Lo spettatore #224- L'inferno della musica: Whiplash (2014)

Gli americani sono capaci di trasformare qualsiasi cosa in una competizione. Se vinci forse verrai ricordato, se perdi il tuo destino sarà quello di rimuginare in eterno sul tuo fallimento. Pazienza se questo atteggiamento porta ai suicidi o alle stragi nelle scuole. Sono piccoli eventi collaterali in una nazione che continua a dire a sé stessa di essere la migliore in assoluto. Pensate a questo ragazzetto che ama suonare la batteria. Da un certo punto della sua vita in poi si convince di dover diventare il migliore. Per noi romantici ignoranti la musica dovrebbe rappresentare un piacere, un divertimento da esercitare quando si vuole far sparire le brutture intorno, tuttalpiù una modalità di espressione artistica a disposizione di chi è in possesso di qualche dono speciale. Ma eccellere richiede una notevole dose di sacrificio, forse persino di dolore. Farlo all’interno di un conservatorio dominato da uno che il piacere della musica lo ha perso da tempo, è anche peggio. Whiplash è un f...