Lo spettatore #309- Tornare bambini: Yattaman (2011)

Anche io, come tanti bambini della mia generazione, son venuto su a cartoni animati giapponesi. Tuttavia, a differenza di molti altri, non mi sono fatto trascinare dal soft power nipponico evitando di appassionarmi a qualunque cosa provenisse dal Sol Levante. Per me si trattava di mero intrattenimento, divertente perché i bambini quando vedono tanti colori vanno fuori di melone, ma intrattenimento. Oddio, magari all’epoca ci tenevo a quegli eroi, cosa volete che mi ricordi? Oggi come oggi, però, non hanno più alcun significato.
Eppure son finito a guardare:
Yattaman poi è uno di quei prodotti i cui ricordi nella mia testa sono più confusi e si mischiano a Muteking e chissà quanti altri prodotti con i combattenti colorati. Ho una vaga eco della sigla to’, ma non mi spingo oltre.
Il film di Takashi Miike mi ha aiutato a contestualizzare, anche se chiaramente l’unico breve brivido nostalgico mi si è acceso quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Miss Dronio, il vero motivo per il quale un maschietto degli anni ottanta guardava questo cartone animato. Ma forse non solo i maschietti.
Bella come una visione, la Doronjo di Kyōko Fukada ha un viso fin troppo dolce per il personaggio, ma comunque Miike sa come utilizzarla e ne fa il centro di gravità di tutto il prodotto. Esattamente come fecero gli autori dell’anime tanti anni fa.

Dopo di che, come detto, non ricordo molto altro dell’opera animata, quindi non so se certe scelte siano figlie della trasposizione oppure invenzioni dello sceneggiatore Masashi Sogo (che per quanto ne so potrebbe anche essere l’autore dei cartoni animati. Io e il Giappone siamo mondi distanti). Di sicuro lo spirito folle è perfettamente assimilabile all’animazione giapponese dell’epoca, nella quale le storie erano sempre piene di cose, l’umorismo slapstick dominava la scena e i personaggi erano tutti fuori di testa. Miike e i suoi in questo senso rispettano l’atmosfera scanzonata e psichedelica (ma anche velatamente erotica) di questa impostazione, giocando con gli equivoci come facevano i loro predecessori. Ne viene fuori un cartone animato in live action, un prodotto pazzo e inarrestabile che a tratti funziona bene mentre in altri mi ha annoiato un po’, ma che nel complesso direi passabile di una buona serata.

Tuttavia mi rimane un dubbio sulle scelte di sceneggiatura che forse voi, miei amati followers (ormai sono un uomo della rete), potreste risolvere.
Capitava anche nel cartone animato che i due fidanzatini Yattaman venissero inesorabilmente sconfitti? Come nei miei vaghi ricordi anche qui il Trio Dombo finisce per tornare a casa sempre dopo un’esplosione che li annerisce e li spettina, del resto era una caratteristica iconica della serie, con tanto di punizione finale mentre rientrano in tandem. Però caspita, in realtà loro le battaglie le avrebbero vinte tutte e se non fossero stati così goffi da distruggersi da soli, per quegli altri due non ci sarebbe stata speranza.
Così, una nota curiosa per chiudere il post senza un vero consiglio finale. Del resto se siete appassionati di cultura nipponica di sicuro Yattaman lo avrete già visto, così come se siete cultori di Takashi Miike. Se non siete ne gli uni ne gli altri non so quanto potrebbe interessarvi un film del genere. Quindi ciao.





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