Post

Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

Lo spettatore #286- Un automa di nome Nicolas: Willy's Wonderland (2021)

Immagine
Dev'essere successo qualcosa durante l'infanzia dei produttori moderni, perché tutto questo proliferare di film e videogiochi a tema animatroni fuori controllo ha qualcosa di sospetto. A me piace immaginarli da bambini tutti insieme a una festa in un locale dove questi cosi hanno iniziato a dare di matto provocando incidenti terrificanti. So che sembra un eventualità improbabile, ma non riesco a spiegare altrimenti la nascita in così rapida sequenza di opere come Banana Splits, Five Nights At freddy's e Poppy Playtime, tanto per fare qualche esempio. O di Willy's Wonderland, per l'appunto. Nonostante le prime sequenze possano far credere il contrario, appena entra in scena Nick Cage il film ci fa subito capire la sua natura di giocattolone tutto matto da non prendere sul serio. Del resto il nostro Nicola sa benissimo come calarsi nella parte del giustiziere fuori di testa, che fa solo finta di cascare nella trappola messa in piedi dai paesani mentre è perfettamente ...

La canzone della settimana #3: Stonefront Church- The Chaffeur

Immagine
Nonostante in questa settimana siano state parecchie le canzoni a passare il turno (un giorno vi spiegherò cosa intendo illustrando il processo di selezione dei pezzi e come arrivo alla proposta che vi faccio, ma quel giorno non è oggi), a vincere il titolo di Song Of The Week è stata una cover. Ok, ammetto che il pezzo originale dei Duran Duran mi è sempre piaciuto con quel suo flauto finale che mi fa pensare a un contesto fantasy che contribuisce al mio lato creativo . In questa nuova interpretazione però l'aspetto fiabesco scompare completamente per lasciare spazio a un'ambientazione industriale decadente e rumorosa che cambia il mood del pezzo, anche se non totalmente perché resiste quella base dolce che stempera l'atmosfera di disagio generale. Ma insomma, di stupidaggini ne ho dette anche troppe, ora lascio spazio ai Storefront Church (che ancora una volta non ho idea di chi siano) e alla loro versione di The Chaffeur. Enjoy.

Lo spettatore #285- Una scelta punitiva: A casa tutti bene (2018)

Immagine
A volte penso che parlare di Gabriele Muccino sia come sparare sulla Croce Rossa, perché il regista pare sempre così abbattuto che quasi quasi vien voglia di abbracciarlo. Eppure il più anziano dei fratelli i suoi begli incassi li porta a casa sempre attraverso un meccanismo di affabulazione del pubblico che mi risulta misterioso. Ora, magari è vero che il suo cinema non è esattamente quello che piace a me, ci può stare. Tuttavia la curiosità verso un artista che ha sedotto (anche se per poco tempo) persino i produttori di Hollywood c’è e c’è stata anche in passato, tanto che i suoi progetti americani li avevo pure visti, ricavandone una sensazione neutra tendente al positivo. Perché dunque non provare anche un pizzico della sua produzione italiana? Ammetto che a farmi scegliere il film è stato il titolo, che secondo me poteva anche celare qualche enigma intrigante (non so perché io sia arrivato a un ragionamento del genere, ultimamente mi sento tanto stanco). Utilizzare un termine im...

La canzone della settimana #2: Lolina- GG

Immagine
Dopo lo stupefacente successo della prima pubblicazione (...), la rubrica torna per portare alla vostra cortese attenzione un nuovo artificio musicale. Come già accaduto in precedenza dell'artista in questione non conosco assolutamente niente che non sia la canzone qui sotto riportata. Quindi ascoltatela e non fate come l'ultima volta che mi avete seppellito di commenti, che poi non riesco a rispondere a tutti e qualcuno finisce che si offende.

FL#16- Brutalismo extra dimensionale: Control (2019)

Immagine
Ricordo che di Control si fece un gran parlare principalmente perché fu tra i primi giochi (se non il primo in assoluto) programmato per supportare nativamente le nuove tecnologie offerte da Nvidia nel campo dei filtri grafici e dell’intelligenza artificiale Argomento valido, certo, ma riduttivo nei confronti di un prodotto che proponeva anche contenuti ludici di un certo valore. Almeno fino a un certo punto. La mia scheda video è alquanto datata, per cui le magie del Ray Tracing le sono precluse, così come i prodigi del DLSS e tutte le amenità tecno neurali che stanno rivoluzionando l’aspetto dei videogiochi moderni. Eppure l’effetto prodotto su di me dai primi minuti del gioco è stato ugualmente notevole e ciò va ascritto alla direzione artistica dei Remedy, ancora una volta capaci di costruire ambientazioni inquietanti e piene di mistero. L’architettura brutalista che compone l’edificio del FBC, le deformazioni prodotte su di essa dall’invasione del Piano Astrale, la sensazione di ...

