Per noi che siamo cresciuti sotto l’ala
protettiva dei Michael, dei Jason e dei Freddy, In A violent Nature è
come una giornata a lavoro con papà. Occhio però, che alla fine
bisogna scrivere il tema.
In effetti a Chris Nash costruire uno
slasher a eliminazione diretta nel 2024 doveva sembrare un esercizio
sterile, che tanto dei personaggi destinati agli istinti del mostro
non interessa niente a nessuno. Perché non ribaltare il punto di
vista quindi, puntando la telecamera sul killer e mettendo sullo
schermo tutto lo sbattimento che questi esseri devono sorbirsi quando
qualche camperista ebete decide di andare a rompergli le balle.
Idea intrigante non c’è dubbio, che
tuttavia espone il film a qualche controindicazione.

Se di solito l’horror è visto dalla
prospettiva delle potenziali vittime un motivo c’è e prende il
nome di tensione. Per quanto i personaggi che popolano questo genere
particolare siano degli insopportabili imbecilli che vorremmo vedere
spiattellati male, è anche vero che l’esistenza di una minaccia
alla quale sfuggire è il senso stesso di questi racconti. Tenere la
telecamera fissa su una creatura inesorabile e indistruttibile,
evidentemente, toglie alla storia parte del senso per il quale è
stata costruita, perché di fatto fare il tifo per il mostro è
ancora più complicato che appassionarsi ai destini dei deficienti.
Per di più i lunghi piani sequenza
durante i quali seguiamo le passeggiate del (m)nostro non sono esempi
di brillantezza e per quanto il bosco selvaggio possa effettivamente
offrire una sua estetica, a cascare è il ritmo, tanto che a volte si
ha l’impressione che alcune scene potessero essere tagliate (e
siamo davanti a un film che fatica ad arrivare all’ora e mezza, non
so se mi spiego).
Chris Nash allora tenta di rimediare
utilizzando l’emoglobina, bene rifugio per eccellenza dello
slasher. Va detto che la mattanza di Johnny è creativa a sufficienza
da rappresentare un buon diversivo durante le fasi di stanca del
film, creando quantomeno un sentimento di attesa. Il regista punta
quasi tutto su questo proponendo almeno un paio di scene crude
abbastanza da rimanere impresse e tentando di giocare con il genere e
le aspettative. Tanto che in alcuni momenti la pellicola funziona, fa
vedere che dietro c’è un’idea e a tratti intrattiene pure.

Non sono sicuro che basti questo però,
perché Nash deve comunque combattere contro tempi morti abbastanza
lunghi e con il fatto di avere quasi solo un personaggio in scena.
Che è pure muto. Certo, riesce a creare un minimo di humus tra le
vittime attraverso discorsi origliati, mostrando il lato oscuro,
quello che di solito questo tipo di film non mette in scena. Ma
comunque i vuoti restano. Dopo di che il film ha un buon finale, dove
finalmente si lascia andare e accelera un poco riconciliando
abbastanza con tutto il progetto.
Tutto sommato un buon esperimento, ma
temo sia meglio se torniamo a porre la prospettiva sull’altro lato.
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