Vi racconto una storia: Cinque di sette



L'aliena fluttuava leggera in una nuvola zucchero filato. Percepiva distintamente il calore umido dell'alito che le scaldava la nuca, sentiva il respiro catarroso dell'uomo che la spingeva con le mani pesanti sulle spalle, così come avvertiva il tiepido legno delle scale sulle piante del piedi e i lamenti di assestamento che la materia mandava sotto il pesante corpo del suo accompagnatore. Solo che le mancava la voglia di reagire agli stimoli, come se si vedesse attraverso uno schermo.
Ad un certo punto i piedi nudi della ragazza vennero accolti dalla folta moquette disposta sul pavimento di una grande stanza. La poca luce bianca proveniva da fuori, attraverso piccole finestre poste vicino al soffitto. Il vento fischiava dagli spifferi e muoveva gli alberi, le ombre dei rami si intrufolavano come spettri agitati, andando a depositarsi sulle pareti, sul tavolo da biliardo, sul mobilio che si intravvedeva appena.
L'aliena sentì le grosse mani spingerla con più energia e si rese conto di essersi fermata, sorpresa dal calore di quel pelo accogliente.
Le sembrò un posto strano. Tra i giochi di luce e ombra le parve di guardare un locale antico, quasi sospeso nel tempo. L'odore che permeava tutto quanto, poi, sapeva di vecchio, come se l'aria fosse impregnata da una muffa eterna e persistente, capace persino di farle dimenticare la puzza di aglio semi digerito che appestava l'alito del suo accompagnatore.
In fondo alla sala si mosse qualcosa e per la prima volta da chissà quanto tempo, l'aliena ebbe un lieve sussulto. Una figura corvina attendeva lei e l'uomo, muovendo un corpo che pareva liquido.
Buona, le disse la voce dell'uomo. La paura iniziò a salirle dal petto inducendola a rallentare. Ma l'accompagnatore non fu per nulla d'accordo con la sua decisione. La ragazza percepì il corpo grasso di lui appoggiarsi interamente contro la sua schiena appena velata dall'abito che indossava.
Continuò a muoversi, impossibilitata a fare altro, mentre la nuvola di zucchero si diradava rapidamente. Gli artigli ombrosi graffiavano la figura sul fondo della sala, facendo luccicare la pelle liquefatta della creatura. L'odore di muffa, misto a quello dell'aglio iniziarono a nauseare l'aliena, la quale perse anche le forze per resistere alla spinta.
Avanzarono e la paura un poco si attenuò quando si rese conto che lo strano essere in realtà era una donna avvolta in un lungo mantello di raso nero intenta in una danza sinuosa. Quando il mantello si apriva lasciava scoperto un corpo femminile nudo, imbiancato dalla luce lattea che proveniva da fuori e squarciato dagli artigli di ombra che gli alberi le gettavano addosso. La donna, con il viso parzialmente coperto da una maschera, osservava l'aliena. La ragazza si sentì una bambina sotto quello sguardo e non poté fare a meno di ammirare i lunghi capelli ricci di quella creatura, che parevano brillare con la stessa intensità del raso che la avvolgeva.
Per un attimo dimenticò tutto. La stanza fuori dal tempo piena di muffa, l'erezione dell'uomo, la paura. Ci furono solo gli occhi di quella figura nera come il petrolio e bianca come la neve, sensuale e severa, bella come il diavolo.
Poi però la donna si spostò lasciando spazio a una porta di un rosso che lì dentro, con quella poca luce, pareva impossibile. La donna mosse il mantello che brillò nella penombra. Sotto di esso il braccio di lei indicò ai due quell'ingresso piccolo e anomalo invitandoli ad entrare. Fu in quel momento che un lieve cigolio accompagnò l'apertura insopportabilmente lenta della porta rossa.
L'aliena strinse le palpebre per adattarsi alla luce che proveniva dall'interno della nuova stanza. Ma quando scoprì ciò che la porta rossa nascondeva il panico la colse di sorpresa. Improvvisamente il cuore iniziò a picchiarle il petto. Il sudore le sgorgò dai pori della pelle. Un urlo tentò di risalirle dalle viscere per esploderle in gola.
Provò a divincolarsi e quelle mani enormi le strinsero ancora di più le spalle. Forse il suo accompagnatore disse qualcosa, ma lei non sentì, travolta dal terrore di ciò che aveva visto e finalmente conscia di quello che la aspettava.
Credette di riuscire a liberarsi, quando frusciò il raso. Una mano piccola e bianca uscì dal mantello, stringendo qualcosa dalla punta acuta e luccicante. La presa dell'uomo si fece più forte. Un pizzico, rapido quasi indolore.
A quel punto la nuvola di zucchero filato si materializzò di nuovo e l'aliena ricominciò a fluttuarci dentro, calmandosi all'istante.

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