Lo spettatore #284- Quel gusto un po' barocco dei potenti: L'ora di religione (2002)

Immagine
Durante la visione di questo film c’è stato un momento preciso in cui sono riuscito a dare un senso a tutta l’esperienza. Si tratta di una scena che mostra Sergio Castellitto  a una strana festa assistere a un concerto alle spalle di Alba Rotwacher in tenuta da suora. Li mi si è accesa la lampadina: quella dell’attrice è una comparsata muta, ma io sapevo nel mio intimo che se anche avesse parlato non si sarebbe sentito nulla. Ho immaginato l’attore sentirsi davvero solo in quella stanza, consapevole di come i sussurri si sarebbero mangiati il cinema italiano.  Li ho capito lo spaesamento del protagonista di questa storia. Questo sì che è meta-cinema. In effetti tutta la pellicola di Bellocchio gira attorno all’assurdità di una situazione che non può che rendere stranito il personaggio principale, il pittore Ernesto PIcciafuoco interpretato da Castellitto. Tutto ciò che accade all’uomo olezza di grottesco, tra beatificazioni materne, insegnanti fantasma e duelli all’alba. Lui v...

La canzone della settimana #1: Bastian Keb- Queen Of Cats

Immagine
Proviamo una novità, in realtà sfruttando un format così vecchio che pare risalga al tempo degli organismi monocellulari che si nutrivano alle fontane di minerali immerse nel brodo primordiale. In realtà questo tipo di post nasce perché è piuttosto semplice da realizzare e mi aiuta a controllare l'algoritmo. Secondo Google, infatti, il blog sta crescendo, ma siccome non mi fido perché la piattaforma gonfia spesso i numeri utilizzando strani artifici alchemici dei quali non sono a conoscenza, voglio capire se dando continuità alle pubblicazioni succede qualcosa. Non so se durerà, ma intanto cominciamo, se non mi stufo (come di tutto quanto, del resto) magari diventerà un appuntamento fisso. La canzone che di volta in volta proporrò non sarà necessariamente nuovissima, ma potrebbe essere qualcosa che non si sente spesso. Oggi si parte con Queen Of Cats di Bastien Keb. Non so chi sia lui, ne da dove arrivi, quindi niente domande scomode. Dovesse farmi ascoltare altre cose interessanti...

Iuri legge per voi: Il nuovo sesso: Cowgirl (Even Cowgirls Get the Blues, 1976) di Tom Robbins

Immagine
Di recente si è spento Tom Robbins, autore talmente celebre e osannato da non essere riuscito a scavare un buco nell’immensa oscurità della mia ignoranza. Gli epitaffi di cui ho letto in rete mi hanno incuriosito, però io sono uno che non si fida nemmeno dei giornali di cui si fida, quindi urgeva una verifica immediata della qualità di questo scrittore nella speranza di evitare l'ennesimo autore della beat generation. Devo ammettere che la prima scelta sarebbe stata Uno Zoo Lungo La Strada, libro dal titolo stuzzicante, nonché esordio a quanto pare sfolgorante del nostro. Tuttavia tale romanzo sembra diventato introvabile, quindi ho dovuto ripiegare su Il Nuovo Sesso: Cowgirl nel terrore di trovarmi di fronte al tipico libro simil-erotico mascherato da letteratura alta. Intendiamoci, non ho nulla contro l’erotico, escluso il fatto che mi annoia a morte, così come contro la letteratura alta, che però non capisco e perciò mi annoia a morte. Sono un tizio senza fantasie e dalla capac...

Lo spettatore #283- Il senso di giustizia: La parola ai giurati (12 Angry Men, 1957)

Immagine
La lettura della sceneggiatura scritta da Reginald Rose, forse ve lo ricordate, è stata una delle esperienze che più ho apprezzato da quando, a circa dodici anni, ho iniziato a imparare come si usano i libri. Una vicenda così ben cesellata da farmi pensare che non ci fosse nemmeno bisogno di costruirci un film attorno per farla funzionare (o uno spettacolo teatrale, o un programma televisivo, obbiettivo quest'ultimo per il quale nacque). Tuttavia poi ho visto Henry Fonda nei panni del giurato numero sette e ho capito che certe storie possono addirittura migliorare se prese in mano da professionisti capaci. Non starò a dilungarmi troppo sulla trama, del resto è piuttosto semplice e ne avevamo anche già parlato. Di fatto si tratta semplicemente del racconto di una giornata nella quale dodici uomini appartenenti a una giuria popolare devono decidere sulla colpevolezza o l'innocenza di un giovane accusato dell'omicidio del padre. Il caso in tribunale sembra chiarissimo e infat...