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I cimeli del cinema #15- Il sapore della vittoria (Remember The Titans)

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Ah, l'integrazione razziale. Tema divisivo capace di gettare i protagonisti del dibattito nell'arcaico scontro tribale delle fazioni. Difficile aprire un dialogo su certi aspetti senza che l'opportunità politica non lo inquini con i suoi slogan pre-confezionati. Ma hey! Raccontare storie serve proprio a questo no? Cosa c'è di meglio di un bel filmone per aggredire l'argomento? L'astrazione consente agli spettatori di immedesimarsi in ruoli che mai riuscirebbero a vivere nella vita quotidiana. E se c'è una bella storia vera da mettere in vetrina, beh, tanto meglio. Bisogna essere coraggiosi e lavorare sui temi più scomodi per aiutare l'evoluzione della società. Solo che non vi ho detto che questa è una produzione Disney. Fregati! Dai, preparate i cuoricini: La vicenda ci porta nella Virginia all'inizio degli anni settanta e ci presenta un luogo nel quale, per la prima volta, si tenta l'esperimento di fondere un liceo per bianchi c...

I cimeli del cinema #14- Barry Seal

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“Tratto da una storia vera” è una frase che per molti equivale a una garanzia di qualità, senza la quale recarsi in una sala cinematografica sarebbe come perdere tempo. Io non nutro tutta questa sacralità verso questo disclamer; anzi, negli ultimi tempi ho imparato a nutrire un certo sospetto verso di esso. Specialmente nel caso di film biografici, infatti, il rischio di trovarsi di fronte a opere scialbette e poco profonde è piuttosto concreto. Non amo le distanze che spesso i registi si prendono dallo spettatore nel costruire questo genere di pellicole. Così come, molto spesso, 'ste grandi vite vissute non suscitano in me nessun tipo di interesse. A scavare con attenzione, si rivelano tutte uguali. E tutte noiose. Insomma, se invece di “tratto da una storia vera” un film fosse “tratto da una storia bella” probabilmente tenderei godermelo di più. Barry Seal è un pilota d'aereo e contrabbandiere di sigari che alla fine degli anni settanta viene contattato dall...

CDC#13- Rush vs Grand Prix

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I più attenti, tra la radissima schiera dei miei lettori, avranno certamente notato il mio amore per le corse automobilistiche (tra l'altro non ricambiato si direbbe, vista la mia scadente abilità alla guida). Sono affezionato all'aspetto più mainstream dell'argomento, ovvero la Formula 1; tuttavia non disdegno di seguire la 500 miglia di Indianapolis (come avete letto qui ) e non nego di essere capace di imbambolarmi per ore davanti alla TV mentre vanno in onda i camera car notturni dalla 24 ore di Le Mans. Se, inoltre, non è la prima volta che decidete di buttare il vostro tempo tra queste righe, vi sarà capitato di inciampare in un'altra delle mie passioni coltivate malissimo: il cinema. Va da se che quando questi due mondi trovano un punto di contatto, io viva un breve orgasmo prima di mettermi a studiare il risultato di tale alchimia. Non è delirio il mio (non eccessivo almeno), ma la constatazione pratica di come un regista che scelga di mettere in sce...

I cimeli del cinema #12- Warcraft

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Tanto vale essere chiari fin da subito: non sono un grande estimatore del genere fantasy. Secondo il mio punto di vista, al di la di quello che potrebbe suggerire il nome, le rigide regole sulle quali questa narrativa è basata tendono a far assomigliare troppo le varie storie tra loro. Non è che provo antipatia per gli spadoni o per le creature fantastiche che popolano questi universi, tuttavia ho la sensazione che Il Signore Degli Anelli e quella telenovela in costume chiamata Game Of Thrones, possano rappresentare un compendio sufficiente per non dover andare oltre. Sarò limitato, ma a me pare che gli orchi siano sempre dei bruti che pensano solo a menare le mani, i nani facciano comunque i carpentieri, gli elfi vivano eternamente in simbiosi con la natura e gli umani rappresentino nient'altro che l'aspetto irrazionale delle vicende. Almeno quasi sempre, Tyron Lannister è una discreta eccezione. Automaticamente, quindi, mi sono avvicinato a questo film pieno di circosp...

I cimeli del cinema #11- Ghost In The Shell

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Il film a disegni animati (ma come parlo?) di Ghost in The Shell lo vidi davvero molto tempo fa. E, come a conferma della mia scarsa passione per l'animazione e il fumetto, specialmente di matrice nipponica, non ne ricordo nemmeno un frame. Tuttavia ho sentito spesso parlare delle tematiche che stanno alla base di questa storia; la fantascienza filosofica mi ha sempre attirato e i concetti di anima e corpo, inseriti in un contesto di domande sul chi siamo, cosa vogliamo, dove andiamo, un fiorino, hanno sempre fatto breccia nel mio cuore. Utilizzare il genere in questo modo spinge alla riflessione anche chi, come me, non è troppo portato ai Grandi Ragionamenti sull'Esistenza. Se a tutto ciò aggiungiamo che è impossibile perdersi un appuntamento con Scarlett Johansson inguainata nella sua bella tutina, risulta evidente come non mi sia lasciato scappare: In una Tokyo del futuro, la Hanka è un'azienda che, in collaborazione con il governo, produce innesti per miglio...

I cimeli del cinema #10- La Prima Cosa Bella

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La volete sapere una scomoda verità? Di tutti i film di Virzì da me visionati (non molti, sono onesto), questo è quello che considero il meno significativo. Si lo so, è un commento impopolare, ma non posso farci niente se sono uno bello e dannato. Comunque ecco a voi: Che il rapporto tra madri e figli sia una delle relazioni più potenti della natura ci sono pochi dubbi, mi pare. Che il regista livornese lo sappia benissimo è persino ovvio. Che per raccontarcelo abbia fatto un mezzo casino, invece, è opinione tutta mia. Anna è una genitrice piuttosto libertina, decisamente fuori da quegli anni settanta ancora piuttosto bacchettoni nei quali ha vissuto la sua gioventù. Il figlio Bruno patisce il suo atteggiamento, che non comprende, fino a trasformarsi inValerio Mastandrea. Per capire come si possa arrivare ad un dramma simile Virzì sceglie di presentarci questa storia attraverso l'utilizzo di due piani temporali ben distinti. Troppo ben distinti per conto mio. Attr...

Frustrazioni videoludiche #3- Lifeless Planet

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Sono un videogiocatore. Magari non assiduo come un tempo, ma seguo questa industria da molti, anni e un periodo come quello che stiamo vivendo oggi non mi pare di averlo mai vissuto. Ovunque mi giri mi sembra di vedere solamente seguiti, remake, remaster o reboot di titoli già esistenti, e, più in generale, una nostalgia del passato talmente forte da ostruire il passaggio alle novità. C'è da capirle le case distributrici; attualmente creare un prodotto di qualità prevede costi da grande produzione cinematografica e mancare il bersaglio può causare capitomboli rumorosi e potenzialmente fatali. Per cui è meglio adagiarsi sulle sicurezze e adattarsi a un pubblico forse troppo pigro nel gestire i propri gusti. I grandi del mainstream videoludico ragionano così è c'è poco da fare. Tuttavia non tutto è perduto. Esiste un luogo dello spirito dove qualcosa si muove. Si chiama mercato indie e spesso, se si vuole un prodotto originale e coraggioso, è proprio quello il luogo in c...