Lo spettatore #296- Chi sei tu che balli alla finestra?: Omicidio a luci rosse (Body Double, 1984)
Per uno che di mestiere fa il regista ed è abituato a osservare il mondo attraverso la lente dell’obbiettivo, lo sguardo assume un’importanza fondamentale. Alcuni poi ne fanno una vera ossessione e ho l’impressione che Brian De Palma sia proprio uno di questi.
Si sa, il grande maestro di De Palma è
stato Hitchcock uno che allo sguardo attribuiva un ruolo
predominante, facendo talvolta della telecamera un vero personaggio,
magari silenzioso ma ben presente nella vita dei suoi racconti.
Qui il citazionismo visivo e narrativo verso Hitch lo si trova in dosi abbondanti, dall’idea del telescopio puntato sulla casa di fronte, al gioco della telecamera che avvolge il movimento dei personaggi, fino all’effetto Vertigo utilizzato per enfatizzare un disturbo ossessivo del protagonista. Poi De Palma ci aggiunge una componente di elegante erotismo, che quando hai la possibilità di schierare creature come Melanie Griffith e Deborah Shelton è sempre un valore aggiunto.
Chiaro, se leggendo il tiolo italiano pregustate una visione scollacciata siete fuori strada, perché Body Double è un noir piuttosto classico, come nello stile del regista. Conturbante, certo, ma classico. Non esibisce le grazie per il semplice gusto di farlo ma solamente perché è attraverso quelle che si snoda la trama che lui e il co-sceneggiatore Robert J Avrech vogliono raccontarci.
Qui il citazionismo visivo e narrativo verso Hitch lo si trova in dosi abbondanti, dall’idea del telescopio puntato sulla casa di fronte, al gioco della telecamera che avvolge il movimento dei personaggi, fino all’effetto Vertigo utilizzato per enfatizzare un disturbo ossessivo del protagonista. Poi De Palma ci aggiunge una componente di elegante erotismo, che quando hai la possibilità di schierare creature come Melanie Griffith e Deborah Shelton è sempre un valore aggiunto.
Chiaro, se leggendo il tiolo italiano pregustate una visione scollacciata siete fuori strada, perché Body Double è un noir piuttosto classico, come nello stile del regista. Conturbante, certo, ma classico. Non esibisce le grazie per il semplice gusto di farlo ma solamente perché è attraverso quelle che si snoda la trama che lui e il co-sceneggiatore Robert J Avrech vogliono raccontarci.
Certo, ancora una volta potremmo
discutere sulla quantità di coincidenze forzate che vengono inserite
nella storia per permetterle di andare avanti. Come spesso succede
per chi ha a cuore lo sguardo, però, la verità viene trasmessa
attraverso il senso della vista, mentre tutto il resto è messo lì
al solo scopo di depistare, distrarre, tenere lontani dal centro del
progetto.
La donna che si esibisce nello spettacolo nella casa della vicina è sempre Melanie Griffith, perché gli unici che non ci mentono sono gli occhi, casomai è il cervello a confondersi a causa della struttura artificiale costruita dalla sceneggiatura. Eppure è sufficiente guardare e tutte le risposte sono già in bella evidenza.
Basterebbe prestare attenzione alla camminata del marito di Gloria e dell’indiano per capire chi è il colpevole, oppure notare quanto un certo personaggio sembri trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto. Occorre osservare, appunto.
La donna che si esibisce nello spettacolo nella casa della vicina è sempre Melanie Griffith, perché gli unici che non ci mentono sono gli occhi, casomai è il cervello a confondersi a causa della struttura artificiale costruita dalla sceneggiatura. Eppure è sufficiente guardare e tutte le risposte sono già in bella evidenza.
Basterebbe prestare attenzione alla camminata del marito di Gloria e dell’indiano per capire chi è il colpevole, oppure notare quanto un certo personaggio sembri trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto. Occorre osservare, appunto.
Non starò a fare il fenomeno, io di
Melanie Griffith mi sono accorto solo quando De Palma ha voluto
mostrarmela (grazie Brian), anche se forse il mistero sono riuscito a
risolverlo guardando dalla finestra il marito di Gloria e quello
strano figuro che qui chiamano l’Indiano.
Il punto è che la sconnessione tra il fascino della cinepresa e le forzature della sceneggiatura a volte stride un po’ troppo. La scena di passione tra Gloria e Jake cade sul film come un sacco, tanto da sembrare un’allucinazione, così come il modo che ha il protagonista di scoprire le abilità di Lady Body è un filo tirato per i capelli.
Tutte scelte frettolose dentro una storia che invece se la prende comoda (a volte anche troppo) per gestire il suo flusso.
Il punto è che la sconnessione tra il fascino della cinepresa e le forzature della sceneggiatura a volte stride un po’ troppo. La scena di passione tra Gloria e Jake cade sul film come un sacco, tanto da sembrare un’allucinazione, così come il modo che ha il protagonista di scoprire le abilità di Lady Body è un filo tirato per i capelli.
Tutte scelte frettolose dentro una storia che invece se la prende comoda (a volte anche troppo) per gestire il suo flusso.
Omicidio A Luci Rosse è un film che
conserva un’innegabile dose di fascino, in buona parte portato in
scena da Melanie Griffith e dall’uso che il regista ne fa, dallo
stile mutuato dai lavori di Hitch e dal sentore noir hard boiled che
da sempre sa scavare nel torbido, non solo con l'erotismo, ma
soprattutto attraverso i lati oscuri e le perversioni, a volte
innocenti altre no.
Di sicuro lascia dietro di sé un’impronta più profonda di quanto non sembri durante la visione e questo è un merito innegabile.
Ciao.
Di sicuro lascia dietro di sé un’impronta più profonda di quanto non sembri durante la visione e questo è un merito innegabile.
Ciao.




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