsi e tanto gli basta.

Sospeso tra Mad Max e il classico racconto da strada americano, il film nel tempo è riuscito a ricavarsi una nicchia di appassionati veraci, anche se, visto oggi, non riesce a nascondere qualche limite.
Di ritmo, innanzitutto, perché la scelta (giustificata) di farci entrare subito nel cuore della vicenda lo espone a un movimento oscillatorio che a volte un poco lo affossa. Del resto Harmon ha per le mani due personaggi e una strada, non può far molto.
Sarà per quello che nella sceneggiatura entrano Jennifer Jason Leigh e tutta la squadra Cobra 11, con il risultato di scardinare le poche certezze geografiche fin lì acquisite, data la comparsa di tavole calde ogni cento metri e la presenza di una cittadina situata non si sa bene dove, scelte che servono a Harmon per  spendere tutto il budget in stunt squisitamente anni ottanta con le auto della polizia.
Nel chiudere due idee che ho trovato interessanti: la prima è quella di ingaggiare JJ. Leigh e presentarla lontana dallo stereotipo della bellona. L’attrice qui si mostra piuttosto anonima, tipica ragazza di una provincia nella quale non succede mai nulla e che non manca del solito desiderio di fuga verso la civiltà. Una caratterizzazione coerente con l’ambientazione che per di più giustifica le scelte da lei prese nel finale.
Poi c’è il pudore di Harmond che, forse per scelta artistica o magari per mera questione di divieti ai minori, decide di non mostrare quasi mai gli effetti delle azioni di Ryder, levando al film la facile etichetta di horror per spostarlo in un luogo meno definito, senza però rinunciare a una certa crudezza di fondo pensando ad alcune delle sue vittime oppure al modo brutale che l’assassino sceglie  per ucciderle.
Non un film  che rivedrei volentieri però, lo dico serenamente. The Hitcher soffre l’erosione del tempo in tanti piccoli fattori e paga una messa in scena tutta focalizzata sugli stunt. Un racconto stradale geograficamente confuso che fa comparire luoghi per evidenti esigenze di trama e che a volte rinuncia alla coerenza da duello nel deserto per cercare di riempire i propri spazi vuoti.
Tuttavia Ryder, Hasley e la loro sfida impari qualcosa dietro si lasciano, questo non glielo posso negare.





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