Lo spettatore #290- E poi divennero legione: Iron Man (2008)

Immagino che nella Marvel degli anni zero si mangiassero le mani, perché se è vero che la cessione dei diritti cinematografici di alcuni dei loro omini colorati fu necessaria per tenere la testa fuori dall’acqua, il successo planetario che altri avevano raccolto grazie ai loro personaggi doveva pesare parecchio. Quindi che fare, quando sai che il cinema è pronto ad accogliere di nuovo tizi in tutina e tu ti sei già giocato quello più famoso della rosa e la squadra che ti poteva permettere di fantasticare su temi come diversità e accettazione?
Semplice, te ne trovi un altro (tanto ne hai gli scaffali pieni) e gli affidi il compito di posare il primo mattone di un edificio mastodontico mentre ti sfreghi le mani al pensiero dei lauti guadagni in arrivo.
Iron Man doveva funzionare a tutti i costi, questa è l’impressione che ne ho ricavato io. Oggi, dopo quasi vent’anni di gente che vola in giro per lo schermo, può sembrare scontato ma all’epoca non lo era, perché se è vero che i primi due capitoli di Spiderman avevano aperto la strada e che la saga degli X-Men era riuscita a conquistarsi uno spazio nelle sale, prendere un superumano Marvel e schiaffarlo al cinema non era ancora sinonimo di incasso certo. Chiedere di Hulk, per una conferma.
Quindi alla casa delle (poche) idee si son messi di buona lena per costruire la sceneggiatura più semplice possibile, che fosse ciò che gli appassionati dei fumetti potevano aspettarsi, ma che riuscisse a coinvolgere anche il pubblico generalista, per poi lasciare agli effetti speciali il compito di procurare esaltazione. A giudicare dai decenni successivi direi che il piano ha avuto successo.
Con il passare del tempo ho spesso avvertito da parte degli appassionati una sorta di nostalgia per Iron Man, un prodotto che molti associano a un periodo nel quale la Marvel era interessata a produrre bei film prima che ad alimentare l’assurdo multiverso che ha messo in piedi, forse perché ancora libera dalle catene del Ratto.
Ecco, secondo me questo è il classico ricordo deformato dal fatto che a quel tempo eravamo tutti più giovani e, forse, non ancora assuefatti a uno stile di narrazione che negli anni sarebbe diventato prevedibile.
Guardare per la prima volta Iron Man nel 2025 vuol dire rinunciare a tutte le sorprese che la sua trama prepara e non perché si sa cosa succede dopo e non si prova apprensione per il protagonista (questo sarebbe successo comunque), piuttosto avviene perché la storia è così elementare che si intuisce da subito chi sarà il vero rivale di Tony Stark nel suo percorso verso la redenzione ed è evidente il rapporto che si va instaurando tra il magnate e l’assistente. In buona sostanza, è facile leggere i passaggi attraverso i quali la vicenda si struttura per arrivare al combattimento finale.
Questo non è necessariamente un male, basta solo sapere a quale clientela il prodotto è rivolto. Succedeva la stessa cosa con il primo Star Wars, tanto per fare un nome a caso. Jon Favreau doveva portare il film a casa e aveva come unico scopo quello di ottenere un buon risultato, così da avviare la macchina mangiasoldi conosciuta come MCU nel modo più efficace possibile. Persino la durata apparteneva a questa filosofia.
Certo le due ore potevano essere ridotte asciugando il noioso combattimento finale, ma comunque non rappresentano quel sequestro di persona che diventeranno alcuni dei film successivi, che magari raccontano le stesse cose allo stesso modo, solo con molte più scene da lasciare sul pavimento della sala di montaggio ancora attaccate alla pellicola.
Iron Man è un’opera che non vuole sbagliare. Fa il suo, se ne frega se è prevedibile perché l’importante è che sia divertente. Non disegna personaggi memorabili, ma sceglie degli attori carismatici a portarli in giro per lo schermo. Osa con gli effetti computerizzati, ma ne centellina l’utilizzo di modo che l’apparizione dell’eroe in tenuta da combattimento possa sempre essere qualcosa di speciale. Soprattutto intrattiene con le battute e l’azione così da lasciare un impressione piacevole allo spettatore al punto che, dovessero mai davvero dar seguito alla scena dopo i titoli di coda, questi potrebbe anche interessarsi a guardare come procede l’avventura.
Iron man fa quello che il primo film di un’ipotetica saga deve fare: non sbaglia. Non è grande cinema come alcuni, forse esaltati dal vedere uno dei propri eroi prendere vita sullo schermo, negli anni hanno sostenuto. Ma è abbastanza divertente da garantirsi una successione.
La storia insegna che i produttori si son fatti prendere un po’ troppo la mano da questo meccanismo, ma di ciò Iron Man non ha alcuna colpa.




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