Vi racconto una storia: Quattro di sette



Picchiatore inciampò riuscendo a stento a mantenere l'equilibrio. Si chinò. Gli altri gli si fecero intorno. Picchiatore osservò il minuscolo albero che cresceva tra le traversine, tenendone sul palmo una fogliolina: una verdura così piccola da essere invisibile anche durante una notte di luna piena come quella.
Si rimise in piedi e lasciò che il suo sguardo seguisse i binari. Il percorso dell'acciaio compiva una semi curva per perdersi dentro i boschi. - Questa ferrovia è abbandonata- sentenziò.
-Chissenefrega- disse Ladro – Da qualche parte porterà.-
-Vero, da qualche parte andrà- sostenne Assassino.
-Se si fermasse in mezzo a questo cazzo di bosco?- disse Picchiatore
L'ululato che esplose da qualche parte raggelò la comitiva. Subito il silenzio si impadronì di loro e tutti si voltarono verso la direzione dalla quale erano arrivati.
Assassino, Ladro e Esiliato si affrettarono lungo i binari. Picchiatore trasse un sospiro rassegnato e li seguì.
Assassino e Ladro, che guidavano il manipolo di fuggitivi, accelerarono il passo, voltandosi indietro a ogni rumore che proveniva dagli alberi. Il respiro del gruppo dominava il silenzio notturno. Ma Esiliato perdeva terreno e Picchiatore se ne accorse. -Prendiamoci una pausa- propose ansimante. Gli altri due continuarono a procedere. -Almeno rallentiamo, lui non ce la fa.- insistette.
Come risposta ottenne un frusciare tra le foglie, lo spezzarsi di alcuni rami e un ringhio che sembrava vicino. Troppo vicino.
-Ognuno per se oltre le mura. Te lo sei già dimenticato?- gli disse Ladro, ancora fresco a giudicare dalla sicurezza della sua voce.
-Ora siamo qui e siamo insieme, porca troia. Le cose sono cambiate mi sembra- Nulla, Ladro tacque e con lui Assassino, che del resto non parlava mai se non, talvolta, per ripetere quello che diceva il suo vecchio compagno di cella.
I due aumentarono ancora la velocità e Esiliato si staccò ulteriormente. Picchiatore si girò e lo vide voltarsi indietro. Poi incrociò i suoi occhi sgranati nella penombra.
-Sentite, siamo sempre in quattro no? Quattro contro uno. Possiamo affrontarlo dico io.- azzardò Picchiatore. Fu di nuovo Ladro a rispondere- Hai visto cosa ha fatto dentro la prigione. Quello non è un rottame con la testa pelata, eroe del cazzo. Quello è un mostro. E io non ho nessuna voglia di affrontarlo.-
Picchiatore chiuse gli occhi e si fermò. Quando sentì il respiro pesante di Esiliato e si accorse di essere stato raggiunto, li riaprì e si mise in marcia accanto a lui.
-Non dovevi aspettarmi.- Gli disse Esiliato e Picchiatore quasi non lo udì. -Taci- gli rispose- non sprecare energie.- Così tacquero.
Ladro e Assassino scomparvero dietro la curva, inghiottiti dalla foresta.
La galleria si materializzò all'improvviso, assieme alla collina che l'accoglieva, nascosta alla vista dall'alta vegetazione e dalle ombre della notte. Si poteva udire l'eco dei passi dei due battistrada, intrufolatisi senza esitazioni dentro il buco. Picchiatore fece per seguirli e già sentiva l'aria fredda e umida, pregna di grasso e olio bruciato, che usciva dal traforo. Ma Esiliato accanto a lui si blocco, si chinò in avanti e mise le mani sulle ginocchia. -Io. Li. Non. Ci. Entro.- disse.
Picchiatore, con un piede già oltre la soglia, lo guardò con gli occhi spalancati. -Vai pure se vuoi- gli disse Esiliato. Dall'interno della galleria giunse l'eco di un'imprecazione. Forse uno degli altri due era inciampato nel buio.
Ma fu quando udì il ringhio che Picchiatore capì di dover decidere in fretta. Era vicino. Sembrava quasi che il mostro stesse giocando girando loro intorno.
Picchiatore prese per il braccio Esiliato e lo trasse a se. Invece di addentrarsi nella galleria, si lanciò giù per il pendio che fiancheggiava la collina. Veloci, incuranti delle radici che tentavano di sgambettarli e dei rami che li schiaffeggiavano i due percorsero la discesa aiutati dalla pendenza dolce.
Si inoltrarono nel bosco, accompagnati dal fiatone dello sforzo e dai fruscii degli alberi sconvolti dal loro passaggio. Poi, alcuni metri sopra di loro, un suono animale brutale, proveniente da una belva immonda, sommerse ogni cosa amplificato da un'eco raggelante. Forse, dentro quello stesso ruggito, anche delle urla. Umane, terrorizzate, disperate.
I due si fermarono senza quasi rendersene conto e con le teste puntate verso la galleria rimasero immobili con le bocche spalancate.
-Li ha trovati- disse Esiliato. Che poi iniziò a ridere.
Rise anche Picchiatore, pur senza capire bene perché. Quel sollievo proprio non avrebbe voluto provarlo. - Ma ha scelto loro- disse -quel figlio di troia ha scelto loro-.
I due avanzarono di qualche passo, ancora sorridenti. Trovarono un bell'affioramento roccioso e ci si sedettero sopra. Senza accordarsi. Lo fecero e basta.
Esiliato si rannicchiò e posò la testa sulle ginocchia. Chiedendosi come facesse, Picchiatore si accorse che dormiva oscillando lievemente. Picchiatore sorrise. Dopotutto quel tizio era l'unico tra loro che non meritava di stare li. Mentre Picchiatore stesso aveva qualcosa da farsi perdonare, un errore veniale, ma pagato carissimo e che, sicuramente, non avrebbe più ripetuto. Basta alcol per lui.
Forse in fondo quella cosa non era davvero un mostro, ma un'entità positiva, capace di discernere tra chi era ormai perduto che chi meritava una nuova occasione.
Non si rese conto che i suoi pensieri stavano scivolando dentro i sogni. Anche Picchiatore, esausto da tutto ciò che era accaduto quella notte, si abbandonò al sonno.
Ma poi qualcosa si mosse tra le foglie. Il profumo fresco dell'aria portò con se un fetore marcio, vomitevole. Picchiatore tornò vigile e sentì, ne fu certo, lo sfiato della belva.
Immediatamente strattonò Esiliato, che forse era sveglio pure lui. Lo prese per un braccio e si lanciò giù per quel che restava della discesa.
Corse forte. Sentiva solo il battito del cuore che gli rimbombava nelle orecchie. Le gambe andavano da sole, cieche e sorde a qualunque cosa. Non sentì il grido della belva, né le urla del suo compagno di fuga. Ci fu solo paura. Viaggiò a tutta velocità, sperando di uscire da quel bosco e di arrivare da qualche parte.
Finché dal bosco uscì veramente e si trovò nel mezzo di un prato che luccicava di rugiada. Si fermò. Il fiatone lo sconquassava. Quando riuscì a calmarsi si accorse che Esiliato non era più con lui. Udì l'ululato, ma questa volta sembrava lontano, in mezzo ai boschi che lo sovrastavano.
Forse la belva per quella notte si sentiva sazia.
Fu con quel pensiero che Picchiatore proseguì il suo viaggio lungo la sponda di un torrente che trovò poco più avanti.

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