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CDC #114- Il gruppo che uccise gli anni sessanta: Gimmie Danger (2016)

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Iggy Pop è sempre uguale. Quando era un ragazzino aveva una faccia da vecchio. Ora che è vecchio sfoggia il fisico di un ragazzino. Se c'è una cosa che ho imparato da Gimmie Danger è questa. D'altronde definire documentario l'opera di Jim Jarmusch rischia di diventare un'operazione fuorviante per chi voglia approcciarsi alla pellicola in questione. Secondo i ragazzini di Edimburgo Iggy Pop già nel 1994 navigava nel mare degli artisti di nicchia. Roba buona per i nostalgici, ma lontano dal riconoscimento di star che forse nemmeno gli interessava. Il grosso della massa lo conosce per pezzi come The Passenger. Lust For Life se va bene. Ma scommetto che della sua militanza negli Stooges in pochi saprebbero dire. Diamine a volte mi stupisco che qualcuno ancora li nomini. Troppo breve il loro volo. Troppo distante nel tempo. Per un regista qualunque proporre Gimmie Danger come la semplice storia di questo gruppo musicale non sarebbe stato poi così difficile, vista la quan

CDC #113- Quando il mistero inizia dal titolo: Doppia Taglia Per Minnesota Stinky (1971)

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Capita, a volte, che il titolo di un film ne sveli implicitamente il contenuto. Una sorta di anticipazione di cui, specialmente nel caso che la trama preveda colpi di scena, non si sente veramente il bisogno. Una scelta assurda che rovina irrimediabilmente la visione. Poi c'è chi, per non sbagliare, affida alla sua opera un nome completamente scelto a caso. Perché appare fin troppo chiaro che qui di cacciatori di taglie ce ne sia uno solo. Ma soprattutto non si è ben capito chi diamine sia Minnesota Stinky. Dev'essere per questo che il film è stato in seguito rinominato più volte, anche se, se proprio volete cercarlo, lo troverete facilmente sotto la G di Giù La Testa, Hombre (vagamente derivativo). L'aria artigianale di questo lavoro si può assaporare già dal pasticcio del titolo. Ma sarebbe ingiusto definire Minnesota Stinky come un brutto film e basta. Chiaramente sfruttava un genere forse già nella sua parabola discendente e lo faceva cercando di fregare qua e là qual

CDC #112- I criminali a norma di legge: Inside Job (2010)

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Credo sia la terza volta che infilo Inside Job nel mio lettore e ancora molto di ciò che racconta mi risulta oscuro come la notte perenne. Perché tanta insistenza, chiederete voi a questo punto. Domanda lecita, se vogliamo, alla quale potrei rispondere semplicemente dicendovi che Inside Job mi piace un sacco, per il suo taglio, per la sua sfrontatezza, per la sua capacità di mettere a nudo i vizi di una certa industria mostrandoli per ciò che sono. Ma anche perché credo che capire oggi ciò che successe nel 2008 possa essere importante. Quando questo stronzo di virus si deciderà ad andarsene, infatti, ciò che ci troveremo ad affrontare sarà esattamente quella roba li. Solo moltiplicata per mille. Anzi, facciamo diecimila. Inside Job uscì nel 2011 e fece incetta di statuine colorate. Il motivo credo sia insito più nell'argomento della sua denuncia che nell'effettiva qualità del lavoro e lo dico da amante sincero del prodotto. Rimango però convinto che sulla collina, luogo misti

CDC #111- Il monolite luminoso: The Neon Demon (2016)

