Vi racconto una storia: Due di sette




Il Bestia si alzò dalla posizione accovacciata e asciugò il velo di sudore che gli raffreddava la fronte, lasciando sulla pelle una striscia nera di fuliggine. Sperava di ottenere di più dai rottami del Luna Park, invece il carretto giaceva semivuoto dietro di lui. Così decise di rinunciare. Dopotutto la notte stava per finire.
Uscì dal groviglio, riprese il carretto e sputò un grumo di catarro nero al sapore di ferro che si spiaccicò sull'asfalto appena oltre le macerie. Poi bestemmiò.
Fu in quel momento che si accorse di qualcosa con la coda dell'occhio. Uno strano arnese stazionava appena fuori dal cumulo di rottami muovendosi impercettibilmente avanti e indietro. Due ruotine laterali lo facevano assomigliare ai cannoni dei soldatini, mentre il bulbo che stava in mezzo ospitava una luce rossa al centro di quello che appariva come un nero occhio di vetro.
L'uomo dai vestiti sporchi e il piccolo marchingegno restarono uno di fronte all'altro, sospesi nell'attesa che qualcuno facesse qualcosa. L'oggetto non emetteva alcun rumore, mentre il Bestia sfiatava massaggiandosi la schiena.
Poi l'uomo scattò in avanti. Ma, come se ne avesse intuito le mosse, il piccolo macchinario fece retromarcia lasciando il Bestia con le mani protese sul nulla. Le rotelline lo accompagnarono sotto il mucchio di rottami e l'aggeggio sparì come un topo tra le intercapedini.
Il Bestia rifletté brevemente sull'opportunità di gettarsi di nuovo li in mezzo per scovare l'apparecchio. Ma subito capì che non sarebbe stata una buona idea. Il cielo a est si faceva già più chiaro. Occorreva andarsene e anche in fretta, prima di incontrare qualcuno e magari scambiare, sia mai, due chiacchiere.
Il suo segreto se ne stava là sotto e presto sarebbe tornato a scavare.

Il latte caldo emanava un odore rancido. Represse un conato e si alzò per prendere la bottiglia di grappa con la quale allungarlo almeno un po'. Non che fosse un accanito bevitore il Bestia. Solo che così com'era quella tazza non sarebbe mai riuscito a mandarla giù. In più un po' di carburante avrebbe potuto scaldarlo quel tanto che bastava.
L'orologio appoggiato sopra la credenza segnava le due e mezza. Tardi, anche per uno come lui abituato a saltare la mattina. Provò a bere un sorso. Deglutì il più velocemente possibile per evitare che quel saporaccio si fermasse troppo in bocca, ma ci fu poco da fare. Il gusto cagliato vinse su tutto e allora il Bestia si alzò dalla sedia facendola fischiare sul pavimento e rigettò la colazione nel lavello. Aprì l'acqua che salì dai tubi con la veemenza di una mandria e lasciò che il liquido biancastro venisse trascinato giù per lo scarico. -Merda- disse, appoggiandosi con le mani al bordo del lavandino. Chiuse gli occhi. Ascoltò il brontolio sordo del generatore che creava la corrente per la catapecchia nella quale viveva. In mezzo al solito rumore si accorse anche di uno strano ronzio. Un suono nuovo che gli diede da pensare. - Forse è tempo di allacciarsi alla rete - disse al rubinetto - Così magari il latte mi dura -
Sostituì la colazione con una doccia rigenerante non appena la temperatura della casa glielo consentì, si cambiò e uscì in cortile per esaminare il bottino della notte precedente. Ma prima di tutto spense il generatore che il gasolio costava e il periodo non permetteva troppe comodità.
Si mise a scavare dentro il carretto, armato di guanti spessi per non tagliarsi. Dovette accontentarsi di qualche metro di filo elettrico bruciacchiato, piccoli meccanismi all'apparenza inservibili e altro ciarpame buono per il ferro vecchio.
Poi qualcosa lo distrasse e tese le orecchie. Imprecò perché lo strano ronzio che proveniva dal generatore si udiva ancora. Lasciò stare il lavoro e tornò verso la sua fonte di energia elettrica, che però, se si escludeva il ticchettio provocato dalla dilatazione dei metalli, giaceva silenziosa. Provò ad avvicinarsi, ma il rumore non proveniva da li.
Si rese conto che il suono cambiava aumentando e diminuendo il volume. Gli venne da pensare a uno sciame di insetti, ma era Febbraio e trovò l'ipotesi poco probabile.
Quindi alzò la testa e lo vide.
Una specie di elicotterino con quattro eliche galleggiava sull'aria sopra di lui. La carrozzeria di plastica nera luccicava illuminata dal fiacco sole di quella giornata. Sotto di esso un occhio rosso puntava il Bestia. - Che cazzo vuoi?- Urlò l'uomo allo spione volante. Ma quello, ovviamente, non rispose.
Il Bestia rimase a guardare l'aggeggio fin quando non gli vennero male al collo e un'idea. L'uomo puntò la porta della baracca e iniziò a camminare. Ora che ne aveva isolato la fonte fu in grado di riconoscere la variazione del ronzio e si figurò quell'affare mettersi in marcia per seguirlo. - Avrai una bella sorpresa - disse a bassa voce.
Una volta dentro il Bestia si mise a frugare in giro per casa, spalancando armadi e cassetti, finché trovò ciò che stava cercando. Infilò l'oggetto in una tasca interna del giubbotto e tornò fuori.
Superata la veranda quel suono riprese a seguirlo. Il Bestia si fermò davanti al carretto con la refurtiva del Luna Park infilò una mano guantata all'interno e ne estrasse un bel dado di acciaio. Grosso, forse da ventisei.
Prese dalla giacca la fionda che teneva con se fin da quando era ragazzo e la caricò con il dado. L'elicotterino parve accorgersene e manovrò. Ma era troppo tardi. Il dado volò a tutta velocità e colpì quel coso sul fianco, facendogli perdere stabilità e qualche pezzo di plastica nera. Il Bestia sorrise mostrando all'occhio rosso il suo incisivo assente e gli altri denti scompaginati.
Tornò a mettere mano al carretto, ma questa volta l'affare volante se ne accorse subito e aumentò i giri delle eliche sparendo dal cielo in un amen.
- Porco cane - disse il Bestia sbattendo la fionda per terra. Sapeva che quel coso valeva senz'altro di più degli scarti di quel cazzo di Luna Park. Agguantarlo poteva permettergli di comprarsi l'allaccio alla corrente e smetterla di bere latte rancido.
- Vaffanculo - gli urlò. Anche se dell'arnese non si vedeva più nemmeno il ricordo.

