Iuri legge per voi: Senza sapere come (2025) di Annmaria Fassio
C’è una certa particolarità nello
scrivere gialli da parte delle autrici. Una sorta di intimismo
diverso, che non saprei davvero definire, ma che incontro quasi
sempre quando ho per le mani l’opera di una scrittrice. Senza
Sapere Come conferma la sensazione, proponendo una storia che si
alterna tra tempi diversi, con molti personaggi, in una vastità di
ambientazioni tra le quali spicca una Genova noir molto
caratteristica.
Forse però c’è troppa carne al fuoco in questo romanzo, che si sforza di mettere su pagina una vicenda in cui ogni cosa va al suo posto, ma chiede un po’ troppo a se stesso, tanto che non tutti i tasselli trovano il giusto spazio finendo per perdersi. Il filo che dovrebbe legare tutti i personaggi e lo spazio tempo dentro al quale si muovono è sottilissimo, quasi evanescente e l'elemento che collega tutto arriva quasi per caso, senza che nessuno dei protagonisti sembri davvero essere sulla strada giusta per capirci qualcosa. Lo svelamento dell’intreccio avviene “fuori scena” come semplice concatenazione di eventi e le indagini di Erica Franzoni sembrano secondarie.
Per di più la sovrabbondanza di gente spesso piuttosto laterale rispetto alla trama, confonde nomi e ruoli di chi sta al centro della narrazione.
Il risultato è un libro del quale mi è sfuggito il nucleo, quasi che l’autrice avesse molte cose da raccontare e non sia riuscita a focalizzarsi sulle più importanti. Però forse, ora che ci penso, il titolo dell'opera fa riferimento proprio a questa apparente assenza di coordinazione.
Ad ogni modo sono arrivato in fondo senza eccessivi patemi, anche se sono rimasto un po’ amareggiato da un finale poco soddisfacente (ma qui parliamo di gusti miei, magari a voi piacerà).
Potreste dargli un’occasione, perché dopotutto è abbastanza breve e fin troppo denso per poter stancare durante la lettura. Poi magari mi dite se anche a voi è sembrato che mancasse qualcosa o se sono un lettore troppo distratto.
Rimane in ogni caso interessante seguire l'occhio femminile, sempre capace di mostrare un aspetto del genere che mi piace ogni volta scoprire.
Forse però c’è troppa carne al fuoco in questo romanzo, che si sforza di mettere su pagina una vicenda in cui ogni cosa va al suo posto, ma chiede un po’ troppo a se stesso, tanto che non tutti i tasselli trovano il giusto spazio finendo per perdersi. Il filo che dovrebbe legare tutti i personaggi e lo spazio tempo dentro al quale si muovono è sottilissimo, quasi evanescente e l'elemento che collega tutto arriva quasi per caso, senza che nessuno dei protagonisti sembri davvero essere sulla strada giusta per capirci qualcosa. Lo svelamento dell’intreccio avviene “fuori scena” come semplice concatenazione di eventi e le indagini di Erica Franzoni sembrano secondarie.
Per di più la sovrabbondanza di gente spesso piuttosto laterale rispetto alla trama, confonde nomi e ruoli di chi sta al centro della narrazione.
Il risultato è un libro del quale mi è sfuggito il nucleo, quasi che l’autrice avesse molte cose da raccontare e non sia riuscita a focalizzarsi sulle più importanti. Però forse, ora che ci penso, il titolo dell'opera fa riferimento proprio a questa apparente assenza di coordinazione.
Ad ogni modo sono arrivato in fondo senza eccessivi patemi, anche se sono rimasto un po’ amareggiato da un finale poco soddisfacente (ma qui parliamo di gusti miei, magari a voi piacerà).
Potreste dargli un’occasione, perché dopotutto è abbastanza breve e fin troppo denso per poter stancare durante la lettura. Poi magari mi dite se anche a voi è sembrato che mancasse qualcosa o se sono un lettore troppo distratto.
Rimane in ogni caso interessante seguire l'occhio femminile, sempre capace di mostrare un aspetto del genere che mi piace ogni volta scoprire.

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