Vi racconto una storia: Sette di sette
L'occhio rosso forò lo
strato di polvere e Luna, la ginoide che un tempo fu assistente
Fedchat, si riattivò.
Il robot si mise a sedere. Il sensore ottico sopravvissuto eseguì una scansione dell'area circostante: fumo, polvere, grigio, macerie e scheletri nudi di antichi edifici.
Lontano, da qualche parte, un allarme antifurto si lamentava.
Il robot si mise a sedere. Il sensore ottico sopravvissuto eseguì una scansione dell'area circostante: fumo, polvere, grigio, macerie e scheletri nudi di antichi edifici.
Lontano, da qualche parte, un allarme antifurto si lamentava.
Luna rispose alle
necessità imposte dal suo codice di istruzioni. Si alzò in piedi
sostenuta dallo scheletro in acciaio opaco, nuda come appena uscita
dalla fabbrica. Al posto dell'avambraccio destro solo fili spezzati e
cannule colanti refrigerante. L'occhio scrutò la situazione. Serviva
un'analisi sommaria per valutare i danni.
La ginoide avviò il programma. L'occhio rosso si spense.
La ginoide avviò il programma. L'occhio rosso si spense.
Luna camminava tra i resti
della città. Con piede destro danneggiato la mobilità risultava
compromessa, tanto da costringerla a zoppicare. Era riuscita in
qualche modo a eliminare le perdite dal braccio, ma si trattava di
una riparazione provvisoria. Lo scheletro cigolava, esposto agli
agenti atmosferici e impregnato di polvere collosa. L'occhio rosso
vedeva solo pochi metri nella nebbia.
L'antifurto lontano aveva rinunciato, abbracciando il silenzio che avvolgeva tutto quanto.
L'antifurto lontano aveva rinunciato, abbracciando il silenzio che avvolgeva tutto quanto.
Luna sostava davanti a
quello che restava della vetrina di un negozio. Tra le crepe
frastagliate vedeva se stessa e non si riconosceva. Il sistema
operativo inviò un picco di segnali di errore. Quell'oggetto fatto
di acciaio non corrispondeva all'immagine salvata nell'hard disk. Lei
era avvolta da una similpelle capace di replicare quasi perfettamente
quella degli esseri umani. In più aveva i capelli biondi, mentre
quella sfera di metallo era totalmente glabra. I sensori di
riconoscimento erano guasti, ma quei pochi che funzionavano ancora
impazzirono e confusero i dati. Le ventole di raffreddamento alzarono
i giri in un fracasso di bronzine e cuscinetti. Un paio di loro
gripparono, mettendo in difficoltà tutto il sistema.
Luna capì quello che stava succedendo. Eseguì la procedura di riavvio, ma prima disattivò tutti i sensori. Ormai il riconoscimento automatico non serviva più. L'occhio rosso si spense.
Luna capì quello che stava succedendo. Eseguì la procedura di riavvio, ma prima disattivò tutti i sensori. Ormai il riconoscimento automatico non serviva più. L'occhio rosso si spense.
Luna camminava lasciandosi
dietro qualche goccia di lubrificante. Doveva cercare un centro di
assistenza, come da prassi quando i componenti si guastavano e un
tecnico non era disponibile per il servizio da remoto. Ma il GPS di
bordo non funzionava. Del resto probabilmente nemmeno i satelliti lo
facevano. Con quella coltre di fumo che oscurava il cielo i segnali
non potevano arrivare a terra. Lo scheletro in acciaio vagava alla
ricerca di un riferimento che non sapeva più come trovare. Camminò
per giorni, forse per settimane, spinta dal programma di
autoconservazione. Anche l'orologio interno si disattivò.
In mezzo al fumo rilevò
qualcosa. Una luce accesa. Un'insegna. Era attaccata a una porta di
acciaio ancorata a una costruzione di cemento armato. Bunker numero
14, c'era scritto. Incapace di fare altro, la ginoide sollevò il
braccio integro e iniziò a bussare con forza a quella porta,
insistendo come era stato programmato tanto tempo prima. Accompagnava
quell'azione con una voce metallica, solo lontana parente di quella
delicata che le era stata installata. Sono Luna, assistente FedChat,
continuava a dire. Tutto quel picchiare consumava refrigerante e le
poche ventole rimaste attive non aiutavano gli organi in movimento a
raffreddarsi. Sono Luna, assistente FedChat. Ma da dentro non si
muoveva nulla. Sono Luna, assistente FedChat, ripeté per la
duemilaquattrocentosessantaquattresima volta. Ancora qualche colpo.
Il movimento iniziò a perdere impeto. Sono Luna, assistente FedChat.
Un raggio di sole filtrò tra la coltre di nebbia e illuminò lo
scheletro della ginoide. Sono Luna, assistent. La voce si affievolì
al punto da non essere più udibile. La mano oramai accarezzava la
porta. Sono Luna. Poi il suono di una imponente serratura.
L'occhio rosso si spense.
L'occhio rosso si spense.
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