Lo spettatore #326- Il timbro degli Shy: Loro ti guardano (The Watchers, 2024)
Quando hai un padre famoso che fa il tuo stesso mestiere è difficile affrancarsi totalmente dalla sua poetica. Vuoi perché averlo vicino influenza il tuo modo di guardare le storie, vuoi perché i distributori da un Shyamalan si aspettano qualcosa di preciso, vuoi perché le fiabe che ti raccontava da piccola erano le stesse che affascinavano lui. Forse è inevitabile quindi che la tua opera prima sappia di Shy.
Loro Ti Guardavo è un film che ammicca parecchio a certe sceneggiature confuse del caro vecchio M. Una giovane donna che si perde in un bosco fantastico, un rifugio sicuro e isolato, nemici non meglio identificati che sembrano affamati e attaccano col buio. Un modo di giocare con il mistero che ha tutte le carte in regola per risultare affascinante e una messa in scena che sfiora il confine dell'horror senza attraversarlo per davvero, restando sempre orientata al racconto thriller che si svela piano piano.
Solo che tra il condividere una visione e avere lo stesso tocco ce ne passa e qui, in effetti, la mancanza di M.Night un pochino si sente. Vero, alla produzione lui comunque c'è, eppure durante la visione non ho avvertito la sottile inquietudine che avvolge alcuni prodotti più oscuri di papà Shy. The Watchers si muove lento tentando di tenere nascosti i suoi misteri il più a lungo possibile, andando a cercare tempo dove non ce n'è e costringendo i personaggi a una serie di dialoghi dai quali si fatica a percepire qualcosa di utile. Una trama meccanica, figlia di qualche racconto popolare irlandese, gettata sulla pellicola in modo che sembri simbolica, ma che non fa presa perché prevedibile.
Ne deriva un film che raramente sa sorprendere e questo per un prodotto di questo genere è forse il limite maggiore. Per quanto la regista tenti di proporci un'opera originale che devia dall'azione del padre perché sempre sincera nella sua tesi, resta comunque qualcosa che si ha la sensazione di aver già visto da qualche parte. Non ci sono scossoni particolari e nemmeno quel gusto per il gioco che spesso in casa Shy propongono. É ingiusto paragonare il lavoro della figlia a quello del padre, perché probabilmente possiedono sensibilità diverse che li portano alla necessita di raccontare storie diverse, tuttavia le armi che Ishana Night utilizza sono più o meno le stesse, quindi mi viene difficile anche fare il contrario.
Sono tentato di sconsigliarlo.




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