Bussavano.
Il Bestia si svegliò che faceva buio dopo essersi appisolato sul divano. Pareva stessero bussando da sempre. Un ritmo continuo, lineare, preciso. Come ci fosse una macchina perfettamente calibrata fuori dalla porta. Toc, toc, toc. Il Bestia avvertì una sensazione sgradevole: se anche si fosse rifiutato di aprire, quel rumore l'avrebbe accompagnato per il resto dei suoi giorni.
- Arrivo - urlò, senza che ciò limitasse la determinazione dell'ospite.
Si sfregò gli occhi con il dorso delle mani, tastò con la lingua il saporaccio metallico portato dal sonno e gettò uno sguardo all'orologio. Le sette, se quell'affare funzionava. A guardare la lancetta dei secondi si sarebbe detto di si. Doveva sbrigarsi a mettere qualcosa sotto i denti, che nel giro di un'ora al massimo doveva partire per il Luna Park e scovare il cannoncino.
Ma bussavano e non si sarebbero arresi. - Ho capito!-. Toc, toc, toc. - Che cazzo -
Trascinando i piedi raggiunse la porta e l'aprì, più per mettere fine a quella tortura che per interesse verso il visitatore. - Cosa cazzo vuoi? - disse alla bionda che lo osservava con la mano ancora sollevata.
La donna fece quello che doveva sembrare un sorriso. Poteva avere quindici come quarantacinque anni. Quando la sua bocca si mosse sulla sua pelle non comparvero rughe d'espressione.
- Buona sera signor Agostini, mi chiamo Luna e sono qui come sua assistente FedChat - Spinse avanti il lato destro del petto per mostrare il cartellino. Luna, assistente FedChat c'era scritto sotto una foto dove la bionda esibiva il suo sorriso.
- Non mi interessa. Ciao - fece il Bestia, spingendo la porta con l'intenzione di chiuderla.
Ma Luna lo sorprese facendo scattare in avanti il braccio destro e bloccando con la mano il tentativo.
Solo due minuti prego - disse Luna L'assistente. I muscoli della faccia tornarono esattamente al punto di partenza quando il volto della bionda si fece serio, quasi non avesse sorriso. Mai. In tutta la sua vita.
- Senti, non so chi sei e non so cos'è questo Fercat di cui parli. Fatti un giro - La bionda non fece una piega. Letteralmente. Allora il Bestia ci pensò su un attimo e le chiese - Come fai a conoscere il mio nome? O a sapere dove abito? -
- Perché se lei non conosce FedChat, FedChat conosce lei – La donna sorrise di nuovo. Il Bestia iniziò a provare paura per quell'espressione. Possibile che in fondo a quegli occhi ci fosse una luce rossa? No, stava esagerando. - Non so di cosa sta parlando e avrei da fare - Il Bestia diede una spinta alla porta, ma la mano della donna continuava a bloccarla senza scomporsi. Al Bestia venne in mente una sbarra d'acciaio.
- E' proprio sicuro di non voler provare comodità e virtù dell'applicazione LivingEverTogheter? -
- Te ne vuoi andare?-
- Beh, in questo caso è un vero peccato- La bionda utilizzò il braccio sinistro per estrarre un apparecchio dalla sua giacca. Lo guardò e l'aggeggio si illuminò. A ogni movimento degli occhi cambiava qualcosa sullo schermo, il Bestia lo capì vedendo la luce riflessa sulla pelle di Luna.
La bionda riattaccò - A noi risulta che lei ha danneggiato uno dei nostri droni Security 5000. Il costo dei danni derivanti dalla sua avventatezza ammonta a quattro mila Euro. Può saldare in contanti, oppure effettuare un bonifico bancario alle coordinate che ora sto per forn...-
