Lo spettatore #322- La guerriera delle stelle: Barbarella (1967)
A quanto pare Jeff ha deciso di assecondare la mia tendenza al recupero di pezzi pregiati schierando in prima pagina nientemeno che Barbarella, film culto che tra cosplay, filmati e parodie sembra aver occupato una parte notevole dell’immaginario pop dal 1968 in poi, ma che, andando a setacciare il pubblico, pare non abbia visto nessuno.
Eppure l’opera affidata a Roger Vadim voleva proporsi come qualcosa di diverso e la protagonista si inserisce nella grande ondata del periodo fatta di contestazione giovanile, femminismo e libertà sessuale, ponendosi come una donna emancipata, coraggiosa, indipendente, guerriera suo malgrado e perfettamente padrona del proprio corpo. Una vera eroina del sessantotto, insomma, anche se i rifiuti da parte di attrici quali Virna Lisi o Birigtte Bardot sulle cui fattezze fu pensata la Barbarella del fumetto originale, qualche crepa sull’operazione la fanno emergere.
Visto con gli occhi di oggi probabilmente non definiremmo Barbarella un film erotico, ma resta comunque un prodotto allusivo, che non mostra nulla di ciò che è costretto a nascondere scoprendo nel contempo quanta più epidermide possibile, in un epoca nella quale anche un solo ombelico femminile in televisione dava adito a scandali.
Jane Fonda (anch’essa inizialmente dubbiosa sulla possibilità di donare le sue fattezze a Barbarella) probabilmente non era la più talentuosa della famiglia e si vede. Inutile dire però che se Barbarella è diventata ciò che è diventata gran parte del merito è suo, che è una dea e siamo d’accordo, ma che comunque sta al gioco, dando vita a un’eroina per la quale i traguardi delle rivendicazioni sessantottine sono ormai raggiunti e scontati (dopotutto siamo nel 40000), ma che arriva da un mondo che ha eliminato il sesso carnale forse proprio per favorirli.
Per quanto riguarda trama e sceneggiatura non c’è da aspettarsi granché: di fatto tutto è scritto in modo che la protagonista finisca in situazioni piccanti, oppure cada in trappole potenzialmente mortali, o magari entrambe le cose insieme. Lei si muove un po’ svampita tra gli ostacoli che gli sceneggiatori le lanciano contro e l’insieme risulta un poco meccanico. Però è anche vero che ci si riesce a divertire, almeno in alcuni momenti. Lo potrei definire un racconto un po’ ingenuo, leggero e perfettamente in linea con certa fantascienza dell’epoca pensata per un pubblico trasversale, cosa che contrasta con i pruriti che evidentemente voleva andare a provocare.
In ogni caso la mia l’ho detta.
Ciao.





Commenti
Posta un commento