Lo spettatore #306- Con l'educazione si risolve sempre tutto: Freaks (1932)
Ai classici occorre sempre dare un’occhiata, specialmente se negli anni hanno attraversato mille peripezie arrivando a noi ricoperti dalla patina del mito. Freaks è stato rifiutato, dileggiato e vilipeso, eppure sta arrivando ai cent’anni ancora arzillo come un giovanotto perché ciò che racconta ha un valore che supera il tempo.
A costare la messa al bando in molti
luoghi del mondo alla pellicola di Tod Browing è stato l’utilizzo
sullo schermo di autentici disabili gravi, persone con malformazioni
grottesche che ripugnavano gli spettatori. Si potrebbe pensare che
Browning fosse stato accusato di sfruttare i suoi freaks come
fenomeni da baraccone, alla stregua di quanto faceva Barnum con il
suo circo, ma non fu una questione di sensibilità ad alzare il
livello di censura, quanto la paura di fronte a qualcosa decisa dalla
sorte e la consapevolezza che potesse capitare a tutti.
Anche perché, a guardar bene,
Browining e lo sceneggiatore Clarence Robbins non ridicolizzano i
loro personaggi e, cosa ancor più importante per certi versi, non si
fanno tentare dalla suggestione della compassione.
I freaks sono tali e lo sanno benissimo, sono pagati per esibire alla morbosa curiosità del pubblico le loro malformazioni e in questo senso si possono considerare sfruttati dal circo. Eppure proprio nel circo loro trovano il modo di unirsi, di diventare famiglia. Non a caso la cinepresa rimane sempre tra le baracche e le roulotte dell’accampamento, concentrandosi su quella che è la vita all'interno del villaggio itinerante e uscendo raramente fuori, magari solo per mostrare come reagisce la gente comune alla presenza di queste persone. Nemmeno le esibizioni sono mostrate. Freaks racconta un micro cosmo dove essere sfortunati è la normalità.
I freaks sono tali e lo sanno benissimo, sono pagati per esibire alla morbosa curiosità del pubblico le loro malformazioni e in questo senso si possono considerare sfruttati dal circo. Eppure proprio nel circo loro trovano il modo di unirsi, di diventare famiglia. Non a caso la cinepresa rimane sempre tra le baracche e le roulotte dell’accampamento, concentrandosi su quella che è la vita all'interno del villaggio itinerante e uscendo raramente fuori, magari solo per mostrare come reagisce la gente comune alla presenza di queste persone. Nemmeno le esibizioni sono mostrate. Freaks racconta un micro cosmo dove essere sfortunati è la normalità.
All’interno del circo non lavorano
solo quelli che si chiamavano fenomeni da baraccone, ma anche altri
artisti più tradizionali, come il clown Phroso o Venus (che però
non ho capito cosa faccia), persone che convivono con i freaks e che
li rispettano come colleghi. Ci sono però anche soggetti meno
raccomandabili come Hercules o Cleopatra, due artisti che non
vogliono mischiarsi e che cercano di approfittare dell’ingenuità
di un nano compiendo l’errore più grave della loro vita.
Si perché i freaks di Browning sono tutt’altro che povere creature da proteggere. Loro stando insieme hanno sviluppato un senso di appartenenza, attaccarne uno fa scattare immediatamente l’articolo cinque e tutti gli altri si scherano a difesa dell’offeso.
Chissà, forse è stato proprio questo rispetto a spaventare il pubblico degli anni trenta. Osservare questi innocui sfortunati trasformarsi in un piccolo esercito determinato e implacabile. Intuire che per quanto potere tu pensi di avere sugli altri, se pesti i piedi sbagliati non esiste più riparo.
Si perché i freaks di Browning sono tutt’altro che povere creature da proteggere. Loro stando insieme hanno sviluppato un senso di appartenenza, attaccarne uno fa scattare immediatamente l’articolo cinque e tutti gli altri si scherano a difesa dell’offeso.
Chissà, forse è stato proprio questo rispetto a spaventare il pubblico degli anni trenta. Osservare questi innocui sfortunati trasformarsi in un piccolo esercito determinato e implacabile. Intuire che per quanto potere tu pensi di avere sugli altri, se pesti i piedi sbagliati non esiste più riparo.
Freaks in quasi un secolo ha subito
tagli e ritagli nel tentativo di superare le diffidenze mostrate
soprattutto dai sui contemporanei. Ciò che ne rimane è una
pellicola di un’oretta dall’aspetto di quello che oggi chiameremo
B-Movie, con un sacco di transizioni a nero e una lunga fase di
presentazione dei personaggi. Si potrebbe quasi pensare che si tratti
di un prodotto invecchiato male, ma invece dal 1932 non ha perso un
briciolo della sua potenza. Mette in mostra i fenomeni da baraccone
come avrebbe fatto Barnum, probabilmente, ma li rispetta
raccontandone la quotidianità. Sono persone innocue e sfortunate, ma
come tutti quanti, se si incazzano possono diventare pericolose,
probabilmente letali se la censura non avesse imposto la gallina.
Da vedere.
Da vedere.




Commenti
Posta un commento