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Lo spettatore #290- E poi divennero legione: Iron Man (2008)

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Immagino che nella Marvel degli anni zero si mangiassero le mani, perché se è vero che la cessione dei diritti cinematografici di alcuni dei loro omini colorati fu necessaria per tenere la testa fuori dall’acqua, il successo planetario che altri avevano raccolto grazie ai loro personaggi doveva pesare parecchio. Quindi che fare, quando sai che il cinema è pronto ad accogliere di nuovo tizi in tutina e tu ti sei già giocato quello più famoso della rosa e la squadra che ti poteva permettere di fantasticare su temi come diversità e accettazione? Semplice, te ne trovi un altro (tanto ne hai gli scaffali pieni) e gli affidi il compito di posare il primo mattone di un edificio mastodontico mentre ti sfreghi le mani al pensiero dei lauti guadagni in arrivo. Iron Man doveva funzionare a tutti i costi, questa è l’impressione che ne ho ricavato io. Oggi, dopo quasi vent’anni di gente che vola in giro per lo schermo, può sembrare scontato ma all’epoca non lo era, perché se è vero che i primi due ...

La canzone della settimana #7: Lunar Trips- Float Away, Forget My Name

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  Si sta facendo sempre più arduo mantenere attiva questa rubrica, principalmente per due motivi. Il primo è che trovare un pezzo degno del titolo di canzone della settimana pare un'operazione più complicata del previsto e non tutte le settimane possono vantare simili fortune (mentre altre, invece, meriterebbero addirittura una top 3). In secondo luogo va detto che il progetto mi sta venendo a noia più velocemente del previsto e siccome il suo scopo primario l'ha già raggiunto, mi chiedo se abbia senso continuare sta processione. Comunque, nel caso, ve ne accorgerete. Detto ciò di seguito troverete il brano di oggi del quale non dico nulla, perché parlare di musica è come ballare l'architettura (cit.).

Lo spettatore #289- Dove tutto ebbe inizio: Dark Star (1975)

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Con mia sorpresa è comparso sul paginone della piattaforma di Jeff Dark Star, primo film ufficiale di John Carpenter nonché uno di quelli che ancora mi mancavano da vedere. Ho una predilezione per il regista in questione, quindi quando ti fanno un regalo del genere tocca approfittarne. Tra il serio e il faceto John Carpenter e Dan O’Bannon mettono in scena la loro versione a basso budget di 2001 Odissea Nello Spazio, giocando con il concetto di fantascienza filosofica molto in voga in un certo periodo storico, scimmiottando l’alienazione dell’equipaggio, aggiungendo suggestioni dall’Alien che sarà e sperimentando il più possibile, data la scarsa disponibilità economica unita alla già sviluppata conoscenza cinematografica. Il risultato è una pellicola particolare, dalla perfetta lunghezza carpenteriana, che ovviamente è pensata per divertire ma che comunque è anche capace di costruire la tensione da spazio chiuso che esploderà nel successivo film di Ridley Scott. Si, perché se doveste ...

La canzone della settimana #6: BeBe Deluxe- Static Buzz

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Oggi giochiamo in un campionato semplice. Bebe Deluxe assieme a Jasno Swarez (l'unico dei due artisti di cui avevo già sentito qualcosa) ci propongono un pezzo dal vago sapore 50s. C'è una certa vena nostalgica e forse non si tratta nemmeno della canzone in assoluto più interessante uscita in quei giorni, ma è un brano facilmente assimilabile, per una volta. Non ringraziate (anche perché dubito che ci sia qualcuno all'altro capo del filo. A volte mi sento come quei tizi intrappolati durante un'invasione zombie che con la radio cercano inutilmente di mettersi in contatto con altri sopravvissuti).

Lo spettatore #288- This is not: F1 (2025)

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Ero determinato a ignorarlo questo film sulla Formula 1 perché sapevo con certezza cosa aspettarmi e non volevo sprecare due ore e mezza di vita per sorbirmi un carrozzone di plastica che sicuramente non avrebbe rappresentato le corse, né tantomeno si sarebbe rivelato un grande pezzo di cinema. Poi di colpo eccolo comparire sulla schermata della piattaforma e io, come un coglione, gli ho pure dato dei soldi. Che carattere indomabile eh? Gli dei che troneggiano sulla collina hanno deciso che Joseph Kosinski deve ripercorrere le tracce lasciate da Tony Scott allo scopo di ricrearne la filmografia e adattarla alle nuove generazioni. Ora, magari F1 non è esattamente Giorni D Tuono però lo spirito è quello e il risultato probabilmente anche, ovvero un mega carosello pubblicitario su una serie automobilistica che spinge per mostrarsi in tutto il suo splendore. Peccato solo che F1 non racconti la F1, ma la versione deforme della categoria per come la vorrebbero gli americani di LibertyMedi...

La canzone della settimana #5: Party Dozen- Ghost Rider

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C'è un calo di entusiasmo da parte mia verso questa rubrica e questa settimana quasi dimenticavo di trasmettere nell'etere la mia proposta. Diciamo che un po' l'idea è partita già un filetto sgonfia, se ricordate i motivi che mi hanno spinto ad aprire questa parentesi, per di più i riscontri sono persino inferiori alla media del blog, quindi capirete da voi che praticamente questi post non li guarda nessuno. Se poi ci aggiungiamo che Dicembre è un mese punitivo direi che abbiamo fatto filotto. Ecco, non allarmatevi doveste notare che La Canzone Della Settimana perderà la sua scadenza settimanale (perdendo così anche il senso del titolo), sarà successo semplicemente che me ne sarò dimenticato.  Ad ogni modo oggi vi propongo il seguente pezzo, che non brilla per originalità, ma quantomeno tiene svegli:

Lo spettatore #287- Crescere: Perfect Blue (1998)

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Solitamente non seguo l’animazione ma so riconoscere un bel film quando ne vedo uno, indipendentemente dalla tecnica utilizzata per realizzarlo. Di Perfect Blue ne sento parlare da decenni come di un prodotto eccellente, così, lasciando stare i pregiudizi, ho deciso di affrontare l’opera per capire se potevo, per una volta nella vita, condividere l’entusiasmo del pubblico e unirmi al carro del vincitore. Diciamo che mi accontento di camminarci a fianco per ora. Si perché Perfect Blue è stato capace di colpirmi, ma anche di lasciarmi interdetto a causa di un finale secondo me non azzeccatissimo, consolatorio più di quanto il racconto in sé sembrasse meritare. La storia è volutamente confusa e si spinge attraverso passaggi più legati alla suggestione che alla narrazione, ma l’abbrivio che riesce a prendere da un certo punto in poi rende insignificante l’aspetto razionale. Si tratta di una vicenda simbolica, è palese, e come tale non necessita di particolari spiegazioni, che invece Satosh...