Lo spettatore #247- Arrivano i mostri (non solo su Seul): Colossal (2016)
Quando Colossal è uscito nell’ormai
distante 2016 (forse 2017 da noi) ha completamente mancato i miei
radar (allora ancora attivi e funzionanti), rendendomi del tutto
ignaro della sua esistenza. Nonostante tutta la sua furtività il
film è comunque riuscito ad entrare nella lista delle cose da vedere
e non ho idee su come abbia fatto.
Ci sono arrivato alla cieca, quindi, che poi è sempre l’approccio migliore per godersi lo spettacolo.
Ci sono arrivato alla cieca, quindi, che poi è sempre l’approccio migliore per godersi lo spettacolo.
Vi avviso subito: parlare di questa
pellicola senza lasciarsi andare a qualche anticipazione è
inevitabile. Se la cosa dovesse infastidirvi tornate in un'altra
occasione, con la visione messa in archivio e una nuova
consapevolezza . Sappiate che guardare Colossal potrebbe rivelarsi
un’esperienza intrigante, più di quanto non sembri vedendo i suoi
spezzoni sparsi per la rete.
In sostanza la storia ci racconta di Gloria, che oltre ad essere interpretata da Annetta nostra è anche una tizia con svariati problemi personali, tra i quali un fresco licenziamento, un fidanzato petulante che ha deciso di mollarla e una tendenza a svuotare le bottiglie. Insomma, come direbbe il suo Tim, un vero disastro.
La giovane decide quindi di tornare al paesello natio per rimettere insieme i pezzi. Qui incontra l’amico d’infanzia Oscar e (dopo un’introduzione forse un po’ troppo lunga) può avere inizio la storia.
So che messa giù così sembra la solita commedia romantica e la presenza degli occhioni di Annetta nostra potrebbe addirittura confermare la tesi. Ma non è per niente quello che sembra, fidatevi.
In sostanza la storia ci racconta di Gloria, che oltre ad essere interpretata da Annetta nostra è anche una tizia con svariati problemi personali, tra i quali un fresco licenziamento, un fidanzato petulante che ha deciso di mollarla e una tendenza a svuotare le bottiglie. Insomma, come direbbe il suo Tim, un vero disastro.
La giovane decide quindi di tornare al paesello natio per rimettere insieme i pezzi. Qui incontra l’amico d’infanzia Oscar e (dopo un’introduzione forse un po’ troppo lunga) può avere inizio la storia.
So che messa giù così sembra la solita commedia romantica e la presenza degli occhioni di Annetta nostra potrebbe addirittura confermare la tesi. Ma non è per niente quello che sembra, fidatevi.
Nacho Vigalondo lo fa apposta a
utilizzare lo schema della commedia televisiva: c’è la donna in
difficoltà che deve abbandonare la metropoli per tornare a casa, c’è
la gente del posto che la percepisce come la tizia arrivata e un poco
gelida, c’è la cotta delle elementari che sembra ritornare a
diventare importante. Ma è tutta apparenza, non fosse altro perché
il film inizia con un mostro gigante che devasta le strade di Seul.
La connessione tra le anime del racconto avviene quando il mostro torna a seminare panico e distruzione tra i seulesi e Annetta nostra scopre qualcosa di incredibile sul suo conto. Da qui in avanti il film mantiene ancora per un po’ i tratti della romcom, per poi cambiare decisamente strada quando l’amico delle elementari (che qui chiameremo Oscar, anche perché è il suo nome) si toglie la maschera che indossava per mostrare il carattere che davvero gli appartiene.
La connessione tra le anime del racconto avviene quando il mostro torna a seminare panico e distruzione tra i seulesi e Annetta nostra scopre qualcosa di incredibile sul suo conto. Da qui in avanti il film mantiene ancora per un po’ i tratti della romcom, per poi cambiare decisamente strada quando l’amico delle elementari (che qui chiameremo Oscar, anche perché è il suo nome) si toglie la maschera che indossava per mostrare il carattere che davvero gli appartiene.
In questo va sottolineato il lavoro di Jason Sudeikis, che non perde mai l’aria da amicone sempre pronto alla battuta, ma raggela lo sguardo svelando tutto ciò che di falso si cela sotto il suo atteggiamento. Da un certo punto in avanti il film mostra quella che è la sua trama principale, il vero senso del progetto. Ovvero quello di raccontarci la fatica di una giovane donna in difficoltà presa nella morsa di un ex fidanzato giudice che la vuole solo per sentirsi superiore a lei e uno spasimante incapace di accettare un no, che si rivela essere un rosicone insoddisfatto e capriccioso, disposto letteralmente a qualunque gesto pur di conquistarsi ciò che crede di meritare.
Ma i mostri? chiederanno quindi alcuni
di voi a questo punto. Beh i mostri si rivelano essere un diversivo
interessante, uno strumento per arrivare in tempi ragionevoli al
conflitto finale, oltre che un espediente estetico suggestivo,
soprattutto nell’ultimo scampolo della pellicola, dove Vigalondo
può esibirsi in una ripresa supereroistica molto efficace.
Paradossalmente il film funzionerebbe benissimo anche senza di loro, perché racconta bene le difficoltà di Gloria, facendo perno sull’oscurità di Oscar evitando l’eccesso, ma tenendo tutto su un piano molto controllato, nonostante i mostri che devastano Seul.
Insomma un film che funziona sotto molti punti di vista, che mostra quanto stronzi possano diventare gli uomini, ma che non rinuncia a dare alla protagonista le proprie responsabilità.
Sono contento che, anche se con estremo ritardo, i miei radar si siano accorti di lui.
Paradossalmente il film funzionerebbe benissimo anche senza di loro, perché racconta bene le difficoltà di Gloria, facendo perno sull’oscurità di Oscar evitando l’eccesso, ma tenendo tutto su un piano molto controllato, nonostante i mostri che devastano Seul.
Insomma un film che funziona sotto molti punti di vista, che mostra quanto stronzi possano diventare gli uomini, ma che non rinuncia a dare alla protagonista le proprie responsabilità.
Sono contento che, anche se con estremo ritardo, i miei radar si siano accorti di lui.
Uno dei film più originali ed emotivamente devastanti che mi sia capitato di vedere. Davvero bellissimo!
RispondiEliminaUna vera sorpresa passata sottotraccia.
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