CDC #114- Il gruppo che uccise gli anni sessanta: Gimmie Danger (2016)

Iggy Pop è sempre uguale. Quando era un ragazzino aveva una faccia da vecchio. Ora che è vecchio sfoggia il fisico di un ragazzino.

Se c'è una cosa che ho imparato da Gimmie Danger è questa.



D'altronde definire documentario l'opera di Jim Jarmusch rischia di diventare un'operazione fuorviante per chi voglia approcciarsi alla pellicola in questione.

Secondo i ragazzini di Edimburgo Iggy Pop già nel 1994 navigava nel mare degli artisti di nicchia. Roba buona per i nostalgici, ma lontano dal riconoscimento di star che forse nemmeno gli interessava. Il grosso della massa lo conosce per pezzi come The Passenger. Lust For Life se va bene. Ma scommetto che della sua militanza negli Stooges in pochi saprebbero dire. Diamine a volte mi stupisco che qualcuno ancora li nomini. Troppo breve il loro volo. Troppo distante nel tempo.

Per un regista qualunque proporre Gimmie Danger come la semplice storia di questo gruppo musicale non sarebbe stato poi così difficile, vista la quantità di fogli bianchi su cui avrebbe potuto scrivere. Ma Jarmusch non è uno qualunque ed è anche consapevole che allo spettatore medio degli Stooges interessa il giusto e che giusto spesso equivale a niente.

Quindi ha radunato la sua passione e si è messo a dirigere un'opera dedicata a chi degli Stooges sa già quasi tutto.  

Un gesto d'amore costruito insieme a Iggy come fosse una chiacchierata tra vecchi amici. Ricordi di un'epoca ribelle raccontati da chi la visse fino in fondo.

Poco importa qui che si scivoli via sui dettagli. Anzi, forse una certa confusione di fondo aiuta a immedesimarsi all'interno di una vicenda spesso alterata dalle sostanze e dalla folle corsa di pochi ragazzini destinati al successo. Che non fu mai clamoroso forse, ma comunque sufficiente a incasinare vite e rivoluzionare la musica, indirizzandola verso quello che probabilmente sarà l'ultimo atto politico del Rock 'n' Roll.

Jarmusch è un seguace fedele del gruppo e non lo nasconde, raccontandone l'avventura, lasciando stare i rimpianti, ma tentando di esaltarne l'aspetto ludico e il romanticismo. Proprio come un vero fan dovrebbe fare.

Inutile star qui oggi a disquisire se gli Stooges fossero o meno la band rock più importante di sempre. Probabilmente non è così, ma vaglielo a spiegare a un fan.

Per Jarmusch lo sono e con Gimmie Danger tributa loro questo merito indipendentemente da tutto. Lo fa utilizzando la sua fantasia visiva, attraverso sequenze d'animazione, interviste con i protagonisti, immagini di repertorio e montaggi incrociati. Ci fa ascoltare la loro musica, anche se non quanto vorrei. Ci porta dentro un'epoca impossibile da replicare, per farci vedere come quattro ragazzetti armati di volontà e scarso talento potessero sperare di arrivare dappertutto grazie al loro calore interiore e alle movenze di un frontman pazzo come un cavallo.

Pochi anni dopo spilloni e capelli colorati dimostreranno come quel gruppo avesse ucciso gli anni sessanta.

Gli Stooges non saranno stati i più grandi di tutti i tempi, ma furono capaci di costruire una strada destinata a dare un senso culturale a un intero genere musicale.

L'ultima, se volete sapere la mia.



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