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Ciao. Come procede il vostro rapporto con il terrore?  Diciamo che ultimamente questo sentimento ha trovato nuovi modi per avvolgerci. Ma, vi confido un segreto, in realtà lui cova sempre sotto la superficie. Dev'essere per questo motivo che ci ossessioniamo a cercare rassicurazioni dappertutto, imprigionandoci dentro schemi comportamentali che riconosciamo come sicuri. Come l'abitudine di catalogare le opere d'arte per genere, ad esempio. Così uno sa cosa va a vedere prima ancora di andare al cinema. Solo che non tutto è schematizzabile. Prendete il film di oggi: ecco, rischiate di trovarlo nella sezione horror dal vostro videotecaro preferito. Ma basta l'abbondate utilizzo di sangue e qualche influenza argentiana per rientrare nell'etichetta? Domanda esistenziale alla quale potremmo rispondere con un semplice chissenefrega. Ma per noi è facile. Mettetevi nei panni del videotecaro che deve mettere in ordine il negozio. Lui si che sa cos'è il terrore. Dario

CDC #110- La difficoltà di essere ricchi: Blue Jasmine (2013)

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La vita delle persone ricche può veramente diventare dura. Non scherzo. Aggrapparsi alle certezze donate dai soldi. Navigare nell'oro privandosi di ogni pensiero riguardante il sostentamento. Costruirsi un significato all'interno di una realtà che pare fatta di nebbia soffice. Son problemi. Quando poi tutto finisce improvvisamente, magari per una di quelle ripicche messe in piedi senza ragionare, beh la situazione rischia di diventare insopportabile. E' difficile confrontarsi con la vita reale quando non si sono sviluppati gli strumenti contro gli stronzi e le necessità della sopravvivenza. Sei stato ricco e magari pure figlio di. Chi vuoi che ti aiuti? Una sorellastra, magari. Che ti ospita nel suo appartamento striminzito dopo che ti sei abituata a vivere in un attico chilometrico di fronte a Park Avenue. E' così che Jeanette (o Jasmine, o come diavolo si fa chiamare ora) sbarca a San Francisco e sbatte forte il grugno contro la modesta realtà della gente comune. Un

Iuri legge per voi: La Parola Ai Giurati (12 Angy Man) di Reginald Rose

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 Per un attimo ho quasi voluto crederci. All'inizio di questa emergenza sanitaria pareva che finalmente si fosse trovato un sistema per rendere meno tossica la frequentazione del web. Con i complottisti e le rock star prestate alla politica messi all'angolo, le idee per una rinascita ben strutturata sembravano emergere dalle strade infettate. Poi però il mondo è andato avanti. I flash mob dai balconi hanno rotto i coglioni e ci siamo resi conto che questa non è una breve parentesi, ma una nuova normalità cadutaci addosso e destinata a durare un tempo indefinibile. Da bravi umani ci siamo adattati e le varie abitudini si sono impossessate di noi con la ferocia di sempre. Così i fabbricatori di bile si sono rimessi in moto mettendo sotto gli occhi dei disorientati cittadini le solite stronzate, rilanciati da sciacalli capaci di speculare su qualunque cosa pur di rimettersi al centro della stanza. Del resto è facile cascare nella semplificazione e lasciarsi sedurre da narrazion

CDC #109- Consuntivi: Youth- La Giovinezza (2015)

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  C’è una certa dose di autocompiacimento nelle opere di Sorrentino, credo si possa dire senza il rischio di offendere qualcuno. Lo abbiamo visto all’epoca della Grande Bellezza, prodotto costruito a misura di omino dorato, pieno zeppo di belle immagini e praticamente sprovvisto di sceneggiatura. Mi piacque quel film, non dico di no. Pur dovendone sopportare una certa pesantezza di fondo. Una dolenza forzata, lontana, impalpabile. Non l’ho amato alla follia, ma mi sono illuso di capirlo. Ne ho accettato la vischiosità, anche se mi sono ripromesso di non ritornarci su. Ecco, con Youth le cose sono andate diversamente. Forse meglio. Ma non più di tanto. Non so perché un regista affatto anziano come Sorrentino conservi in questa vena nostalgica pulsante dentro di se. Se ci pensate quasi tutti i suoi lavori sono dei giganteschi consuntivi su vite vicine al tramonto. Che si tratti di cantanti a fine carriera, politici prossimi allo scollinamento, o scrittori pigri consapevoli del proprio