Lo spettatore #316- ET distruggo la casa: Psycho Goreman (2020)

Ve la ricordate Harriet di Super Vicky, quella bambina fastidiosa e impicciona con le code rosse alla quale bisognava stare attenti per evitare che scoprisse il segreto della ginoide più famosa degli anni 80? Ecco, immaginate cosa potrebbe succedere se deste in mano a una ragazzina del genere uno strumento capace di governare la volontà della più terrificante creatura dell’universo.

La Harriet in questione si chiama in realtà Mimi e si candida di diritto al ruolo di bambina più irritante della storia: autoritaria, capricciosa, totalmente immune alle conseguenze delle proprie azioni, blasfema in modo fastidioso anche per i non credenti, mai zitta un secondo e sempre sopra le righe. Insomma la figlia che persino Satana faticherebbe a riconoscere come sua.
Normale che l’incontro tra Mimi e un alieno che ha donato la sua vita alla missione di polverizzare la galassia sia pieno di potenziale, specialmente se lei possiede un artefatto capace di dominare la volontà dell’essere e che a lui tocchi pure starci, perché così funziona l’universo: puoi anche chiamarti Distruttore e terrorizzare le civiltà più potenti, ma se una bambina ti dice cosa devi fare, tu lo fai.

Psycho Goreman sfrutta la narrazione tipica di un film per ragazzi, con i bambini che trovano un alieno e se lo fanno amico, fino a far scoprire alla creatura il valore dell’amore, il potere più grande di tutti (dicono loro). Solo che qui si gioca in un campo diverso e la struttura è solo un'abile mossa per ribaltare gli stereotipi ogni volta che si presenta l’occasione giusta. La sceneggiatura curata dallo stesso Steven Konstanski, conduce spesso l’azione nei pressi di situazioni conosciute, ma ne modifica gli esiti in modo brillante facendosi parodia del genere e trasformando il racconto in uno svago per gli adulti. A sottolineare la cosa abbondanti dosi di sangue, che quando Goreman ne ha la possibilità si sfoga nell’unico modo che conosce, ma anche mostri buffi e personaggi assurdi.
Gli effetti speciali prevalentemente organici producono creature che si rivelano perfettie per il tono di una pellicola sempre pronta a premere il pedale dell’acceleratore. Ne viene fuori un intrattenimento dal sapore antico, che omaggia senza darlo a vedere e che diverte senza preoccuparsi troppo delle proprie scelte.
Una pellicola scorretta, che però non si vanta di esserlo (tranne forse in un paio di punti), che utilizza la sua protagonista per spingersi in luoghi dove solo un bambino potrebbe andare, ma che volutamente sfrutta un tono che oggi la terrebbe lontana dai più piccoli perché violento e sboccato. Eppure Mimi dentro questo macello si trova benissimo, dominando non solo PG, ma l’intero film e tutti coloro che lo guardano, costretti a subire le sue angherie. Non riesce mai simpatica Mimi e nemmeno le interessa farlo, eppure solo lei avrebbe potuto soggiogare Psycho Goreman in quel modo.
Psycho Goreman è anche altro e nasconde molte delle sue scelte vincenti nei personaggi che porta sullo schermo, negli eccessi della messa in scena e nell’abilità di ammiccare gustosamente a una fantascienza da cassetta che gli effetti computerizzati hanno svilito, ma non racconto altro perché rimane un’opera da assaporare con tutte le sorprese di una visione piacevole e divertente. Un piccolo film fatto con il cuore al posto giusto che merita il tempo che chiede.
E comunque no. Billy Corgan non era il bambino di Super VIcky, finiamola con questa leggenda.



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