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CDC #82- Essere o non essere: Atto Di Forza

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Ci sono dei ricordi che mi sfuggono. Momenti nei quali non capisco più se una cosa l'ho fatta per davvero oppure se è figlia di un sogno disperso nel mio cervello. Mattine che piombano su di me con la forza della sveglia e che mi fanno chiedere se sono nel mio letto oppure il vero me percorre luoghi immaginari. Istanti di vita che mi danno da pensare: io sono qui? Sono questo? Inutile che mi guardate con quelle espressioni disgustate. Succede a tutti, lo so. Capita anche a Douglas Quaid, per esempio. Un omone tutto di un pezzo che somiglia incredibilmente a un Arnold Schwarzenegger del futuro. Lui si ritrova a sognare sempre di Marte, quasi come un'ossessione sepolta chissà dove. Al che decide di togliersi lo sfizio e fare un bel viaggio sul pianeta rosso. Ma siccome è un bracciante e non se lo può permettere, si fa impiantare dei ricordi fittizi dalla Recall, azienda specializzata nel modificare le menti. O magari no. Vai a capire come stanno davvero le cose. Se qu...

CDC #81- Pazzi senza frontiere: Violent Cop

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Ma voi ce lo vedete Claudio Lippi interpretare un poliziotto totalmente fuori di testa che picchia i criminali e stermina intere gang senza quasi proferire vocabolo? No perché per noi diversamente giovani Takeshi Kitano era più o meno quella roba li. Il bizzarro padrone del castello che ci introduceva nel mondo di Mai Dire Banzai, versione giapponese e vagamente sanguinolenta dei nostri Giochi Senza Frontiere. E' che a noi mancano queste figure eclettiche. Proprio culturalmente. Certo, sono esistiti i Vainello e i Tognazzi, ma si parla di una televisione diversa, impensabile al giorno d'oggi. Resta praticamente solo Checco Zalone . Che va al cinema a fare sempre Checco Zalone. Che se piace e fa ridere magari va anche bene. Ma se proprio non lo mandate giù sono dolori. Fatto sta che Kitano nei panni del poliziotto impazzito ci sta benissimo. Quella faccia assemblata con il Das è la maschera giusta per il personaggio che ha in mente. Quando l'inquadratura ce lo...

CDC #80- Sconfiggere la calura: SOS Fantasmi

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Molto tempo fa il pianeta terra ribolliva soffocato dalle esalazioni sulfuree. I pochi sfortunati che lo abitavano dovevano difendersi da terrificanti creature alate assetate di sangue, respirando una miscela acquosa arroventata dalle fornaci demoniache. I lamenti dei dannati udibili in ogni anfratto parlavano una lingua arcaica oggi conosciuta come spagnolo. Quell'era terribile viene ricordata con un nome che al solo pronunciarlo provoca sgomento. Un nome nefasto che rammenta a tutti quanto crudele possa diventare il destino. Quel nome è: estate. Non esisteva metodo efficace per sfuggire alla presa bollente del diavolo che l'aveva creata. Molti ci provarono, ma quasi tutti fallirono, schiacciati tra le danze degli angeli caduti che lanciavano anatemi impronunciabili verso i poveri umani. Parole terribili come despacito, noche, me gusta mucho. Poi, un giorno, un'eroe uscì dalle fiamme brandendo un'arma lucente. Ciò che restava dell'umanità, ormai sconfitta,...

CDC #79- Exploitation Mad Max - I Nuovi Barbari

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Diciamoci le cose come stanno. Ci piace un sacco tessere le lodi di Mad Max, ricordando come l'opera di Miller sia stata capace di ispirare l'ambientazione post-apocalittica per tutti gli anni ottanta e oltre. Affascinati e sedotti dalla trilogia abbiamo rivisto le gesta del pazzo Max nelle battaglie di Ken Shiro e nella moda punk degli Wild Boys. Ci siamo innamorati a tal punto dello spettacolo pessimista di George Miller da lasciarci sfuggire il punto forse più importante di tutti quanti. Ma quanti danni ha causato Mad Max? Perché quando qualcosa ha successo tutti provano a replicarne i meccanismi; è il sale dell'exploitation. Agli albori degli anni ottanta chiunque volesse costruire un film ambientato dopo la catastrofe doveva guardare al lavoro di Miller. O magari a 1997. O, dio ce ne scampi, a entrambi. Spesso, però, ci si dimentica come sia stato solo il secondo capitolo della trilogia gettarci in faccia l'estetica tanto iconica che oggi amiamo citar...

FL #7- Quando i videogiochi non vogliono divertire- This War Of Mine

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C'è una domanda che rovina i sogni delle più grandi menti di questo pianeta: possono i videogiochi essere considerati alla stregua di arti nobili come cinema e letteratura? (la parola stregua dovrebbe farvi intendere di che livello di menti stiamo parlando. Io non la userei mai, per dire). Se dipendesse da me la risposta sarebbe affermativa, ma io gioco (anche se poco) per cui non faccio chissà quanto testo. Inoltre capisco da dove deriva la diffidenza verso questo medium. Appartengo alla prima generazione cresciuta con i videogiochi in mano. Prima di noi nessuno muoveva pixel colorati sullo schermo e quando ricevemmo in dono i primi macchinari atti allo scopo, per i nostri genitori si trattava ne più e ne meno che di giocattoli. Impressione che è stata sfruttata dai giganti del settore attraverso campagne di marketing necessarie a far sopravvivere l'industria ai danni di una crisi che a suo tempo pareva fatale (ora potete respirare). Ma mentre noi primi videogiocatori...

CDC #78- Le oscure dinamiche del potere: Il Divo

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La prima volta che vidi Il Divo al cinema ne rimasi folgorato. Mi colpì lo stile di un film sospeso tra biografia, inchiesta e spettacolo puro e semplice. Un'opera tutta italiana potente e moderna che proiettò Sorrentino nel ristretto novero dei miei registi preferiti. Per il secondo giro ho aspettato più di dieci anni, tempo durante il quale il mio apprezzamento per il regista si è attestato su un livello energetico più basso, i miei gusti si sono evoluti e di cinema davanti ai miei occhi ne è passato parecchio. Ma lui, Il Divo, è potente oggi come allora? Siamo qui apposta: Giulio Andreotti è sicuramente un personaggio controverso. Per molti l'incarnazione stessa del potere, un uomo che tutto conosce e tutto gestisce, piegando al suo volere chiunque intrecci il suo cammino. Per altri semplicemente un politico molto furbo, capace di interpretare brillantemente il suo ruolo in un partito fatto di correnti nel quale apparire importante vuol dire governare il paese. ...

CDC #77- Repliche o replicanti?: Automata

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Androidi consapevoli, città giganti infestate dall'inquinamento e popolate da immensi ologrammi, investigatori alla ricerca di macchine anomale. Ho come la sensazione che a qualcuno fischino le orecchie. Si perché se Automata ha un difetto (e ce l'ha) è quello di essere talmente ispirato ai classici del genere da non riuscire a distaccarsene quasi per niente. Intendiamoci, a me queste storie sull'intelligenza artificiale e sul futuro distopico piacciono anche. Ma mi rendo conto di come l'argomento stia giungendo al caffè. Seguire l'avventura di Vaucan-Banderas e la sua interazione con gli androidi senzienti mi suona come una canzone che so a memoria. Non brutta probabilmente, ma talmente passata dalle radio da diventare nauseante. Automata vuol essere una sorta di colossal iberico, con grandi scenografie in CGI, suggestioni da cinema di genere e attori di un certo peso ad arricchire il contesto. Ma riesce solo a tramutarsi in un Blade Runner di ripor...