Iuri legge per voi: Quattro dopo mezzanotte vol.1 (Four Past Midnight, 1990) di Stephen King

Come accennato nel commento al secondo volume di questa raccolta, probabilmente la prima parte di Quattro Dopo Mezzanotte gli è qualitativamente superiore anche se all'epoca nella quale acquistai i libri non me ne resi conto, colpito com'ero dalle potenzialità del Fotocane e scottato dal film sui Langolieri, prodotto talmente fiacco da convincermi che il problema potesse trovarsi nell'opera originale. Quando si è giovani si sbaglia, lo si fa spesso e molte volte non si possiede l'umiltà di riconoscerlo. Poi si invecchia e si muore.


I LANGOLIERI


Oggi, dopo numerose riletture, sono quasi giunto alla conclusione che I Langolieri possa essere definito addirittura un classico della letteratura kinghiana, un'opera sperimentale per le abitudini del nostro Re preferito, che sceglie un'ambientazione originale (per lui) come quella di un volo di linea e sforna un racconto di fantascienza sul senso che attribuiamo al tempo, infarcendolo al solito di personaggi talmente vividi da sembrare reali.
King costruisce una struttura che regge alle complicazioni che un tema del genere porta con sé, piantando giù un ritmo vertiginoso che risucchia tra le pagine. Certo, potremmo stare a discutere sui dettagli e sui concetti a volte un poco farraginosi che il Re prova a raccontare dentro la vicenda, ma sono sottigliezze, perché a funzionare è il cuore costituito dai protagonisti e dagli antagonisti, tutti tridimensionali abbastanza da essere riconoscibili (ma anche qualcuno un po' meno tangibile in modo che rimanga del bestiame da sacrificare in caso di necessità).
Insomma un raccontino che ancora oggi mi intrattiene alla grande, nonostante possa dire di conoscerne i meccanismi quasi a memoria.


FINESTRA SEGRETA, GIARDINO SEGRETO


Se Finestra Segreta Giardino Segreto non ha potuto issarsi sulle stesse vette del racconto che lo precede in questa raccolta, probabilmente è dovuto al fatto che ricorda fin troppo da vicino un altro caposaldo del lavoro di King, ovvero La Metà Oscura.
Del resto le basi sono quelle, anche se Shooter è meno rintracciabile di Stark per il protagonista perché per esistere prende una strada più accidentata e ha bisogno di una serie di delucidazioni affinché diventi chiaro cosa rappresenta.
Se di là si parlava di percezione della qualità, del tono di certi romanzi e della differenza tra letteratura alta e scrittura d'appendice, qui si fa riferimento ai problemi che portano uno scrittore di fronte alla proverbiale pagina bianca. Difficle immaginare uno come King, che soprattutto in quel periodo era prolifico come una macchina, alle prese col blocco dello scrittore. Eppure stando alla potenza delle immagini che saltano fuori l'autore pare conoscere molto bene l'argomento. Immagino che per un professionista trovarsi in una situazione del genere debba essere effettivamente spaventoso e suppongo che quasi tutti, anche i grandi, prima o poi abbiano dovuto fare i conti con una sensazione simile.
King la sfrutta e la trasforma in uno dei racconti più riusciti della sua produzione (almeno tra quella dei brevi) che rapisce e travolge.

 

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