Lo spettatore #307- La macchina ribelle: Companion (2025)
Quando un film funziona ci si può trovare dentro un po’ quello che si vuole. Ho letto molte interpretazioni riguardo Companion e ogni volta è come se mi fosse stato tolto un pezzo di voglia di vederlo.
Ci sta tutto del resto, dal
ribaltamento del tema espresso da Ira Levin con la sua Donna Perfetta
al concetto di emancipazione femminile, dalle relazioni tossiche al
complesso rapporto che coltiviamo con l’intelligenza artificiale,
dalla responsabilità personale in un delitto al ruolo della società
nel plasmare atti e coscienze. Sono tutte letture valide che con più
o meno sforzo possono essere applicate alla pellicola di Drew Hancock
senza timore di lasciarsi sfuggire il punto.
Tuttavia Companion non è un’opera teorica e parlare solo di queste cose rischia di lasciare da parte il fatto che si tratta soprattutto di un film divertente.
Tuttavia Companion non è un’opera teorica e parlare solo di queste cose rischia di lasciare da parte il fatto che si tratta soprattutto di un film divertente.
Si perché Companion è la storia di un
inseguimento, di un robot in fuga anche dalla sua innocenza
algoritmica, che vuole vivere anche se non è vivo e che è disposto
a tutto pur di ottenere la libertà (o almeno è disposto a fare ciò
che il suo codice gli consente di fare).
C’è un buon ritmo, che in un lavoro del genere è fondamentale, c’è un nucleo di attori abbastanza capaci che esercitano bene la funzione di corredo a una Sophie Tatcher che divora ogni inquadratura e c’è pure Jack Quaid nell’ennesimo ruolo da maschio irrisolto (questo termine sta raggiungendo resilienza nella classifica di parole che detesto) con un’anima oscura che probabilmente nemmeno lui sa di possedere.
C’è un buon ritmo, che in un lavoro del genere è fondamentale, c’è un nucleo di attori abbastanza capaci che esercitano bene la funzione di corredo a una Sophie Tatcher che divora ogni inquadratura e c’è pure Jack Quaid nell’ennesimo ruolo da maschio irrisolto (questo termine sta raggiungendo resilienza nella classifica di parole che detesto) con un’anima oscura che probabilmente nemmeno lui sa di possedere.
C’è crudeltà nel piano ideato da
questi due, non fosse altro perché prevede un delitto. Eppure è
messo in piedi ai danni di una donna che, per quanto dolce e carina,
non esiste nel senso classico del termine. E allora ok, possiamo
lasciarci andare a mille speculazioni sul concetto di coscienza di sè
e tutto quello che si vuole, ma il film è riuscito a ottenere da me
innanzitutto una battaglia interiore. Da un lato mi dispiaceva per la
povera Iris, vittima della sua stessa ingenuità, ma dall’altro mi
chiedevo anche che cazzo mi crucciarsi a fare dato che
quell'ingenuità le è stata innestata da un algoritmo e lei è
sostanzialmente un pezzo di plastica.
La sua lotta per sopravvivere nel bosco è anche quella per emanciparsi come una novella Pinocchio alle prese con una sanguinaria fata Turchina.
La sua lotta per sopravvivere nel bosco è anche quella per emanciparsi come una novella Pinocchio alle prese con una sanguinaria fata Turchina.
Il film si
concentra sui due protagonisti della vicenda che da un inizio nel
quale paiono una semplice giovane coppia di innamorati che si erdono
l’uno dentro l’altra, finiscono per trasformarsi in rivali
assassini con lo scopo di eliminarsi a vicenda. Per motivi diversi
certo, ma con lo stesso sadico piacere (che dopotutto, insieme
all'acquisita capacità di mentire, rende Iris davvero umana).
È una pellicola cattiva, indubbiamente, ma anche costruita bene, che sa divertire e intrattiene sempre dando l’illusione che possa finire in qualsiasi modo. Questo conta più di ogni altro aspetto perché Hancock è soprattutto intenzionato a raccontare una storia e solo attraverso questa butta sul tavolo gli argomenti che poi si possono discutere.
È una pellicola cattiva, indubbiamente, ma anche costruita bene, che sa divertire e intrattiene sempre dando l’illusione che possa finire in qualsiasi modo. Questo conta più di ogni altro aspetto perché Hancock è soprattutto intenzionato a raccontare una storia e solo attraverso questa butta sul tavolo gli argomenti che poi si possono discutere.
Quindi si, Companion è un film da
vedere per tutti i motivi che ho messo in apertura, ma soprattutto
perché funziona bene e si mangia il tempo. Tutto il resto viene dopo
e vi stuzzicherà in base alla vostra sensibilità. O forse nemmeno
lo farà, ma intanto vi sarete divertiti.
Bene così.
Bene così.





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