Lo spettatore #292- Whoo, here come the: R.I.P.D. (2013)
Ho un brutto rapporto con Ryan Reynolds, talmente compromesso da pensare che l’attore riesca a recitare solo all’interno di film brutti. Non so, magari sono io che lo trovo antipatico a pelle e di conseguenza mi rovino tutte le esperienze, oppure è lui a non sapersi scegliere le sceneggiature, o magari è effettivamente uno di quei tizi destinati a rovinare ogni progetto semplicemente con la sua partecipazione. Tutto può essere, comunque anche stavolta, nonostante sembri l’unico a essersi impegnato tra tutti i figuranti, ci siamo ricascati. Perché Ryan, perché?
So che RIPD è tratto da un fumetto e
che quindi ha una sua origine eccetera eccetera. Se un po’ mi
conoscete però dovreste essere edotti sulla mia scarsa attitudine
riguardo all’arte delle vignette. Anzi, direi al totale
disinteresse che provo verso quel mondo.
Quindi vedendo RIPD sono andato con la memoria direttamente a Men In Black, con i quasi morti al posto degli alieni e lo stesso approccio sia narrativo che scenografico. Il novellino che viene affiancato all’esperto collega sbrigativo e un po' rozzo con l’accento sbiascicato, la centrale segreta dove vagano tutti i poliziotti dell’aldilà, il tono scanzonato da battuta pronta e le situazioni tutte matte che portano al confronto finale pirotecnico, vanno tutti in quella direzione con buona pace delle radici sulle quali il progetto fiorisce.
Poi è vero, una differenza piuttosto grossa tra RIPD e MIB c’è: l’altro faceva ridere.
Quindi vedendo RIPD sono andato con la memoria direttamente a Men In Black, con i quasi morti al posto degli alieni e lo stesso approccio sia narrativo che scenografico. Il novellino che viene affiancato all’esperto collega sbrigativo e un po' rozzo con l’accento sbiascicato, la centrale segreta dove vagano tutti i poliziotti dell’aldilà, il tono scanzonato da battuta pronta e le situazioni tutte matte che portano al confronto finale pirotecnico, vanno tutti in quella direzione con buona pace delle radici sulle quali il progetto fiorisce.
Poi è vero, una differenza piuttosto grossa tra RIPD e MIB c’è: l’altro faceva ridere.
Mi piacerebbe affidare tutte le
responsabilità della scarsa resa di RIPD a Reynolds e chiuderla con
un “ecco, io l’avevo detto”, ma non posso cavarmela con questa
facilità, perché, come detto, Ryan è anche l’unico del gruppo
che crede in quello che sta facendo.
Jeff Bridges e Kevin Bacon invece sembrano essere davanti alla cinepresa solo perché hanno delle scadenze e siccome tocca loro rispettivamente il ruolo di spalla comica e antagonista, è chiaro come tutta la pellicola risulti fiacca.
Del resto c’è da capirli. Le gags confezionate dagli autori (Pat Hay e Matta Manfredi, ma io non vi ho detto nulla) cascano sulla sceneggiatura come sacchi di patate, quasi appesantendola invece che esaltarne il ritmo. È tutto così piatto e prevedibile che vien voglia di chiedersi perché mettere in piedi un baraccone del genere quando quindici anni primi è uscito un prodotto con la stessa trama che funzionava molto meglio e nel frattempo anche dei seguiti di cui almeno uno diceva ancora la sua.
Jeff Bridges e Kevin Bacon invece sembrano essere davanti alla cinepresa solo perché hanno delle scadenze e siccome tocca loro rispettivamente il ruolo di spalla comica e antagonista, è chiaro come tutta la pellicola risulti fiacca.
Del resto c’è da capirli. Le gags confezionate dagli autori (Pat Hay e Matta Manfredi, ma io non vi ho detto nulla) cascano sulla sceneggiatura come sacchi di patate, quasi appesantendola invece che esaltarne il ritmo. È tutto così piatto e prevedibile che vien voglia di chiedersi perché mettere in piedi un baraccone del genere quando quindici anni primi è uscito un prodotto con la stessa trama che funzionava molto meglio e nel frattempo anche dei seguiti di cui almeno uno diceva ancora la sua.
Sono gli insondabili misteri della
collina ai quali non so sinceramente dare soluzioni. Di certo, però,
se Robert Schwentke contava di rifarsi puntando tutto sull’azione
frenetica, guardare il lavoro finito deve avergli inferto una grande
delusione. Si perché alla fine tutto si risolve in un’accozzaglia
di CGI invecchiata male (come sempre direi, ma non capiranno mai) nel
mezzo di rutilanti scene piene di cose che mettono tensione come una
serata passata a guardare le piastrelle del bagno.
È tutto così finto su quello schermo che, di nuovo, mi chiedo perché non fare un film di animazione, almeno avrebbero risparmiato la figuraccia ai professionisti chiamati a recitare. Mostri orrendi dal deisgn incomprensibile, sfondi da videogioco PS2, fisica casuale, ogni cosa contraddice ciò che dovrebbe stare alla base della narrazione, ovvero la rappresentazione di eventi anomali in un contesto realistico.
È tutto così finto su quello schermo che, di nuovo, mi chiedo perché non fare un film di animazione, almeno avrebbero risparmiato la figuraccia ai professionisti chiamati a recitare. Mostri orrendi dal deisgn incomprensibile, sfondi da videogioco PS2, fisica casuale, ogni cosa contraddice ciò che dovrebbe stare alla base della narrazione, ovvero la rappresentazione di eventi anomali in un contesto realistico.
Tutto ciò mi porta a pensare che
l’unico elemento riuscito del progetto sia la coppia qui sopra,
figlia di un’idea sorprendente e capace di scombussolare una
vicenda che per il resto dice cose poco interessanti senza
particolare trasporto. Se solo fossero stati usati un filino più
spesso (ma senza esagerare, se no avrebbero perso anche l’aspetto
fresco che portano) forse ne avrebbe beneficiato tutto quanto
l’insieme.
Purtroppo però Robert Schwentke e i suoi erano troppo impegnati a giocare con i computer per concentrarsi sull’unica arma vincente del loro arsenale e il risultato è un film piatto destinato a farsi dimenticare durante la visione.
Si può anche evitare, a meno che non siate completisti di Ryan Reynolds. In tal caso però non voglio conoscervi.
Purtroppo però Robert Schwentke e i suoi erano troppo impegnati a giocare con i computer per concentrarsi sull’unica arma vincente del loro arsenale e il risultato è un film piatto destinato a farsi dimenticare durante la visione.
Si può anche evitare, a meno che non siate completisti di Ryan Reynolds. In tal caso però non voglio conoscervi.




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