- Aspetta, aspetta - disse Il Bestia. La bionda si fermò. - Dove li trovo io secondo te quei soldi?-
- Beh, doveva pensarci prima di danneggiare il nostro drone non le pare? - sorriso - I nostri incaricati stanno già eseguendo una stima dei suoi averi per arrivare a un accordo soddisfacente-
Il Bestia si affacciò alla porta – Io non vedo nessuno -
- Ci sono, si fidi. Noi ci siamo sempre -
- Senti, ti risparmio tempo. Non ho quei soldi. Come la mettiamo adesso zucchero?-
- Ecco dunque spiegato l'interesse della nostra azienda verso di lei - La ragazza fece sparire l'oggetto consultato poco prima, poi, sempre con l'unica mano libera estrasse dalla giacca un 'altra cosa. Pareva di assistere al numero di un mago.
Luna gli porse una scatola bianca, con sopra stampato il disegno di un affare simile a quello che reggeva prima, solo più piccolo.
- FedChat è orgogliosa di offrirle l'esclusivo R-Pad S50 Pro Evo 5, l'ultimo ritrovato nel campo della telefonia cellulare. Più potente persino del più potente dei computer portatili -
- Non ho capito. Non ho soldi per ripagare il vostro macchinario e voi mi regalate anche un arnese di questi? -
-Lei ha dimostrato notevole interesse per la nostra tecnologia. Abbiamo pensato che, piuttosto che finisca per distruggerla tutta, avremmo potuto offrirgliene un assaggio-
-Ma come.. -
-Non si preoccupi. Il suo R-Pad S50 Pro Evo 5 è già configurato. A lei basterà solo accenderlo e diventerà membro di LivingEverTogether -
La bionda agitò davanti a se la scatola bianca con un movimento insistito del braccio sinistro finché il Bestia non la raccolse. - Le auguro una splendida esperienza nel mondo di Fedchat - A quel punto la pressione dell'altro braccio sulla porta sparì. Il pannello di legno si chiuse sbattendo sonoramente sullo stipite. Il Bestia fece in tempo solo a vedere il viso della bionda che si apriva in un altro di quei sorrisi. Spalancò la porta praticamente subito, ma fuori non c'era più nessuno.
- Ma vaffanculo- disse al giardino spelacchiato.

La scatola bianca rimase sul tavolo fino al giorno successivo ancora sigillata nel cellophane in cui era stata consegnata. Ma poi, dopo una notte infruttuosa al Luna Park, lo scarso lavoro di cernita che lo aspettava e la consapevolezza di doversi cercare un altro posto di caccia, il Bestia si arrese alla curiosità e provò ad accendere quell'affare.
All'inizio nemmeno seppe cosa farci. Poi un breve suono accompagnato da una vibrazione gli segnalò una notifica. Un paio di tentativi per aprirla e un messaggio gli diede il benvenuto su LivingEverTogether. - Grazie- disse allo schermo ultra HD a matrice di led che gli illuminava il volto. Fece scorrere con il pollice la pagina come gli insegnarono le istruzioni a video prima di rimettere giù l'apparecchio e dimenticarselo una volta per tutte.
Solo che ricevette un avviso: un utente gli aveva chiesto un contatto diretto. Il Bestia riprese in mano l'oggetto e lo guardò. - Ma si, perché no? - disse allo schermo.
Pigiò sull'icona.
E fu dentro.




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